PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_03_2017

scuola per l’area Falck, Sesto San Giovanni | RPBW

Una scuola salverà S. Anna dal disastro? _ Inarch: concorso scandaloso

Uno scandalo nello scandalo. La esclusione di Bari dal concorso di idee internazionale per le scuole innovative, poche ore prima della scadenza dei termini per la presentazione dei progetti, è «scandalosa», dice Francesco Orofino, vicepresidente dell’Istituto nazionale di architettura. Quella di Bari avrebbe dovuto essere la 52ma scuola del futuro, secondo il modello delineato da Renzo Piano. Ma non è detto che le altre 51 si realizzino, perché il concorso è… scomparso.

L’In/arch ha chiesto – invano – notizie al ministero dell’Istruzione che ha bandito la gara.  «Nel settembre 2016 Il Miur – scrive al ministro Fedeli il presidente nazionale Adolfo Guzzini  – ha comunicato che la prima riunione della giuria si sarebbe svolta l’8 novembre 2016. Il 7 novembre sul sito ufficiale del concorso viene pubblicata una comunicazione con la quale si informa che la prima riunione della giuria è rinviata a data da destinarsi!». Come se non bastasse la stranezza di un rinvio al buio, passano inutilmente quattro mesi. «Non sappiamo se la giuria è stata nominata, da chi è composta, quando si prevede la proclamazione dei vincitori – protesta Guzzini -. Quanto ancora si dovrà aspettare, considerando che la commissione giudicatrice, che non ha ancora cominciato a lavorare, dovrà esaminare e giudicare ben 1.238 progetti? Perché non si rispettano le prescrizioni del Bando di Concorso, che rappresenta a tutti gli effetti un contratto tra l’ente promotore ed i partecipanti?». La promessa di tenere la prima riunione della commissione giudicatrice in forma aperta e addirittura in diretta streaming appare quanto meno beffarda nei confronti di quei cinque o seimila architetti e ingegneri che hanno lavorato ai progetti.

Perché in Europa le opere pubbliche, anche quelle più piccole, si realizzano attraverso lo strumento dei concorsi mentre in Italia, quando si fa una gara di progettazione è altamente probabile che finisca male, se finisce?  Come diceva il saggio cinese: è dalla testa che inizia a puzzare il pesce. Il marcio sta nei bandi di concorso che il più delle volte sembrano fatti su misura per la conservazione del potere degli apparati burocratici e istituzionali. Il caso del concorso per il lungomare di Bari vecchia – la cui scadenza è stata prorogata alla fine di questo mese in seguito alle proteste – è esemplare. Comune e Ordine degli architetti si rimpallano a colpi di lettere protocollate la responsabilità di aver scritto un bando quanto meno contradditorio, dal momento che non si può sapere se sia un concorso di idee o di progettazione. E anche in questo caso, come per le scuole innovative, la giuria sarà nominata dopo la consegna degli elaborati, con il rischio di incorrere involontariamente in un conflitto di interessi e consegnare il verdetto finale ai giudici del Tar.

Della sorte del concorso per le scuole innovative «scippato» a Bari pare invece che al Comune non importi granché. Eppure è una occasione preziosa per mettere mano sul serio alla disastrosa faccenda del quartiere di Sant’Anna. Infatti l’area scelta è proprio quella della nuova periferia in costruzione al margine estremo di Japigia. Qui è stato individuato un lotto, a cavallo dei comparti  2 e 3, in cui insediare gli edifici scolastici. Il tema è interessante. Si tratta di capire in che modo un servizio per la residenza di primaria importanza come la scuola può raddrizzare un disegno urbanistico vecchio e inadeguato. Si tratta di misurarsi con una tipologia – la scuola  –  entrata in crisi dopo il fallimento del modello chiuso del campus: pensiamo al polivalente di Japigia. Si tratta di ragionare sulle possibilità di integrazione non solo funzionale, ma anche spaziale tra attività educative, sportive e culturali e i tempi e i modi della residenza.

Da questo punto di vista, il progetto di Renzo Piano e di Rpbw per Sesto San Giovanni, che è diventato il prototipo della scuola innovativa, esplicitamente assunto come tale dal bando del ministero, è una formidabile base su cui lavorare. E se il concorso del Miur è stato ibernato per inconoscibili motivi, il Comune di Bari potrebbe darsi una mossa. In fondo, l’urbanistica non si riduce tutta a crediti urbanistici,  lottizzazioni impossibili e rendita fondiaria.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

Pubblicato il 08|03|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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