PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_04_2016

Un po’ più in là il lungomare si sposta per il parco  _ Porto e Castello, oggi l’intesa

 

Si incontrano negli uffici del Comune, questa mattina, i tecnici dell’Autorità portuale, quelli delle Ripartizioni Urbanistica e Lavori pubblici e i rappresentanti del comitato Parco del Castello per definire lo spostamento di un tratto del lungomare all’interno dell’area portuale. Sono passati sei mesi dall’ultima riunione nella quale il commissario dell’Autorità portuale, Francesco Mariani, e il segretario generale, l’ingegner Mario Mega, annunciarono la volontà di fare propria la proposta di deviazione di corso De Tullio, avanzata dal comitato popolare in modo da gettare le basi per la creazione del parco del castello, che comprenderà anche la banchina di Santa Chiara. I vertici del porto hanno già elaborato da tempo un progetto che, per quel che è dato sapere, non si discosta molto da quello offerto dal comitato e che trasferisce all’interno dell’area portuale il parcheggio per i residenti di Bari vecchia.

Non si capisce perché ci sia voluto tanto tempo per arrivare all’incontro odierno e il trasloco di un funzionario dal Comune alla Regione non sembra un motivo sufficiente. D’altra parte, c’è voluto mezzo anno anche per nominare Stanghellini al posto di Gabrielli, alla guida del gruppo incaricato di formare il nuovo piano urbanistico (e questa volta non è dipeso dall’inerzia del Comune). A chi sta per pensare che abbiamo messo ora insieme due fatti autonomi, diciamo subito che invece ci sono strette relazioni. Eccole.

1) L’effetto  urbanistico di questa decisione che sembra ispirata solo dal buon senso (e già basterebbe): con la deviazione di corso De Tullio si produce nei fatti un declassamento del lungomare, che perde il carattere di arteria di grande scorrimento, di attraversamento est-ovest. Un effetto compensato – dal punto di vista del traffico di accesso all’area portuale  – dalla prossima realizzazione della strada camionale, già iscritta nel piano triennale delle opere pubbliche. Si offre così un risarcimento, a quasi un secolo di distanza, della violenza che subì la città vecchia nel proprio rapporto con il mare a causa dell’interramento ai piedi della muraglia e del castello.

2) C’è coerenza con le previsioni del Piano particolareggiato di Bari vecchia, proprio ora che la commissione consiliare urbanistica ha deciso di fare una ricognizione di tutti i piani particolareggiati scaduti o prossimi alla scadenza, anche in vista dell’approssimarsi del momento in cui avremo la bozza definitiva del Pug.

3) Si assiste ad un caso concreto di urbanistica partecipata, poiché le decisioni istituzionali e la progettazione pubblica del parco del castello avviene sulla spinta dell’iniziativa di un comitato popolare, nato per opporsi alla costruzione della nuova sede del Genio civile, proprio in faccia al Castello normanno-svevo, proprio nell’area portuale che con il protocollo di oggi viene restituita alla città.

4) Questo, d’altra parte, è in linea con il «percorso partecipativo» che accompagnerà – come previsto nella delibera di giunta approvata nell’agosto scorso – il lavoro dei progettisti del Pug. In verità, l’assessore Carla Tedesco aveva annunciato l’articolazione di questo percorso in tre fasi, da concludersi entro il 31 luglio. Qualcosa dovrebbe succedere già da venerdì prossimo, ma non se ne sa ancora nulla.

A incrinare però il quadro carico di speranza e  la fiducia nella autenticità della partecipazione  e nella sua efficacia, ci pensa il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Alla Gazzetta, in una intervista rilasciata a Ninni Perchiazzi in occasione del decennale della demolizione dei palazzi di Punta Perotti,  l’ex sindaco di Bari dice:  «Non mi sono mai messo di punta contro l’imprenditoria di questa città. Con cui anzi abbiamo trovato un equilibrio intelligente per fare il nuovo piano regolatore cittadino». La frase si presta a molteplici interpretazioni. E suscita interrogativi. Forse che gli imprenditori si opponevano ad un nuovo piano urbanistico? In effetti, nonostante recitassero il mantra della obsolescenza del Piano Quaroni, sono sempre stati molto affezionati ad un piano sovradimensionato e soprattutto a quei quindici milioni di metricubi ancora da costruire, in gran parte sulla costa e sulle lame. Qual è allora il punto di «equilibrio intelligente» che Emiliano ha trovato con  gli imprenditori edili e, deduciamo, con la rendita fondiaria? È forse la garanzia della introduzione – sotto qualsiasi forma – dei crediti edilizi, materia nella quale è peraltro esperto proprio il nuovo coordinatore del gruppo del Pug, l’architetto Stanghellini? Ma soprattutto, l’accordo per l’«equilibrio intelligente» a quando risale?  Si tratta forse di un preambolo segreto a quel Pug di cui non esistono ancora le bozze?

Se così stessero le cose, che senso avrebbe chiamare alla collaborazione «tutti i soggetti interessati: parti politiche, operatori economici, associazioni, cittadini – così dice l’assessore Carla Tedesco – in un grande sforzo collettivo, che ci consentirà di delineare nel concreto un modello di sviluppo urbano sostenibile»? Non hanno già deciso tutto all’ombra di Punta Perotti?

 

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 13|04|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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