PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_12_2016

Il sindaco Decaro alla prima assemblea occupazione Rossani febbraio 2014

Il sindaco Decaro alla prima assemblea dell’occupazione della ex caserma Rossani (febbraio 2014)

Zombie-parking resuscitano nella Rossani _ Rinnegato il «bosco urbano»

«La festa è finita». E tutto tornerà come prima, nella ex Caserma Rossani, dopo quasi tre anni. Così come nel romanzo omonimo di Lidia Ravera l’operaio Angelo s’era lasciato convincere dall’intellettuale Carlo che un altro mondo era possibile e che tutto sarebbe cambiato – nella musica come in fabbrica – per accorgersi che invece  dopo la «festa» ogni cosa è ritornata uguale a prima, allo stesso modo che si era illuso di poter veder nascere dai ruderi della Rossani il più grande parco urbano deve rassegnarsi alla prospettiva di un parcheggio interrato.

A volte ritornano. E lo zombie-parking si è materializzato ieri sera, all’Urban Center, nell’incontro del presunto laboratorio di partecipazione, sotto forma di slide. Al renzianissimo linguaggio comunicativo declinato per immagini, grafici e poche parole è stata affidata l’illustrazione di uno studio di pre-fattibilità elaborato dalla agenzia governativa Invitalia. Si tratta dello studio in cui si calcola di quanti spazi avrebbero bisogno le nuove sedi dell’Accademia di Belle arti e del liceo artistico-istituto d’arte da costruirsi – come da recentissimo accordo tra Comune e Governo – all’interno della ex caserma Rossani.

Ci sarà forse il tempo per guardare da vicino le quantità richieste che ad una prima occhiata mostrano una certa pinguedine, ma intanto notiamo il riemergere – nello studio – del parcheggio interrato. Per la precisione due ipotesi alternative, un parcheggio da 550 posti nell’area oggi occupata dal park&ride oppure uno di analoghe dimensioni da scavare a ridosso del muro di via Gargasole. Proprio lì dove attendono da mesi di essere piantate le querce del parco ripetutamente annunciato.

È un fatto curioso: le ipotesi «automobilistiche» prospettate nello studio attuale assomigliano moltissimo – finanche nella rappresentazione grafica – a quelle descritte in un altro studio di fattibilità: lo studio che l’allora assessore comunale all’urbanistica, Elio Sannicandro, aveva allegato ad una delibera di Giunta, approvata il 24 novembre 2011 e annullata il 1º marzo 2012 dopo la fragorosa bocciatura da parte di associazioni e comitati popolari, oltre che della Consulta comunale per l’Ambiente.

Ma le forze che muovono costose infrastrutture e suscitano privatizzazioni dello spazio pubblico hanno la capacità di andare in letargo per risvegliarsi non appena cambia il vento.

E il vento è cambiato. Accantonato (in che modo?) l’ulteriore incarico alle archistar Massimiliano e Doriana Fuksas, espletata una gara (sempre a cura di Invitalia) per l’insediamento della Biblioteca regionale con Mediateca annessa negli edifici vincolati, era giunto il momento di spazzare via l’ingombrante desiderio di «bosco urbano», benedetto nientemeno che da Gilles Clément, il teorico del «Terzo Paesaggio». E il momento è arrivato, sotto le inevitabili sembianze della provvidenziale urgenza (questa volta lo sfratto dell’Accademia) e di quella parodia della Ragion di Stato che è il presunto interesse pubblico, la parolina magica che legittima l’autocrazia delle Opere Pubbliche.

Con il «bosco urbano» sparirà anche lo spazio autogestito dei benemeriti giovani che occupando la caserma il 1º febbraio 2014 hanno costretto il Comune a mettere in moto la trasformazione di questi preziosi otto ettari di suolo pubblico. E Antonio Decaro, non ancora eletto sindaco si affacciò – incuriosito e solidale – in una delle prime assemblee dell’occupazione.

I parcheggi interrati hanno suscitato ieri sera l’immediata reazione dei partecipanti all’incontro. L’assessora all’urbanistica, Carla Tedesco, dice di non condividere la proposta. Registriamo. Ma al tempo stesso rileviamo la grottesca presentazione del documento intitolato «Polo didattico per la creatività e le arti della città metropolitana di Bari. Valorizzazione area ex Caserma Rossani» quale «bozza per avvio del processo partecipativo». Ma chi l’ha scritto sa o non sa che il processo partecipativo è stato avviato poco dopo l’occupazione, due anni fa? Qualcuno ha mai raccontato agli ingegneri di Invitalia di che si è discusso negli incontri del laboratorio ottimisticamente denominato «Ri.Accordi urbani»? Certo che gliel’hanno detto.

Ma questa, si capisce, è tutta un’altra partecipazione.  

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri, mercoledì 21/12/2016 su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

 

 

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Pubblicato il 22|12|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Marisa Comitato

    L’ esperienza passata, presente ci ha insegnato che non dobbiamo più fidarci dei politici! Perciò perdono, votazioni, referendum, iscritti.Gli incarichi nelle pubbliche istituzioni devono durare solo una legislatura altrimenti il potere diventa strapotere sordo alle richieste dei cittadini e schiodarli è difficile.

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