PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_01_2017

 

Lungomare, il progetto di Inarch e Ance sul sito web del comune di Bari

Lungomare, il progetto di Inarch e Ance sul sito web del comune di Bari

Grossi ingegneri a Bari vecchia contro giovani architetti _ Lungomare, prorogato il concorso

Prorogati fino al 30 marzo i termini per partecipare al concorso per il lungomare orientale di Bari vecchia. Eravamo certi che l’amministrazione comunale avrebbe dissipato facilmente il sospetto che il bando di gara fosse stato confezionato su misura per qualche concorrente già informato. E infatti subito dopo la pubblicazione, mercoledì scorso, della rubrica Piazza Grande che registrava proteste e malumori, sono stati aggiunti altri giorni utili per «allargare la partecipazione», ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso ed ha ripetuto il sindaco Decaro alla affollata platea dell’Urban center, dove venerdì scorso si teneva un seminario a conclusione della nostra «Sea and the City». In quella occasione si è scoperto che il bando del concorso «è stato scritto dagli Ordini professionali degli ingegneri e degli architetti»: così ha affermato Decaro, ricordando lo scambio di lettere cui si fa riferimento anche nella delibera di giunta n. 930 del 28 dicembre scorso (che è sempre invisibile sull’albo pretorio del Comune). Uno scaricabarile delle responsabilità, sotto la maschera della condivisione e della partecipazione.

Ora, chiunque abbia scritto o suggerito o manipolato il bando, resta il fatto che l’avarizia del tempo non era l’unico suo aspetto controverso: ne avevamo accennato mercoledì scorso. Per esempio, la presenza fra i giurati di un tecnico della Soprintendenza se non dello stesso soprintendente, che sarà poi chiamato ad approvare o modificare il progetto vincitore grazie anche al suo voto in giuria. È più conveniente che i tecnici della soprintendenza forniscano prescrizioni prima del concorso e che siano liberi di esercitare dopo il controllo, essendo peraltro pochi ed oberati di lavoro, al punto di smarrire i vincoli di tutela che dovrebbero far rispettare, come è accaduto nella vicenda del Castello normanno-svevo.

Quanto alla dilatazione abnorme dell’oggetto del concorso di idee ad un masterplan esteso ai quartieri Murat, San Nicola e Madonnella, (dettagliata richiesta a pag. 13 del documento preliminare allegato) abbiamo avuto l’impressione, venerdì sera, che né il sindaco né l’assessore all’urbanistica Carla Tedesco conoscessero nel dettaglio il bando di gara che hanno approvato con la delibera 930, un mese fa. Ad una attenta lettura, appare chiaro che non si tratta affatto di un uso – come dire? – approssimativo del termine masterplan. Piuttosto che la richiesta di un nuovo piano urbanistico di macrozona, ci saremmo aspettati un concorso di progettazione che avesse a base di gara i tre Priu (progetti di riqualificazione urbana) contenuti nel Piano particolareggiato, di cui però con il bando attuale vengono fornite solo le norme tecniche di attuazione. Sulla base di quel Piano sono stati realizzati negli anni scorsi tre interventi, tutti a firma dell’architetto comunale Davide Cusatelli: il restauro del Fortino e la riqualificazione dei moli S. Antonio e S. Nicola. I concorrenti ne dovranno tenere conto? Potranno demolire? Mistero.  

Per giustificare il masterplan Decaro ha accennato ad una analogia con il concorso di via Sparano. Incongruo confronto: pur tra i difetti di cui paghiamo oggi lo scotto, quel concorso aveva almeno un punto di chiarezza: la composizione della giuria presieduta da Mauro Galantino e nota a tutti sin dal primo momento. In questo caso invece, i nominativi dei giurati saranno estratti a sorte dopo la consegna degli elaborati: prima ancora di qualità e competenza, essendo segrete anche le identità dei partecipanti, si pone il problema delle eventuali incompatibilità ed esclusioni che andrebbero affrontate prima e non dopo.

In ogni caso, non è un concorso per giovani. Poiché al vincitore potrebbe essere affidato l’incarico di redigere il progetto preliminare, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un concorso di idee, anche se non si dice. Ma per un tale livello di progettazione sono quanto meno esagerati sia i requisiti economici che quelli professionali dei gruppi partecipanti: un fatturato globale nei migliori ultimi tre anni non inferiore a 424mila euro (e spiccioli) e attività analoghe negli ultimi dieci anni. Ma quel che più sorprende, in un concorso (d’idee) di architettura è la composizione minima del gruppo di lavoro: un architetto paesaggista, tre ingegneri (impianti, trasporti e opere marittime) e un non meglio definito «esperto in redazione di piani economico-finanziari». Se aggiungiamo il dettaglio della richiesta di «indicazioni sulla gestione della fase di cantiere», sembra proprio l’incarico per un «esecutivo». 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

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Pubblicato il 25|01|2017, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Forza Signorile, lei è veramente un icona vetero. Usa dei termini, come macrozona, che fanno rabbrividire. Vada in letargo a Vladivostock. Largo ai giovani giornalisti.

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