PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_05_2016

Mara DaniLe furbizie della politica degli avanzi _ Consumo di suolo, è emergenza

 

Che ne faremo di quei quindici milioni di metri cubi di cemento, vetro e acciaio? La domanda essenziale è ancora senza risposta e viene accuratamente evitata la questione dirimente del nuovo piano urbanistico di Bari in gestazione oramai almeno da cinque anni (il documento programmatico preliminare fu approvato il 13 ottobre 2011). Si tratta di decidere la sorte di quel che rimane delle previsioni edificatorie del vecchio e bistrattato piano regolatore di Quaroni. Appunto, 15 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, soprattutto residenziali, da tirar su laddove oggi c’è campagna.

La città – diceva Carlo Cattaneo – forma con il suo territorio un corpo inseparabile. Affrontare il nodo del consumo di suolo è un compito che nessuna città può eludere, se vuole salvare se stessa dal declino. Ma in Italia sono proprio le città il principale nemico di una legge continuamente sabotata. Una settimana fa si è conclusa la discussione sul disegno di legge sul consumo di suolo alla Camera dei Deputati, dove il testo unificato era arrivato ancora più indebolito rispetto alla proposta originaria, cioè il ddl Catania. Laddove erano esclusi dal blocco del consumo di suolo i piani di lottizzazione adottati prima della entrata in vigore della legge, ora passerebbero anche quelli soltanto presentati: ed è facile immaginare la corsa a spedire raccomandate per mettere il cappello sulla sedia. La norma si riferisce a piani attuativi di strumenti urbanistici già in vigore, tiene a precisare il deputato Enrico Borghi (Pd): ma non convince i suoi critici. Borghi è insieme a Federico Massa – l’avvocato leccese entrato in Parlamento dopo le dimissioni dalla Camera dei Deputati di Antonio Decaro, eletto sindaco di Bari – il firmatario dell’emendamento che sterilizza il disegno di legge, dando carta bianca al governo per la rigenerazione urbana delle aree degradate, una maxi-deroga a tutte le condizioni del testo unico dell’edilizia. E il vicepresidente emerito della Consulta, Paolo Maddalena, ha già indicato diversi aspetti di incostituzionalità della definizione illogica dell’area urbana, a partire dal concetto di compensazione ambientale.

Ma perché dovremmo preoccuparci di queste faccende, ora a Bari? Non è meglio lasciar lavorare tranquilli gli esperti del nuovo Piano regolatore? Se però dietro l’angolo ci aspettano i fantasmi di 15 milioni di metri cubi, bisognerà pure parlarne, e sarà meglio farlo al più presto, dal momento che Bari è la quarta fra le città italiane che hanno divorato la maggior parte del proprio territorio con l’edilizia e le infrastrutture: il 38%, secondo i dati dell’Ispra. Hanno fatto peggio solo Napoli, Milano e Torino. Se poi consideriamo che la Commissione Europea ha già fissato al 2050 il traguardo del ”consumo zero” di suolo, è evidente che siamo già in ritardo soltanto nel pensare ad una limitazione.

Nessuno è talmente ingenuo da credere che non sarà proprio il contenimento del consumo di suolo l’alibi più efficace per aprire le porte ai crediti edilizi, alla compravendita di promesse edificatorie per garantire almeno in parte i proprietari di quei terreni che rientrano nella parte irrealizzata del piano Quaroni.

Qualcun0 dovrà pure ricordare al gruppo dei pianificatori del Pug di Bari diretti ora dall’architetto Stefano Stanghellini che – come ha stabilito i Consiglio di Stato, recentemente di nuovo con la sentenza n. 6656 del 2012 – ”non esiste alcun diritto alla edificabilità da parte del proprietario né se questi è stato precedentemente gratificato da una previsione edificatoria poi cancellata e neppure se, sulla base di quella previsione, aveva ottenuto l’approvazione di un piano di lottizzazione convenzionata e aveva stipulato con il Comune i relativi atti”. Sembra proprio che i giudici di Palazzo Spada abbiano scritto la loro sentenza prevedendo l’emendamento di Borghi e Massa.

In ogni caso, il residuo del Piano Quaroni sarà oggetto di trattativa, anche se difficilmente questi argomenti rientreranno fra quelli da affrontare nel ”processo partecipativo”. Sapendo già che il Comune, come ci ricorda proprio Sanghellini – parte male, nel match con il privato per definire le compensazioni: l’amministrazione pubblica – dice Stanghellini – viene infatti a trovarsi in un mercato assimilabile al monopolio bilaterale, nel quale la sua posizione contrattuale è molto debole.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 11|05|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Matteo MagnisiI

    Questa contrattazione debole del soggetto pubblico Comune sconta purtroppo anni in cui l’urbanistica di Bari si è’ scritta in sedi diverse. Occorre mettere con coraggio il punto. Altrimenti a bari saranno esentati anche i piani di lottizzazione “da presentare” fino alla legge sul consumo di suolo. Matteo Magnisi

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