PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 06_01_2016

­

Carta dell'uso del suolo

Carta dell’uso del suolo

Piano regolatore, la partita è ancora aperta _ Chi verrà dopo Bruno Gabrielli?

Un anno passa in fretta, quindi è meglio preoccuparsi subito delle cose lasciate in sospeso dall’anno appena trascorso. Per esempio, la questione del Pug, cioè il nuovo Piano urbanistico di Bari.

Nonostante qualcuno sia convinto che con la consegna, lo scorso febbraio, delle bozze del Pug il lavoro dei tecnici sia concluso ed ora la palla sia nelle mani dei politici che devono approvarle, le cose non stanno affatto così. Le bozze sono, appunto, bozze e rappresentano una visione «tecnica» che per quanto orientata e condizionata dal Dpp (il Documento programmatico preliminare approvato nel 2011) necessita di una piena condivisione da parte della amministrazione comunale.

Innanzitutto da parte del sindaco (e dalla sua giunta) che quel lavoro preparatorio ha ereditato dalla precedente Giunta Emiliano. Era prevedibile che Decaro e l’assessore all’urbanistica Carla Tedesco volessero dare una «raddrizzata» alla proposta di Pug. E infatti l’hanno data, senza tergiversare, con la delibera di Giunta n.565 del 6 agosto scorso. D’altra parte, non è superfluo ricordare che un piano urbanistico è «un atto politico, tecnicamente assistito». E la felice definizione di Francesco Indovina acquista un senso ancora più chiaro oggi, a fronte della progressiva degenerazione dei Comuni in qualcosa che assomiglia sempre più ad una azienda, da affidare alle cure dei manager.

La faccenda si è ulteriormente complicata con la morte (lo scorso 4 ottobre) del professor Bruno Gabrielli, l’urbanista a capo del gruppo di tecnici che sta lavorando al Pug. E poiché, come abbiamo spiegato, l’operazione non si è affatto conclusa con la consegna delle bozze del Piano, si pone il problema della sostituzione di Gabrielli che aveva vinto – alla testa di un raggruppamento di professionisti e imprese – una gara anche grazie al proprio poderoso curriculum.

L’amministrazione comunale ha chiesto già da tempo agli altri componenti del gruppo in che modo intendono sostituire Gabrielli ed ha ricevuto poco prima di Natale una proposta che dovrà essere valutata ed eventualmente accettata dagli uffici. Azzardiamo l’opinione che il nuovo leader del pool di urbanisti debba avere una storia professionale di grande valore, per reggere il confronto. E che debba assumersi una duplice responsabilità: condividere sia il lavoro fin qui svolto da Gabrielli e dai suoi collaboratori sia le linee-guida fornite cinque mesi fa dalla Giunta Decaro.

E, come se non bastasse, rimane ancora in ombra il problema centrale del nuovo piano urbanistico di Bari: il taglio di quel residuo di 15 milioni di metri cubi promesso dal piano Quaroni, al quale per onestà contabile andrebbe aggiunto il milione e mezzo di metri cubi di appartamenti su cui fa leva il progetto di Massimiliano Fuksas  – vincitore del concorso Baricentrale – da realizzare nell’area delle Ferrovie Appulo Lucane, a ridosso del Conservatorio.

Bisogna in ogni modo allontanare il sospetto che qualcuno abbia già concordato di nascosto – magari a cena o in un salotto privato – con la proprietà fondiaria una salvaguardia di presunti diritti edificatori «maturati» con il piano Quaroni e che ora scalpiti per una rapida approvazione delle bozze consegnate quasi un anno fa ma ancora sconosciute nel dettaglio (e facciamo affidamento perciò sulla ripresa della attività di partecipazione, sospese proprio in conseguenza della scomparsa di Gabrielli).

Non abbiamo dubbi sulla correttezza e l’onestà dei progettisti del Pug e proprio perciò, per dissipare false credenze, sarebbe il caso che l’amministrazione  comunale pronunciasse parole chiare, dicendo cosa intende davvero con la parola perequazione e se i «crediti»  siano nell’orizzonte politico di questa città.  I crediti edilizi (o urbanistici) non sono affatto legittimi – come si sente dire in giro – perché le previsioni urbanistiche non producono un diritto acquisito. Anzi, come dice con l’usuale franchezza l’urbanista Edoardo Salzano, «i diritti edificatori sono una balla e le compensazioni urbanistiche un regalo alla proprietà fondiaria». Non una volta sola la magistratura ha stabilito l’inesistenza di tali diritti. Valga per tutte, la sentenza  n. 119 del 2012  del Consiglio di Stato, una sentenza – ha commentato il giurista Stefano Lanza – che «ha demolito il castello di fumo su cui era costruita la “nuova urbanistica riformista” romana», cioè «la irresponsabile strada dei diritti edificatori».

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

Annunci

Pubblicato il 06|01|2016, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: