PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 17_02_2016

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Biblioteca. L'ingresso in una immagine del progetto

Biblioteca. L’ingresso in una immagine del progetto

Public Library alla Rossani col fiato sospeso _ Il progetto, i consulenti e l’archistar

Restiamo col fiato sospeso: come sarà la biblioteca regionale nel parco Rossani? È una buona notizia che il progetto definitivo per un’opera da una decina di milioni di euro sia stato approvato e che vada ora in gara. L’impresa che si aggiudicherà i lavori dovrà anche occuparsi della progettazione esecutiva, seguendo una procedura che non è favorevole all’architettura: si dà per «normale» che il progetto approvato da una giuria pubblica possa essere «migliorato» da un progettista diverso da quello iniziale e scelto dall’impresa. Alla fine, dell’opera di architettura rimarrà una paternità evanescente. È il problema della autorialità e della sua crisi,  alla quale riescono talvolta a resistere solo le archistar.

Restiamo col fiato sospeso, perché del progetto approvato dalla Giunta comunale l’11 febbraio scorso (delibera n. 61/2016) sono stati pubblicati soltanto una sintesi della relazione illustrativa e qualche immagine. E sono proprio gli elaborati grafici a preoccupare: piante trafitte da freccette e immagini simulate al computer di qualità men che studentesca, nelle quali stentiamo a riconoscere la mano dei progettisti di valore impegnati in questo lavoro. Per una cattiva abitudine che si è imposta negli ultimi anni, nella presentazione del progetto si è sottolineata la partecipazione di consulenti di fama, ma i nomi dei tecnici della Ripartizione ai Lavori pubblici sono stati lasciati nell’ombra. Siccome l’architettura ha pur sempre una paternità, allora i nomi li facciamo qui. Il progetto è firmato dall’architetto Maria Tiziana Netti e dall’ingegner Rocco Porfido, con alcuni collaboratori, tutti dell’Ufficio tecnico comunale (Gaetano Murgolo, Pasquale Capezzuto, Michele Cassano, Michele Vomero, Domenico Finetti, Pasquale Ranieri). A questa squadra pubblica si sono aggiunti quelli che il responsabile del procedimento, l’ingegner Domenico Tondo, definisce «supporti», cioè consulenti esterni: l’architetto Elisabetta Fabbri per il restauro, l’ingegner Marco Resta per le strutture, l’ingegner Biagio Laurieri per gli impianti, e Antonella Agnoli per gli aspetti gestionali. Di Fabbri il sindaco Decaro e gli assessori Galasso e Tedesco ci ricordano che ha messo la firma al restauro del teatro La Fenice di Venezia; aggiungiamo noi che ha lasciato traccia anche nel nuovo Petruzzelli, contribuendo allo splendore del falso antico, anzi – come lei stessa dice – «a resuscitare» il cadavere. Antonella Agnoli, autrice di libri come «La biblioteca che vorrei» (Bibliografica ed.) e «Le piazze del sapere» (Laterza ed.), è un’esperta di «Public Library», cioè di luoghi pubblici in cui la collezione libraria è solo una componente dell’attività che abbraccia pratiche multimediali e iniziative socioculturali.

Il contributo di un restauratore, nel caso della Rossani, è necessario poiché si tratta di riusare due edifici della caserma dismessa che sono tra quelli vincolati in quanto beni culturali. Non si tratta certo di antiche, pregevoli architetture al pari di storici teatri ma di testimonianze di una edilizia militare che merita di essere trasformata con attenzione e destinata ad una nuova funzione anche per il significato storico che esprime nel paesaggio urbano. Il contributo di un bibliotecario, nel caso della Rossani, è necessario poiché si tratta di realizzare un luogo che rilanci le attività istituzionali della Teca del Mediterraneo e della Mediateca, ma che accolga anche la contaminazione del sapere e delle pratiche antagoniste che, tra alti e bassi, si sono prodotte nella ex caserma in due anni di occupazione.

A considerare questi supporti (o consulenti) – scelti non per selezione ma per incarico diretto – avremmo dovuto attenderci una qualità del progetto che non vediamo attraverso le tavole pubblicate. E perciò rimaniamo con il fiato sospeso, con il timore che sotto la bandiera del fare, sotto il ricatto della perdita dei finanziamenti si sia sprecata ancora una volta l’occasione di fare architettura. Un’autorevole fonte  (si dice così?) del Comune ci dice che con i concorsi non si va lontano, soprattutto se vogliamo la partecipazione dei cittadini: «L’archistar Massimiliano Fuksas, che pure aveva vinto un concorso internazionale, l’hanno rifiutato e comunque il suo progetto per il parco è stato modificato». Ma Fuksas è un grande architetto, rispondiamo. Un po’ arrogante, è vero, ma altrove ha realizzato opere importanti. Diciamo che non lui, ma il suo progetto è criticato a Bari: un progetto inadeguato, forse. «Allora, è stato un errore della giuria del concorso?», chiede l’autorevole fonte. Be’ di solito le cose vanno così…

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 17|02|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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