PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 27_04_2016

 

Zattere sul mare, il progetto di Michele Beccu (2011)

Zattere sul mare, il progetto di Michele Beccu (2011)

Il lungomare sulla zattera di salvataggio _ Le terrazze della discordia

 

Hanno preso carta e penna e hanno scritto: che ne pensa l’Ordine degli architetti del fatto che un sindacato di imprenditori commissioni un progetto e poi lo offra in  regalo al Comune, che lo riceve con entusiasmo e lo fa proprio? Lettere di questo tono, il presidente Vincenzo Sinisi se ne è vista recapitare più d’una, negli ultimi   giorni,  ed ognuna nuova deve aver aumentato l’imbarazzo. Il «caso» chiamato ad affrontare Sinisi è quello di «Baridamare», cioè dei progetti, confezionati sotto l’insegna dell’Inarch Puglia, «primi risultati del protocollo d’intesa tra Comune di   Bari, Confindustria Bari-Bat e Ance Bari-Bat per la riqualificazione urbanistica e sociale della costa cittadina».

Nell’ambito del protocollo siglato lo scorso novembre, l’amministrazione comunale ha previsto otto «focus progettuali strategici», tre dei quali sono già diventati progetto e riguardano il lungomare Imperatore Augusto (tra San Nicola e Santa   Scolastica), il molo Sant’Antonio e le aree intorno al  molo San Nicola. Il modello al quale si è ispirato l’architetto Mauro Lanotte è quello del «Passeio Atlántico»,   realizzato a Porto quindici anni fa da Manuel De Solà-Morales: piastre di legno sul pelo dell’acqua. Il sindaco Decaro garantisce che le attività dei tre progetti sono state «predisposte di concerto con gli uffici comunali competenti» mentre il presidente di Confindustria Bari-Bat, Domenico De Bartolomeo spiega che i progetti «sono il risultato di una nuova forma di collaborazione fra Confindustria, Ance, Comune che porterà a riqualificare alcune aree fra le più amate dai baresi. Questa nuova progettualità condivisa è un fatto molto positivo perché attraverso il dialogo con le istituzioni stiamo cercando di superare le difficoltà burocratiche contro cui spesso si arenano le opere pubbliche». Ed è proprio questa nuova forma di collaborazione che mette in allarme gli architetti baresi, i quali vedono delusa l’aspettativa di concorsi, gare, procedure di pubblica evidenza, garanzie di libera concorrenza, soprattutto dopo la modifica recente del Codice degli appalti. E soprattutto se si tratta di spendere soldi pubblici, cioè i fondi del Patto delle Città metropolitane, di cui 7,9 milioni – informa il Comune – saranno destinati alla   realizzazione dei tre progetti presentati lo scorso 9 aprile.

In attesa di sapere qual è l’opinione dell’Ordine degli architetti, ricordiamo che gli architetti baresi hanno rivendicato a proprio merito la collaborazione alla legge regionale n. 14 del 2008  «a sostegno della qualità dell’architettura», che prevede anche la possibilità che i concorsi siano banditi da privati e da associazioni, come lo sono l’Ance e Confindustria.

Ma non sorprende che le procedure di concorrenza possano essere state eluse da un protocollo di intesa: è l’orizzonte che si apre dinanzi a noi, quando si asseconda la via dell’urbanistica contrattata e della progettazione privata dello spazio pubblico. Che poi questa strategia porti risultati concreti e   soddisfacenti, è tutto da vedere. Al  Palazzo di Città va ricordato un altro protocollo d’intesa, quello stipulato tra Comune e Politecnico, nel 2011, quando era sindaco Michele Emiliano. Frutto di quell’accordo – che pure suscitò il disappunto di architetti e ingegneri non accademici – fu il progetto Baw.

Un progetto di singolari somiglianze con quello odierno firmato da Mauro Lanotte: le zattere, terrazze di legno progettate da Michele Beccu, realizzate direttamente sulla massicciata oltre i muretti del lungomare, avrebbero guadagnato spazio vivibile e fatto «sentire le onde del mare sotto i piedi», spiegò il prorettore del Politecnico Nicola Martinelli. Tre i luoghi scelti: di fronte al Fortino e poi all’arco di San Nicola e a Santa Scolastica. Con Michele Beccu (e con tre studenti assegnatari di una borsa di studio di 25mila euro messa a disposizione dall’Ance) lavorarono per circa un anno al progetto l’urbanista Francesco Selicato e Rossana Carullo, docente di disegno industriale, che propose soluzioni «newyorkesi»  per lo street food, cioè idee innovative ed igieniche per risolvere la piaga delle fornacelle abusive.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 27|04|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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