PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 06_07_2016

 

Palagiustizia al Libertà (foto Mara Dani)

Procure e tribunali a tutta birra si va via dal Libertà _ Urbanistica per il «branco»

È improbabile che il comitato per l’ordine pubblico si occupi del caso della donna circondata da un branco di ragazzini e scaraventata per terra, in via Ravanas, mentre passeggiava con il cagnolino. Questo genere di violenza ha un rapporto con la criminalità organizzata solo per i sociologi, che riescono a trovare legami insospettati fra i fenomeni metropolitani. Oppure, quando non si perdono nei non-luoghi, per gli antropologi. Non per i professionisti della sicurezza, che fanno gesuitiche differenze tra emergenza «reale» e insicurezza «percepita» e hanno sempre una statistica a supporto.

Ciò nonostante, la libertà di ogni cittadino che vuole camminare per strada senza pericolo rimane una faccenda che riguarda le istituzioni, indipendentemente dal giudizio criminologico.

Una cittadina che abita nel quartiere Libertà, Isa Lorusso, e che ha riferito subito sui social network l’episodio della aggressione subita dalla settantenne si è rivolta al sindaco con queste parole: «La prossima volta che vieni, mettiti la giacca, la fascia tricolore e bevi dal bicchiere: i ragazzini e i bambini del Libertà hanno diritto ad incontrare le istituzioni, non uno che beve la Peroni come tanti, da queste parti». L’invito a «bere birra in modo responsabile» (parafrasando il bon ton automobilistico) ci ricorda le recenti manifestazioni serali al mercato di via Nicolai, nella ex Manifattura dei Tabacchi. Cioè lo stesso luogo in cui – come richiesto con inspiegabile precisione nel bando per il concorso di idee in svolgimento – insieme ai laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche dovrebbe nascere un «birrificio artigianale». Quasi che la birra fosse la proiezione simbolica in cui debba riconoscersi l’intero quartiere. Oppure una triviale manifestazione di quel che l’architetto norvegese Christian Norberg-Schulz definì «Genius Loci»: non sfugge ai cultori di storia patria il ricordo del grande deposito della Dreher, che esisteva negli anni Trenta dalle parti di via Mario Pagano.

Le decisioni urbanistiche – cambi di destinazione d’uso, investimenti pubblici, infrastrutture – giocano un ruolo decisivo nella vita quotidiana delle persone. Ora, non sappiamo quale sia la ricetta migliore per impedire che una donna finisca al pronto soccorso con un braccio fratturato ma fra tutte le soluzioni, quella di trasferire i tribunali e le procure dal quartiere Libertà a San Pasquale appare la meno efficace.

Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi Carlo Paolini (associazione Arca): «Non si può e non si deve depauperare ulteriormente – dice l’ex consigliere comunale – il quartiere Libertà, già di per sé in grande affanno, di una funzione pubblica – qual è quella della Giustizia – così importante anche dal punto di vista simbolico e che produce tra l’altro lavoro indotto per intere famiglie. Sono numerose le esperienze europee già realizzate che hanno ampliato la sede del Tribunale nel territorio circostante», ricorda ancora Paolini riferendosi a quel che è stato fatto a Palermo, a Pesaro, a Trento, per rimanere solo al panorama italiano. E poi riprende i temi che si sono intrecciati nel dibattito di associazioni e di singoli cittadini in opposizione alla proposta della Cittadella della Giustizia, finalmente archiviata dalla Corte europea di Lussemburgo. Fra i temi, la possibilità concreta di avviare proprio facendo leva sulla edilizia giudiziaria e sulla forma di un arcipelago degli uffici «un vero e proprio Piano di riqualificazione dell’intero quartiere Libertà».  Si spiega così l’invito alla amministrazione comunale «ad attivare un nuovo percorso di urbanistica partecipata, in modo da giungere al più presto a soluzioni ampiamente condivise, che non impoveriscano maggiormente il quartiere Libertà, una “città nella città”. Ed è in tale ottica che l’Arca rivolge un appello ai rappresentanti del primo Municipio a rompere il silenzio in cui sembrano essersi rinchiusi».

Tuttavia la metamorfosi della Manifattura e il progetto del polo giudiziario nelle caserme dismesse di via Fanelli sembrano indicare la tendenza alla «gentrificazione» di alcune zone del quartiere piuttosto che il disegno di un piano: particolareggiato, di rigenerazione, attuativo, di riqualificazione… chiamatelo come volete, ma che sia un piano.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 06|07|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. L’ha ribloggato su LE PAROLE PER DIRLOe ha commentato:
    L’autore dell’intervento è un giornalista, particolarmente esperto di urbanistica partecipata, uno che non sta fermo nei piccoli e circoscritti confini della sua/mia città, ma gira per l’Europa e ci informa costantemente delle esperienze architettoniche, urbanistiche e sociali delle altre città, che hanno poi una ricaduta sulla cultura complessiva della popolazione residente e ospite. Sono felice che abbia citato l’impegno dell’ARCA Centro di Iniziativa democratica che opera nel campo della cittadinanza attiva a Bari da vent’anni. Ma non sempre le Istituzioni sono sensibili e disponibili all’ascolto.

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