PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_11_2016

Un rigurgito di orgoglio nella «Nuvola» _ Fuksas a Roma, esempio per Bari 

C’è stata, finalmente, la inaugurazione della «Nuvola» di Massimiliano e Doriana Fuksas, vivacizzata dalle contestazioni al sindaco di Roma, Virginia Raggi, che si era permessa di ricordare anche le gravi ombre che hanno accompagnato sedici anni di progettazione e dieci anni di cantiere all’Eur. Un moto di insofferenza è salito dalla platea affollata di politici, manager e tanti architetti, invitati da tutt’Italia e da mezzo mondo. Un rigurgito d’orgoglio di categoria che ha avuto la meglio sulla invidia professionale  (per dirla con il critico Luigi Prestinenza Puglisi).

Ma la «Nuvola» di Fuksas non è solo un’opera di architettura carica di qualità capaci di resistere anche alle delusioni di chi pensava che la leggerezza dell’auditorium sospeso nella teca di cristallo potesse fare a meno della pesantezza dell’acciaio calcolato dagli strutturisti al momento di passare dai disegni e dai fotomontaggi suggestivi alla dura realtà del progetto esecutivo. La «Nuvola» è anche una metafora che racconta presente e recente passato della vicenda urbanistica della Capitale e dunque di ogni grande (e piccola) città italiana. Bari compresa.

Già prima della signora Raggi, s’era occupato  quest’estate del «Centro Eventi» dell’Eur il nuovo assessore all’urbanistica del Comune di Roma, Paolo Berdini. «Nel 2006 – scrive Berdini sulla rivista “MicroMega” (n. 5/2016) – si dà il via al nuovo centro congressi all’Eur, a pochi metri dal meraviglioso edificio di Adalberto Libera evidentemente giudicato inservibile. E mentre questo non svolge più alcuna funzione, il secondo abbatte tutti i record di aumento di spesa (…). Solo nel 2016 si troveranno grazie alla generosa mano pubblica (Inail) le risorse economiche per concludere l’opera».

Il complesso della Nuvola, con l’annesso albergo e il parcheggio, rispetta l’impianto ortogonale del quartiere dell’Esposizione universale di Roma  disegnato da Marcello Piacentini nel 1937. Fuksas è sicuro di aver vinto il concorso per questo motivo: il rispetto del contesto, «famosa parola – dice l’archistar – che fa urlare i soliti reazionari, quelli che non vogliono costruire, gli immobilisti e i disfattisti. Io sono stato massimalista, e forse lo sono ancora, ma ho sempre voluto costruire».

È questa coazione all’edificare che ha sostenuto la mano degli autori del nuovo piano urbanistico di Roma, al quale guardano anche i progettisti del nuovo Piano di Bari, dal momento che Gianluigi Nigro, primo capogruppo a Bari sia del Dpp che del Pug era tra gli autori del piano di Roma!

Nel saggio di luglio scorso intitolato «Le mani sulla città (e come liberare Roma dai palazzinari)» Berdini ricostruisce lo scenario, dalla «ubriacatura economicista del modello Roma» fino alla «fase suprema della cultura derogatoria: Mafia capitale». Il nuovo piano regolatore romano, approvato nel 2008, prevede 70 milioni di metri cubi di cemento, capaci di fornire alloggio a mezzo milione di nuovi abitanti. «Oggi si evidenzia il disastro – scrive l’urbanista e assessore Berdini – perché è stata costruita una periferia immensa senza alcun servizio (…). La mutazione genetica avvenuta nella capitale d’Italia è inevitabilmente dilagata in ogni comune italiano e nel quadro legislativo nazionale». Il riferimento è alla Legge Obiettivo di Berlusconi e allo «Sblocca Italia» di Renzi.

Berdini cita il caso esemplare del nuovo quartiere della Bufalotta, «autorizzato con notevoli premi di volumetria grazie alla promessa che gli operatori avrebbero realizzato un terzo delle volumetrie destinandole alla realizzazione di una “centralità urbana” e cioè luoghi di lavoro». Ma la crisi economica ha convinto gli imprenditori a cambiare idea: hanno chiesto allora di trasformare negozi e uffici in appartamenti e il Comune ha acconsentito senza discutere.

In questo «disastro» finiscono grandi operazioni pubblico-private, dal trasferimento della Fiera di Roma all’operazione Olimpiadi (da poco sventata) e soprattutto il grande scandalo urbanistico  della linea  C della metropolitana. E poi c’è il temuto fallimento della gestione del museo Maxxi – quello progettato da Zaha Hadid – che suona come un avvertimento per la gestione degli eventi della Nuvola. «La città capitale – afferma Berdini – guarda dunque al futuro con l’insostenibile zavorra di una cultura speculativa incapace di guardare alle sfide del domani».

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 03|11|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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