PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_10_2016

Vista aerea del parco urbano

Vista aerea del parco urbano

Il parco a Japigia con obbligo di strada e cancelli _ Il concorso «stravolto» d’ufficio

La burocrazia comunale non sopporta i concorsi di architettura (a meno che non li vinca un predestinato o una archistar). E la lettera aperta di un comitato di cittadini di Japigia, di cui la Gazzetta ha dato conto lunedì scorso, scoperchia un’altra incredibile vicenda: quella del parco urbano di via Suglia, da realizzare nell’ambito del Pirp, il piano integrato di rigenerazione delle periferie.

Il consorzio di imprese presieduto da Nicola Bonerba che sta costruendo il complesso programma edilizio aveva avuto una brillante idea. Anziché progettare il parco «in casa», con i propri tecnici di fiducia, lanciò tre anni fa un concorso di idee riservato a giovani architetti, ingegneri e paesaggisti. Arrivarono 33 progetti (anche dal Portogallo), tra i quali risultò vincitore quello dello studio M+M (gli architetti Michele Guarino e Marilena Lucivero) con il paesaggista Giuseppe Tricarico e la consulenza di Enrica Farinelli).

La giuria del concorso, di cui faceva parte anche Anna Maria Curcuruto, all’epoca a capo della ripartizione Urbanistica del Comune di Bari, preferì quel progetto per la sua leggerezza, per il peso del «vegetale» rispetto alle opere edili e soprattutto per il rapporto immediato con il contesto urbano: un’area verde priva di muri e recinzioni che si «infiltrava» fra i condomini.

Oggi si scopre che non sarà così. Come denuncia il comitato di cittadini, nel progetto esecutivo – affidato ai vincitori del concorso – compare non solo una recinzione ma addirittura una strada carrabile larga cinque-sei metri che costeggia il lato ovest del parco. Il progetto esecutivo, in realtà, era stato consegnato a maggio dell’anno scorso, ma dopo parecchio tempo l’ufficio tecnico del Comune impartì ai progettisti e all’impresa delle prescrizioni, recepite nella nuova versione dell’esecutivo, che sarà presentato il prossimo 13 ottobre. Con la strada e la recinzione.

«È il risultato di una valutazione che ha fatto l’Amministrazione» spiega l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso, che sottolinea come la decisione non appartenga solo ai funzionari dell’ufficio tecnico ma sia condivisa dalla giunta. «Ragioni di sicurezza e di protezione dell’opera pubblica dai vandali – spiega Galasso – ci hanno spinto a decidere per un parco da chiudere nelle ore notturne». 

Viviamo in una città schizofrenica: si apre una breccia nel muro di cinta della caserma Rossani ed è subito un evento epocale, l’apertura alla città della ex caserma, l’apoteosi dello spazio pubblico, con orgogliose dichiarazioni e foto ricordo del sindaco. Ma quando si tratta di realizzare un parco a Japigia, allora si impone la recinzione e la telecamera per ragioni di sicurezza. Il problema è culturale: se lo spazio pubblico debba essere immediatamente accessibile e affidato ad un controllo sociale o se invece sia «proprietà pubblica» come lo erano le ville comunali ottocentesche, chiuse da pesanti cancelli non tanto per le insidie delle frequentazioni notturne quanto per la rappresentazione imitativa della proprietà privata, sublimazione del potere.

La decisione di recintare il nuovo parco di Japigia ha poi una conseguenza: la realizzazione di una strada che non era prevista nel progetto originario e che ora i cittadini contestano. Galasso racconta che la strada si rende necessaria per i tre accessi pedonali dei condomini confinanti. Ma anche perché era presente nel progetto preliminare del Pirp e che la sua scomparsa avrebbe comportato una variante da sottoporre all’approvazione del Consiglio comunale. Sull’altare dell’efficientismo decisionista si sacrifica così una scelta che migliorava senz’altro il preliminare del Pirp. Non a caso nelle «istruzioni tecniche» dettate dal Comune al concorso di idee la conferma della strada prevista non era affatto obbligatoria, come dimostrano le risposte fornite ai partecipati durante la fase iniziale del concorso. In particolare alla domanda n. 8 la risposta fu: «Non è prescritto il mantenimento di strade carrabili identificate nell’allegato 02: resta fermo che è da risolvere la compatibilità del progetto con eventuali accessi carrabili». Eventualità esclusa giacché si tratta di accessi pedonali. E alla domanda 12 si rispondeva: «Il progetto di cui all’allegato 02 non è prescrittivo».

Col tempo cambiano culture e umori, anche negli uffici comunali. Ieri era lo spazio pubblico come bene comune, oggi va di moda la militarizzazione della proprietà pubblica. Anche Massimiliano Fuksas sembra che si sia convertito alla «nouvelle vague» se, come ci confida Galasso, l’architetto romano si sta dedicando con passione a disegnare il recinto «permeabile ma sicuro» che chiuderà il parco della Rossani. Alla faccia della breccia…

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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