PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_01_2016

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lorenzetti ALLEGORIA DEL BUON GOVERNO

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo

Scienza nuova per conservare la metropoli _ Nasce oggi una  «City School» 

La città ha bisogno di una scuola. Se le teorie e le pratiche di governo delle città si mostrano inadeguate, è necessario costruire una nuova cultura del territorio urbano, chiamando alla collaborazione saperi diversi. Questo è il senso della «City School», oggetto di una convenzione che sarà sottoscritta oggi pomeriggio tra la Fondazione Gianfranco Dioguardi e l’Università di Bari. Alla firma, con il rettore Uricchio, sarà presente lo stesso Dioguardi, imprenditore e intellettuale cui si deve la definizione degli studi sulla impresa-rete.

 

L’idea di promuovere una «scuola della città» sul modello delle grandi scuole di management e organizzazione aziendale nasce dalla considerazione che, amplificando i caratteri patologici della megalopoli novecentesca, l’istituzione delle «città metropolitane» con l’aggregazione dei comuni limitrofi rende ancora più problematico il governo del territorio urbano.

Il progetto di «City School», che ha già un precedente nella recentissima convenzione di ricerca stipulata sempre dalla Fondazione Dioguardi con il Politecnico di Milano, si articola perciò in due direzioni: da una parte il recupero  delle periferie , dall’altro il governo della città complessa.

Il tema delle periferie è tornato di attualità nel dibattito urbanistico italiano anche grazie all’iniziativa promossa da Renzo Piano e che proprio a Milano, nel quartiere del Giambellino, comincia a dare i suoi primi frutti con la «progettazione partecipata» del rammendo di una periferia storica, guidata dal gruppo G124 e da due tutor: gli architetti Ottavio Di Blasi e Marco Ermentini.

Il tema della «città complessa» fu proposto dal sociologo ed economista Richard Burdett come caratterizzante della Biennale veneziana di Architettura da lui diretta nel 2006. Ma da allora in Italia non si sono fatti molti passi avanti. E le resistenze ad abbandonare il vecchio modo di pensare il problema-città si possono riassumere negli ostacoli che si frappongono alla nascita di quella che Gianfranco Dioguardi definisce una «nuova scienza della conservazione urbana».

Le imprese devono superare «gli ottusi e angusti limiti che privilegiano soltanto l’oggi con l’ansia del guadagno immediato e il disprezzo per ogni forma di investimento culturale», afferma Dioguardi. Ma c’è anche «il grande ostacolo della politica, tendenzialmente propensa – spiega il professore – a mantenere lo stato di attuale dequalificazione e pressapochismo professionale in particolare proprio nel governo delle città con l’intento di conservare un potere anch’esso interessato soltanto al vantaggio immediato e alla scarsa qualificazione per poter meglio privilegiare quelle discrezionalità decisionali e clientelari che sono spesso premesse di degrado fisico ed emarginazione sociale, di corruzione, di cronica inefficienza».

Di fronte a questa impietosa analisi, vanno riconsiderate le aspettative riposte con tanta generosità in concetti come quello della Smart City? Il sociologo statunitense Richard Sennett, per esempio, è impegnato in prima linea nella demistificazione delle città intelligenti. «La tecnologia è un grande strumento – dice Sennett – quando è usata responsabilmente. Ma una città non è una macchina. La tecnologia può intorpidire e indebolire le persone che vivono passivamente nel suo efficiente abbraccio onnicomprensivo. Vogliamo città che funzionino bene, ma che siano aperte alle trasformazioni, alle incertezze e alla confusione della vita reale».

Risuona, nelle parole di Sennett, l’idea di città come impresa che eroga servizi che è alla base del progetto di «City School». Ma soprattutto si ascolta la stessa urgenza di ridefinire a livello teorico e pratico il concetto di città. Ed è questa la prima fase della ricerca promossa dalla Fondazione Dioguardi con il Politecnico di Milano e, da oggi, con l’Università di Bari. Seguiranno altre due fasi: una indagine, presso Comuni e imprese, sul contesto urbano italiano e, infine, la produzione di un documento di sintesi in cui sia raccolta una nuova visione del governo della città, che ambisce ad una dimensione umanistica. «L’uomo – diceva Giambattista Vico che Dioguardi trova assai consonante – venuto a vita civile, ama la sua salvezza con la salvezza delle città».

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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Pubblicato il 13|01|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Matteo MagnisiI

    Ritengo di grande interesse l’iniziativa che è innanzitutto di ordine culturale per i cittadini e per coloro che pensano di volerli rappresentare.
    Matteo Magnisi

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