PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_04_2017

«Il Palagiustizia al Libertà è la nostra vita» _ Il quartiere: no al trasloco

Tre vani, bagno e cucina. Ai più fortunati, anche il balcone. Non una stanza ma un intero appartamento spetta a ciascun dipendente comunale. Non sappiamo se quelli che sanno a far di conto a Palazzo di Città se ne siano accorti, ma andrebbe proprio così con il trasferimento di ripartizioni e gli assessorati nel Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola, quando i tribunali e le procure dovessero andare altrove, per esempio nell’area delle casermette, a San Pasquale.

Una stravagante ipotesi? Siccome l’idea del trasloco circola da tempo e il sindaco Decaro la propone anche quale «compensazione» al disastrato quartiere Libertà, c’è chi si è preso la briga di fare due calcoli, con una certa competenza amministrativa. È l’ingegner Raffaele Coniglio, un tempo a capo della ripartizione industriale del Comune di Bari, che si è procurato un elenco dettagliato del personale. Nel 2005 i dipendenti erano 2047 e diminuiscono, col passare del tempo. Ma non stanno tutti dietro una scrivania o a uno sportello. I giardinieri lavorano nei giardini, i necrofori nei cimiteri, le maestre negli asili e nelle scuole dell’infanzia, i vigili urbani (che da soli sono un quarto del totale) stanno per strada. In breve, sottraendo tutti gli impiegati in questi servizi e tutti quelli che lavorano nei municipi e quelli che vanno in pensione senza essere sostituiti, restano all’incirca 400 dipendenti nelle ripartizioni e nella sede centrale. E siccome il palazzo di Giustizia di piazza De Nicola è grande 35mila metri quadri, ad ogni impiegato ne spettano più di 80. Un appartamento, appunto.

Raffaele Coniglio ha illustrato questi semplici calcoli lunedì sera al «Laboratorio d’arte politica», dove l’associazione «Convochiamoci per Bari»  ha avviato una discussione sul tema della edilizia giudiziaria, dalla prospettiva del quartiere Libertà che sarebbe assai danneggiato – e in modo irreversibile – se perdesse la presenza dei tribunali e delle procure. È stata l’occasione per fare il punto sul tramonto della ipotesi di una Cittadella delle giustizia di proprietà privata da realizzare su suolo privato e per giunta agricolo. Un progetto definitivamente affossato dalla Corte di giustizia europea di Lussemburgo perché in violazione dei principi fondamentali di trasparenza e di libera concorrenza negli appalti pubblici. Un progetto che tuttavia ha bloccato la città per almeno sedici anni, con la perdita – ha ricordato l’avvocato Gianni Di Cagno – di 80 milioni di euro di finanziamento statale, che sarebbero stati sufficienti per costruire il secondo palazzo di giustizia in corso della Carboneria. Un edificio per il quale il Comune, nel frattempo, è stato condannato a pagare ai progettisti parcelle per altri cinque milioni di euro.

Perché il Comune ha lasciato quel progetto (esecutivo!) in fondo a un cassetto e si è incamminato sulla strada delle caserme dismesse? Perché la giunta Decaro non tiene in alcun conto la delibera di giunta comunale n. 1207 del 2008? Con quella delibera la giunta Emiliano prese atto dei risultati dell’indagine svolta nel 2003 da una commissione di valutazione, con la quale i tecnici di Comune Provincia e Regione  determinarono che – di tutte le otto proposte in campo – la soluzione più vantaggiosa dal punto di vista urbanistico e sociale consiste in un Polo della giustizia radicato nel quartiere Libertà e imperniato sul palazzo di piazza De Nicola e sul progetto di corso della Carboneria, un sistema che permetterebbe il riuso di altri edifici ormai vuoti, presenti nel quartiere. L’architetto Cucciola ha sottolineato lunedì sera come l’Asse Nord Sud con il suo ponte assicurano oggi una accessibilità che certo non garantisce l’ipotesi delle casermette.

Ma qualcuno ha il sospetto che il «trasloco» sia già iniziato. L’annunciato trasferimento della sezione lavoro del tribunale civile a Modugno non sarà forse – si chiede Gianni Di Cagno – il primo atto della progressiva dismissione del palazzo di piazza De Nicola, «uno dei più belli d’Italia»? La giustizia a Libertà non è una faccenda che interessi solo avvocati e magistrati. All’incontro in via Garruba, lunedì, c’era fra molti cittadini anche un negoziante, Enzo Angarano, portavoce del Comitato dei commercianti di via Manzoni: «Il tribunale per noi è importante – ha detto – perché lo sentiamo parte della nostra vita, parte di un quartiere spesso tradito e offeso da chi pensa che la soluzione siano i ristoranti etnici. E allora le vetrine dei nostri negozi sono a disposizione di una campagna per mantenere la giustizia al Libertà».

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

Annunci

Pubblicato il 05|04|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: