Archivio mensile:novembre 2016

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_11_2016

view-0_5Corato attende la nuova vita di 13 piccoli edifici _ A De Napoli il concorso Belvedere

Le case minime di Corato hanno un futuro. Il concorso di idee bandito dal Consiglio nazionale degli architetti e dal ministero di Beni culturali è stato vinto da Mariangela De Napoli, alla guida di un gruppo in cui ritroviamo Francesca De Napoli (con la quale ha fondato cinque anni fa uno studio a Bari), Francesco Giardino e Annapaola De Gennaro. Il bando prevedeva che ogni gruppo partecipante annoverasse almeno un 35enne: loro hanno esagerato, la più «anziana» ha 36 anni. I progettisti, giovani se non giovanissimi, hanno battuto sulla linea di traguardo il ben più maturo ed esperto Massimo Alvisi (che peraltro giocava in casa) piazzatosi secondo con il suo gruppo.
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Le nostre città.

locandinaGiovedì 24 novembre 2016,  a Monopoli, presso la Biblioteca dei ragazzi, si terrà un incontro dal titolo Le nostre città. Conversazione sulle città e sui luoghi in cui viviamo.

Intereverranno Vezio De Lucia (urbanista e saggista) e Francesco Erbani (saggista, giornalista del quotidiano “la Repubblica”). Modera l’architetto-urbanista Enrico Grifoni. Introduce Domenico Di Leo (Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori)

Le città e i territori sono oggetto di continue trasformazioni: dettate o condizionate da necessità, da scelte e interessi di vario ordine, generali e particolari, leciti o illeciti. L’urbanistica è la disciplina che ha – o avrebbe – il compito di prevedere, pianificare correttamente e governare queste trasformazioni, preservando le qualità di città e territori, nell’interesse primario di tutti i cittadini e della qualità della loro vita. Eppure in tante città piccole e grandi, lungo tutta la penisola, abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a uno sviluppo insensato, al trionfo della speculazione abusiva o legalizzata, alla proliferazione di brutte espansioni edilizie e di periferie invivibili, all’espulsione dal centro dei cittadini meno agiati (la cosiddetta “gentrification”), a una cattiva qualità dell’architettura, a un traffico urbano e periurbano ingestibile: tutti fenomeni che negano, offendono, affliggono, minacciano la bellezza di ogni luogo della bella Italia, delle nostre città e, purtroppo, trovano una drammatica rappresentazione a Roma, nella capitale. Proprio a Roma sembrano concentrarsi emblematicamente, insieme a un meraviglioso patrimonio storico-artistico e paesaggistico, alcune delle malattie che in troppi casi stanno sfigurando il volto del nostro Paese. E proprio a Roma, Vezio De Lucia e Francesco Erbani hanno dedicato il recentissimo libro “Roma Disfatta” (Castelvecchi), un duro, documentatissimo, amaro racconto del degrado del territorio, che è degrado sociale, culturale, civile, politico. In precedenza Erbani aveva già dedicato a Roma un altro importante volume, uscito per Laterza (Roma, il tramonto della città pubblica, 2013). Roma è ammalata. Ma probabilmente lo è l’intero Paese, con il suo territorio, ferito dall’uomo e da eventi, come anche i devastanti terremoti e il dissesto idrogeologico, nei quali la responsabilità degli uomini e delle loro scelte, economiche e politiche, ha una parte significativa. Parleremo di Roma e di Italia, di Puglia, di Taranto, Bari, Monopoli o Modugno: dei luoghi in cui viviamo. Per comprendere le cause e le radici dei mali che li affliggono e quali sono i possibili anticorpi. Per capire quali sono le partite che oggi si giocano su città e territori, cosa dobbiamo difendere, cosa possiamo fare ancora. Prenderemo spunto dai libri citati, ma anche dagli altri preziosi volumi scritti dai due autori: “Nella città dolente” (Castelvecchi, 2013), “Le mia città. Mezzo secolo di urbanistica in Italia” (Diabasis, 2010) di De Lucia, “L’Italia maltrattata” (Laterza, 2003), “Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe (Laterza, 2010), “Pompei, Italia” (Feltrinelli, 2015) di Erbani. Sono scritti che punteggiano una riflessione svolta negli anni da Erbani e De Lucia con una passione civile e culturale pari solo alla competenza: è una riflessione su temi che ci stanno a cuore e che riguardano da vicino le vite di tutti.

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_11_2016

san-michele-3«E ora architetti tornate subito al vostro posto!» _ Dietro l’incidente del restauro

«Che ci fate qui? Andate subito a lavorare! Tornate alle vostre scrivanie!». Così ha tuonato sabato scorso la segretaria regionale dei Beni culturali, Eugenia Vantaggiato, agli architetti Francesca Marmo e Francesco Longobardi, dipendenti del suo ufficio, interrompendo la visita guidata, ma non autorizzata, al cantiere di palazzo S. Michele.
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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 09_11_2016

alloggi IACP, Japigia

«Malbor sono io. Non toccate quella facciata»_ Chiaia & Napolitano a Japigia 

«Le facciate del palazzo stanno bene così come stanno. Non abbiamo niente da nascondere e cancellare», dice un uomo e poi scompare, lasciando il fotografo solo, sullo sfondo di quelle case che per tutti, nel quartiere, sono le «case della Marlboro» a causa o in virtù di quella decorazione a triangoli rossi e indaco sulla facciata. Negli anni del contrabbando che occupava di banchetti ogni angolo di strada, quelle geometrie non potevano che evocare un pacchetto di sigarette: effetto di quel misto di cinismo e autoironia che spingeva la gente del luogo a dire di sé: «Io abito al Giappone», intendendo Japigia, tanto era lontano il nuovo, popoloso quartiere dal centro cittadino.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_11_2016

Un rigurgito di orgoglio nella «Nuvola» _ Fuksas a Roma, esempio per Bari 

C’è stata, finalmente, la inaugurazione della «Nuvola» di Massimiliano e Doriana Fuksas, vivacizzata dalle contestazioni al sindaco di Roma, Virginia Raggi, che si era permessa di ricordare anche le gravi ombre che hanno accompagnato sedici anni di progettazione e dieci anni di cantiere all’Eur. Un moto di insofferenza è salito dalla platea affollata di politici, manager e tanti architetti, invitati da tutt’Italia e da mezzo mondo. Un rigurgito d’orgoglio di categoria che ha avuto la meglio sulla invidia professionale  (per dirla con il critico Luigi Prestinenza Puglisi).

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