PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_03_2016

La nuvola. Antenne a Salerno, progetto di Antonella Mari

La nuvola. Antenne a Salerno, progetto di Antonella Mari

Ma dove vanno gli architetti con i loro progetti? _ A Bari i consulenti, lontano i concorsi

 

Ma cosa fanno gli architetti baresi? Partecipano ai concorsi in Italia e nel mondo. Dappertutto, raramente a Bari, dove i concorsi sono una eccezione. La regola è invece l’affidamento diretto di incarichi di progettazione. Pensiamo alle ultime consulenze per il teatro Margherita, il Mercato del pesce e il Polo bibliotecario alla Rossani: un fenomeno sul quale riflettere, soprattutto quando vogliono convincerci che non si tratta di scelte politiche ma di decisioni prese in assoluta autonomia dai funzionari, dai dirigenti degli uffici, per effetto della legge Bassanini. I casi sparuti di concorso a Bari, d’altra parte, confermano la tendenza a ridurre gli architetti locali al ruolo di valletti delle ambite archistar, se non ad escluderli del tutto con bandi di gara concepiti per le supercorazzate dei lavori pubblici. Qui non si tratta, è chiaro, di protezionismo degli indigeni in quanto tali ma di una questione di democrazia.

Gli architetti baresi allora per confrontarsi liberamente partecipano ai concorsi «fuori casa» e talvolta con successo: Carlo Moccia si è appena affermato nella gara per la progettazione a Padova di un parco urbano in un’area adiacente la Cappella degli Scrovegni (quella dei famosi affreschi di Giotto). Un risultato, quello di Moccia, che alimenta le speranze di chi in questi giorni attende l’esito della gara per la riqualificazione urbana del Canal Grande a Trieste. Nel concorso giuliano si cimentano almeno due studi baresi: Bdf (cioè Vincenzo Bagnato e Pasquale De Nicolo) e Ferima (Fernando e Riccardo Russo). Questi ultimi hanno partecipato anche al concorso di Concordia, in provincia di Modena, affrontando un tema inusuale, almeno in Italia: aprire una piazza, creare uno spazio pubblico nel centro storico, approfittando del crollo di un antico edificio.

Dal piccolo centro alla grande periferia, quella della Milano post Expo, per esempio: lo studio Netti Architetti ha preso parte al concorso per il programma integrato «Cascina Merlata», dove si trattativa di progettare tre unità abitative, affacciate su un grande parco. Nella soluzione di Netti la composizione di forme e funzioni ricerca nella natura l’ispirazione e le leggi per una diversa definizione dello spazio periurbano.

La rigenerazione della città consolidata gioca un ruolo di primo piano nelle competizioni internazionali e attrae anche architetti che devono rinunciare a confrontarsi con temi analoghi a casa loro. È il caso dello studio Moramarco & Ventrella, che – reduce dal buon piazzamento al concorso per Piazza della Scala a Milano – si è impegnato nel concorso per la riqualificazione urbanistica e funzionale del comparto di piazza della Repubblica a Varese, un pezzo di città che comprende anche una ex caserma. Ogni riferimento alla Caserma Rossani (con Fuksas da una parte e i «consulenti» dall’altra) è del tutto casuale. Come assolutamente involontario è l’accostamento al concorso per la nuova Biblioteca  generale centrale d’informazione cultura di Monza, al quale ha partecipato Stefano Serpenti. O ancora il riferimento al concorso romano per la caserma Mameli (vicino al museo Maxxi) vinto da Paola Viganò e al quale ha preso parte anche lo studio barese Ferrari Architetti, cioè Rocco Carlo e suo figlio Mario, che in questi mesi è in Gran Bretagna,  impegnato nella costruzione della stazione di Liverpool Street, a Londra. Lo Studio Ferrari incrocia poi un’altra barese a Prato, nella selezione per il progetto del Parco centrale: l’architetto Antonella Mari, che intanto un bel riconoscimento critico ha raccolto a Salerno,  per il progetto presentato al concorso di idee «Parco del Colle Bellaria e Antenna/Landmark». L’oggetto del concorso era l’integrazione delle antenne per le radiotelecomunicazioni in un’unica struttura che diventasse anche il nuovo simbolo della città, con l’obiettivo di ridurre l’impatto sul paesaggio e l’inquinamento elettromagnetico e realizzare un parco pubblico. L’idea di Mari è una struttura aeriforme, ispirata ad una nuvola: il cloud, nuovo luogo dell’immateriale.

Se a Bari non c’è spazio, bisogna andare lontano, oltre confine, come fa Arturo Cucciolla che ha preso parte al concorso internazionale per il museo del Bauhaus a Dessau, in Germania. O infine come ha fatto Domenico Pastore, selezionato insieme ad altri sette studi europei per la fase finale del concorso per il masterplan di un nuovo campus universitario a Tirana. Dalla gara indetta da Atelier Albania potremmo imparare qualcosa anche noi, qui: nessun anonimato, tutti i concorrenti hanno presentato i loro progetti in un incontro pubblico alla giuria, che si è espressa due giorni dopo. Come in un «contest» di danza o di poesia, a carte scoperte.

 

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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