Archivio mensile:Mag 2016

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_05_2016

 

L’interno del negozio Giove progettato da Marino Lopopolo nel 1937

L’interno del negozio Giove progettato da Marino Lopopolo nel 1937

In quella strada la vecchia abitudine di vedere il futuro _ Un secolo di negozi e architetti

Sentivamo la mancanza dell’autorevole e inconsapevole giudizio di Vittorio Sgarbi sul progetto per via Sparano, oramai prossimo alla gara d’appalto. «Sradicare le palme è un atto criminale» ha detto il critico d’arte, aggiungendo sale all’imbarazzante, sgangherato dibattito. Ma l’unica vittima finora accertata è l’architettura. Chiunque sia il vincitore (l’amministrazione comunale oppure i «salvatori» della via dello shopping) sul terreno rimarrà l’idea che un progetto possa trasformare un luogo e migliorare la vita di chi lo abita.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_05_2016

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A San Ferdinando i conci di tufo truccati da…tufo _ Ferite all’opera di Dioguardi

«È durata poco. Non abbiamo fatto in tempo ad applaudire la demolizione della veranda dei quel caffè, che un’altra ferita è stata inferta in piazza San Ferdinando». Al telefono Michele Spinelli, esperto di arte contemporanea e gallerista, è sconsolato. Ci segnala il nuovo insulto all’edificio che racchiude al suo interno la chiesa di San Ferdinando.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_05_2016

Mara DaniLe furbizie della politica degli avanzi _ Consumo di suolo, è emergenza

 

Che ne faremo di quei quindici milioni di metri cubi di cemento, vetro e acciaio? La domanda essenziale è ancora senza risposta e viene accuratamente evitata la questione dirimente del nuovo piano urbanistico di Bari in gestazione oramai almeno da cinque anni (il documento programmatico preliminare fu approvato il 13 ottobre 2011). Si tratta di decidere la sorte di quel che rimane delle previsioni edificatorie del vecchio e bistrattato piano regolatore di Quaroni. Appunto, 15 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, soprattutto residenziali, da tirar su laddove oggi c’è campagna.

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Meno terreni agricoli e più favori ai palazzinari

Meno terreni agricoli e più favori ai palazzinari _ Della Sala
Mentre in altri lidi si pongono strette condizioni alle nuove costruzioni e limiti irrevocabili al consumo di suolo (addirittura con l’obiettivo consumo-zero entro un certo anno), in Italia si continua a far finta di occuparsi del problema, perdendo tempo e risorse preziosi.

E dire che, lì dove i governi europei si sono dati delle norme rigide e coraggiose, non si è registrata la stessa crisi del settore edilizio come quella da cui il nostro paese non riesce ad uscire. Continuiamo a parlare di incentivi, di sostenibilità, di rigenerazione urbana senza però prendere decisioni che rompano definitivamente con le cattive pratiche italiane, con le “mani sulla città”, con i poteri collusi con gli interessi dei costruttori. Peccato, perché sarebbe possibile – e come! – una strategia con alla base la tutela e la valorizzazione dei terreni ancora non consumati (nel 2015 la media nazionale di suolo consumato è stata di 1.753.922 ettari, pari a circa l’11% del territorio – fonte ISPRA), il recupero e la rigenerazione del patrimonio edificato esistente, nell’ottica di creare maggiori opportunità lavorative senza causare ulteriore distruzione ambientale e possibili catastrofi naturali (alluvioni,frane, ecc).

L’ultima, brutta notizia è quella che vede protagonista il ddl sul consumo di suolo ieri per l’ultimo giorno in discussione alla Camera, dove è arrivato ancora più debole rispetto alla sua originaria formulazione. Virginia Della Sala, sul Fatto Quotidiano di ieri esamina i passaggi principali (forse non i peggiori) del ddl, in un articolo che alleghiamo.

Questo è il tipico caso in cui non vale il “meglio che niente”: fare una legge non nel migliore dei modi possibili è molto peggio che non fare nulla per poterne discutere ancora.

ROBERTA SIGNORILE

 

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 04_05_2016

 

Nuovo municipio San Marcello, schizzo di Lorenzo Netti

Nuovo municipio San Marcello, schizzo di Lorenzo Netti

Che lingua parla la periferia dentro la città _ S. Marcello, via senza clamore

Con poco clamore è stato avviato il primo cantiere del programma integrato di San Marcello. Senza le pubbliche fanfare che accompagnano progetti e intenzioni di rifacimento dei lungomari. Eppure, questo è un momento a suo modo storico perché il cantiere in via Colaianni segna la conclusione di una travagliata gestazione durata quasi 10 anni, mentre il Pirp gemello, quello di Japigia, sta per essere ultimato. Oggi possiamo dire che non era affatto scontato che il programma di San Marcello staccasse le ali da terra, per la complessità dell’operazione, che si era ancor più ingarbugliata a causa della crisi della parte privata, risolta con l’ingresso nel consorzio di imprese di altre ditte, tra cui la Debar, già impegnata a Japigia. Bisogna dare atto alla amministrazione comunale di aver assecondato e favorito la ricerca di un nuovo equilibrio tra le energie imprenditoriali e al tempo stesso di aver saputo difendere l’interesse pubblico, anche a fronte di un mutato scenario economico e di una nuova condizione del mercato immobiliare che hanno oggettivamente ridimensionato i margini dell’interesse privato.

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