PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 22_06_2016

 

il progetto del palagiustizia di via della Carboneria

Il progetto del palagiustizia di via della Carboneria

Palagiustizia: c’è un progetto nel cassetto _ Oblio in via della Carboneria

Sarà spedito al ministero il progetto del secondo palazzo di giustizia di via della Carboneria, ma di costruire proprio lì, nel quartiere Libertà, non se ne parla. Magari, rivisto e aggiornato, si potrà realizzarlo nell’area delle casermette. Su questa scelta – dice il sindaco – sono tutti d’accordo, a cominciare dalla Commissione di manutenzione presso la Corte d’Appello. E non si torna indietro.

La risposta a mezzo stampa che Decaro ha spedito all’ingegner Franz Tamma – uno dei tanti tecnici che hanno firmato il progetto di via della Carboneria, pagato una decina di miliardi di vecchie lire – non ammette alternative, ma lascia aperti alcuni interrogativi.

Rimossa, grazie alla Corte europea di Lussemburgo e poi ai giudici italiani riuniti in adunanza plenaria a Palazzo Spada, l’eventualità di una cittadella della giustizia privata, si è risolto solo uno dei problemi posti dal progetto Pizzarotti: la gigantesca costruzione su un suolo agricolo. Non è scongiurata chiaramente l’ipotesi di una proprietà privata delle aule di giustizia e soprattutto rimane aperta la questione cruciale della sottrazione al quartiere Libertà di una funzione “forte” – la giustizia – che oggi costituisce uno dei pochissimi punti di appoggio del fragile equilibrio sociale ed economico.

Sul primo aspetto, si registrano puntuali le voci che prospettano project financing e vaghe compensazioni immobiliari con l’ex ospedale militare Bonomo, poiché non ci sarebbero soldi per costruire il nuovo polo della giustizia. E qui va ricordato che oggi – grazie proprio ad una iniziativa legislativa che prese il parlamentare Decaro prima di diventare sindaco – l’onere di provvedere all’edilizia giudiziaria ricade sullo Stato e non più sul Comune. A parte il fatto che la città è in credito di un centenario di miliardi di vecchie lire: quelli perduti a causa dell’abbandono del progetto di via della Carboneria per favorire la Cittadella di Pizzarotti.

Sul secondo punto, è il caso di notare che il Comune di Bari produsse nel 2007, insieme alla Provincia e alla Regione, uno studio tecnico in cui si afferma che la migliore soluzione sotto il profilo urbanistico consiste in un “polo” da incardinare sul vecchio palazzo di giustizia di piazza De Nicola (l’eventuale destinazione a uffici comunali di quell’enorme edificio è assurda, dal punto di vista quantitativo) e sul nuovo palagiustizia (quello appunto di via della Carboneria). Il Comune dovrebbe oggi almeno spiegare le ragioni per cui lo studio del tavolo tecnico non è più valido.

E nemmeno convince l’argomento del “no” opposto dalla Commissione di manutenzione presso la Corte di Appello. La vicenda della edilizia giudiziaria è scandita dagli opposti orientamenti della commissione, che peraltro ha sostenuto per anni come unica possibile quella soluzione poi rivelatasi una potenziale violazione delle norme europee sulla trasparenza e la concorrenza: la Cittadella, appunto.

È utile ripercorre le tappe del progetto di via della Carboneria, così come le ha abilmente e con precisione ricostruite Raffaele Coniglio nel volume “Giustizia a Libertà” (Progedit ed.). Il luogo è individuato in seguito ad una riunione che si tiene nel marzo del 1989, presieduta dal sottosegretario alla Giustizia, l’on Sorice e a cui prendono parte i vertici della magistratura locale. Il progetto di massima è presentato nel giugno 1990, ma nel 1995 la Giunta comunale modifica l’oggetto dell’incarico, su richiesta degli organismi giudiziari. Il progetto generale preliminare viene recapitato il 21 dicembre 1996 e il Comune lo approva il 28 maggio dell’anno seguente. Il 15 dicembre 1997 è consegnato il progetto definitivo generale, approvato dalla Commissione di manutenzione nella riunione dell’8 ottobre 1998. Il progetto va poi al Consiglio nazionale delle opere pubbliche ma intanto, a causa della riforma del processo penale, vengono richieste modifiche e aggiunte. Il 2 marzo 2000 la commissione approva il “progetto definitivo rielaborato”. E il governo ha stanziato 86 miliardi di lire. Ma il primo ottobre 2001 – riferisce il senatore Greco in una interrogazione parlamentare – il presidente della Corte di Appello promuove una riunione con la presenza di parlamentari e avvocati. È il debutto della cittadella della giustizia di Pizzarotti, il cui progetto sarà depositato il 7 febbraio 2002 presso la segreteria particolare della Corte di Appello.

Quattro giorni dopo la Commissione di manutenzione “ritiene (…) che il progetto offra una completa, ottimale innovativa soluzione all’esigenze infrastrutturali degli uffici giudiziari”. E spedisce il progetto della Pizzarotti al sindaco, Di Cagno Abbrescia. Così il progetto di via della Carboneria finisce nel cassetto, mentre i finanziamenti finiranno di lì a poco nel cestino.

di Nicola Signorile

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 22|06|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Leggo e apprezzo gli interventi pubblicati sul n/s quotidiano locale, ma cambiano i sindaci, passano gli anni e ci ritroviamo nuovamente con il vecchio problema di sottrarre al quartiere Libertà una funzione fondamentale (sotto diversi aspetti) come quella della ‘giustizia’.
    Ma penso che se all’articolo non faranno seguito al piú presto altre azioni (da parte della Consulta per l’ambiente, per esempio, o di alcune associazioni), le sue parole rimarranno lettera morta, gli uffici procederanno secondo i desiderata del Sindaco e il quartiere, una periferia interna alla città – a parte la propaganda – continuerà a scivolare nell’abbandono e nel degrado progressivo, non certo solo economico.
    Maria Cristina Rinaldi, residente nel Libertà (bella, forte e cara parola di un tempo che fu…).

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