PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_06_2016

Ex ManifatturaNella manifattura il gran segreto dei cinque giurati _ In gara 42 idee d’architettura

Ci sono 42 idee, anzi «concept» come dicono quelli che si vogliono dare un tono in queste cose, in gara per la ex manifattura dei tabacchi, che dovrà ospitare uffici e laboratori del Consiglio nazionale delle ricerche. Al bando pubblicato da Invimit Sgr avevano risposto numerosi gruppi di progettisti. Ne erano stati ammessi a partecipare in 53, ma evidentemente una decina ha rinunciato subito. Forse convinti a desistere dalle voci di alleanze potenti, di interessamento di nomi noti, notissimi, anzi archistar. Alcuni coinvolti, come si usa in questi casi, solo per fare curriculum. Altri con qualche speranza in tasca avendo già partecipato ad altri recenti concorsi gestiti da Invimit per la trasformazione di vecchie caserme e opifici, patrimonio pubblico dismesso, beni del demanio posti sul mercato immobiliare.

Circolano, tra gli altri, i nomi di Stefano Boeri, di recente ospite a Bari per illustrare il suo ultimo grattacielo milanese, il «bosco verticale», e quello di Vasquez Consuegra, sconfitto con onore nel concorso Baricentrale (e Caserma Rossani) poi vinto da Massimiliano Fuksas. Si fa il nome di Mario Cucinella, forte del fatto di aver progettato la trasformazione della ex manifattura dei tabacchi di Napoli in un quartiere residenziale e commerciale. Potrebbero esserci anche i milanesi di Obr (gli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi) e il megastudio di architettura e ingegneria Lombardini 22. Numerosi, naturalmente, i tecnici baresi: chi in alleanza con i forestieri chi in solitudine.

 
L’elenco completo e ufficiale dei partecipanti è segreto e lo sarà finché non si saranno riunite la giuria e la segreteria tecnica. Ma è ancora segreta la data della loro convocazione così come è avvolta nel mistero l’identità dei giurati. Il bando del concorso dice che la giuria sarà nominata successivamente alle scadenza della ricezione dei plichi (e ci siamo, appunto. E ci dice che sarà composta da giudici, due dei quali individuati dalla stessa Invimit, uno indicato dal Consiglio nazionale delle ricerche, uno dal ministero dei Beni culturali e uno dal Comune di Bari.

 
Rispetto alla tradizionale composizione delle giurie dei concorsi di architettura in Italia, va notato il fatto che non ci sono né rappresentanti degli ordini professionali né del Politecnico: un segno dei tempi? O un effetto collaterale della natura privatistica dell’Invimit Sgr? La «Investimenti immobiliari Italiani Sgr» è infatti, una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nata nel 2013, ma pur sempre una società per azioni. La sua «mission» – come dicono quelli del «concept» – è di fare da cerniera tra soggetti pubblici e mercato «per la valorizzazione urbanistica-edilizia e la rigenerazione di patrimoni immobiliari pubblici» attraverso la creazione di fondi di investimento chiusi. Ed è appunto il caso della Manìfattura dei tabacchi di Bari sulla quale si concentarno ora 42 idee.

 
Al vincitore del concorso intitolato «Mani-Futura» andrà un premio di 10 mila euro, mentre saranno conferite tre menzioni speciali, di 3mila euro ciascuna, ai classificati dal 2° al 4° posto. Ma sarà possibile dare un’occhiata anche a tutti gli altri progetti, che saranno esposti in una mostra organizzata insieme all’Università e al Comune di Bari. Sarà insomma una scorpacciata di «render» (come dicono quelli che se ne intendono, mentre tutti gli altri dicono «rendering», forse per assonanza con «restyling»).

 
Sarà però anche l’occasione per vedere in che maniera gli architetti affrontano un tema – quello della trasformazione della ex Manifattura, nel cuore del quartier Libertà rispondendo ad un bando di concorso che sembra ignorare la complessità sociale del problema. L’indicazione di prevedere all’interno del complesso industriale dismesso un birrificio artigianale ed un mercato delle eccellenze enogastronomiche locali è sintomatica della strategia di «gentrificazione» che sottende questa iniziativa immobiliare pubblica.

 
Quel che non è chiaro, ancora, è se il Comune condivida questo processo di bonifica sociale o semplicemente lo subisca. Né riusciamo a immaginare come potrà essere giustificato in relazione ai temi della riqualificazione urbana che si agitano nelle bozze del Piano urbanistico generale.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 08|06|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. L’ha ribloggato su perla1958e ha commentato:
    interessante

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