PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 17_08_2016

L’architettura perduta del ponte e il suo doppio _ Cosa resta di Carlos Fernandez Casado

Si affaccia da un bianco portellone, a 78 metri di altezza, dopo essersi arrampicato su una scala a pioli che finisce mai, e sfida il vento e la vertigine come un Tom Cruise da «Mission impossible». Cosa non si fa per lasciare uno spot al popolo di You Tube! «Questo ponte ha anche una valenza architettonica  – dice il sindaco Decaro nel breve video -. Rappresenta un simbolo per la città e spero che in futuro potrà rappresentare l’ambizione di questa città, una capitale europea, una capitale del Mezzogiorno d’Italia».

Perdoniamo l’enfasi delle capitali al primo cittadino, date le inusuali condizioni altimetriche, ma ci permettiamo di discutere la «valenza architettonica» del ponte, almeno in questa rubrica che è dedicata appunto ai temi dell’architettura e dell’urbanistica.

Del ponte sull’Asse Nord Sud ci siamo già occupati in «Piazza Grande» il 1º ottobre di otto anni fa, commentando l’aggiudicazione del progetto ad una associazione temporanea di cui era capofila un blasonato studio di ingegneria civile spagnolo, intitolato al suo fondatore, Carlos Fernandez Casado, e che comprendeva Net engineering di Monselice (Pd), Rpa di Perugia, Uning e Ga&M di Bari.

Ma l’immagine del ponte che si impose allora nel concorso europeo bandito dal Comune di Bari e presentata da una orgogliosa Simonetta Lorusso (l’assessore ai Lavori pubblici dell’epoca) non corrisponde per nulla all’immagine che si offre dal vivo, in questi giorni, ai cittadini. Ad essere pignoli, nemmeno il materiale è lo stesso: concepito in cemento armato, il ponte è stato poi realizzato dall’impresa Cimolai in acciaio. Col tempo le cose cambiano, si sa, ed anche i costi, come sappiamo. E un effetto del tempo è lo svanire dei ricordi. Tanto che nel sito della Net Engineering, oggi si può leggere: «Concepita  nelle  forme  da  Carlos  Fernandez  Casado,  e progettata da Net Engineering, l’opera (…) si pone come un segno leggero ma nello stesso tempo forte  inserito  nel  tessuto  urbano,  un  progetto  ambizioso, capace di dare una risposta sia alle aspirazioni che alle istanze di ricomposizione e riqualificazione della città: un nuovo ponte strallato, con oltre 630 metri di lunghezza, dieci campate ed una grande torre centrale alta più di 70 metri».

Le misure sono le stesse, l’architettura no. Delle forme immaginate dai tecnici dello studio madrileno non resta nulla in cui possa riconoscersi l’eredità culturale e tecnica lasciata dal grande ingegnere. Carlos Fernandez Casado, scomparso nel 1988, è l’autore tra l’altro del celebre ponte sospeso sul Barrios de Luna, il più grande di tutta la Spagna, a lui stesso intitolato.

Tecnico coltissimo, Carlos Fernandez Casado si laurea in ingegneria civile nel 1926, due anni dopo consegue a Parigi la seconda laurea in Radiologia, la terza laurea è in Lettere e Filosofia e poi, non contento, ne conquista una quarta, in Diritto. La sua vita piena di successi traboccava di episodi straordinari ma l’unico ricordo che egli custodiva gelosamente era quello del suo amico poeta, Federico Garcia Lorca, e del tempo trascorso insieme a Granada, nel 1928. Aveva solo 23 anni quando nella città dell’Andalusia, su invito del poeta di «Yerma» che sarebbe stato poi assassinato dai fascisti nella Guerra civile, tenne una conferenza sul tema «Ingegneria: macchinismo e architettura». Le opere degli ingegneri – disse in quella conferenza – «rispondono a idee chiare e semplici, al modo cartesiano di dare geometria alla funzione e di incanalare le forze che plasmano la struttura, materializzandola con le procedure più convenienti e utilizzando i materiali più idonei in quantità rigorose. Tutto ciò equivale a introdurre il minimo cambiamento nell’ordine universale (…) perché l’opera di ingegneria si proietta nel paesaggio mostrando le forme più pure e semplici».

Ecco, Bari avrebbe potuto avere ed esibire al mondo un ponte strallato progettato nello studio del più poetico degli ingeneri civili e invece no: si ritrova con un’opera del tutto diversa. «Il ponte, una volta realizzato sarà sicuramente il più bello mai realizzato in Puglia sotto l’aspetto architettonico» disse Decaro alla Gazzetta il 31 ottobre 2008. Le stesse parole che ora – a progetto stravolto – ha pronunciato al vento, a 78 metri di altezza. Si sarà accorto della differenza?

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 18|08|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Questo Post sembra all’inizio interessante poi, alcuni errori, e soprattutto una mancata tesi conclusiva, ne rendono inutile la lettura.

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