E smettiamola di crederla una casualità!

Una immagine tratta dal profilo facebook di Antonia Battaglia, esponente di Peacelink e del Fondo Antidiossina, da sempre in prima linea nella battaglia per garantire la conversione ecologica dell'economia tarantina

Una immagine tratta dal profilo facebook di Antonia Battaglia, esponente di Peacelink e del Fondo Antidiossina, da sempre in prima linea nella battaglia per garantire la conversione ecologica dell’economia tarantina

I dati ISTAT mostrano come nell’ultimo ventennio la percentuale di italiani affetti da almeno una malattia cronica è aumentata dal 35,1 al 37,9% (pari a 2,7 milioni di cittadini), mentre la percentuale di persone colpite da almeno due di queste patologie è passata dal 17,7 al 20% (2 milioni). I ‘multicronici’ saranno quasi 13 milioni nel 2024 e oltre 14 milioni nel 2034, pari rispettivamente al 20,2% e 22,6% della popolazione (nel 2013 si attesta al 14,4%).

Ed è sempre l’ISTAT a lanciare l’allarme: nel 2015 i decessi, in Italia, sono aumentati dell’11,3%. Una proiezione, quella anticipata dalle schede pubblicate sul sito dell’Istituto di Statistica relative ai primi due quadrimestri dell’anno che volge al termine che, se confermata, porterebbe a 67000 il numero di decessi in più rispetto al 2014. “Come durante la guerra, ma senza la guerra”, per dirla con le parole di Michele Bocci.

Non è un mistero che alla base delle principali malattie croniche ci siano fattori di rischio comuni e modificabili, come esposizione agli inquinanti, alimentazione poco sana, consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica. Queste cause possono generare quelli che vengono definiti fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità. Ci sono poi fattori di rischio che non si possono modificare, come l’età o la predisposizione genetica.

Ed è il sito del Ministero della Salute, pubblicando gli esiti del progetto CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute) ad informarci che, da solo, “l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM 2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di  10 mesi” e che “il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno”.

Secondo un rapporto dell’OMS17 (WHO, 2006), poi, si stima che circa il 24% di tutte le malattie ed il 23% delle morti nel mondo sia dovuto all’esposizione a fattori ambientali. Il rapporto, intitolato “Prevenire le malattie grazie a un ambiente migliore: verso una stima del carico di malattia legato all’ambiente”, svolge un’analisi completa e sistematica degli impatti negativi dell’ambiente sulla salute ed individua i fattori di rischio ambientali prevenibili di malattie ed incidenti. I dati mostrano come decessi, malattia e disabilità possano essere effettivamente ridotti ogni anno attraverso una politica ambientale adeguata. In tal senso si stima che, ogni anno, si potrebbero prevenire più di 13 milioni di decessi associabili ad esposizione a fattori ambientali.(Preventing disease through healthy environments: Towards an estimate of the environmental burden of disease. World Health Organization 2006. ISBN 92 4 159382 2. Per la consultazione della versione completa del documento clicca qui)

Esiste dunque, ed è scientificamente provata, benché spesso negata, una forte correlazione tra ambiente di vita e salute umana.

Intendiamo quindi, in questa sede, concentrare la nostra attenzione sui fattori di rischio comuni, quelli cioè eliminabili o, almeno, riducibili con un semplice, indolore e, spesso, economico cambiamento delle abitudini perché prevenire l’esposizione ai fattori di rischio ambientali salverebbe migliaia di vite.

Più in particolare, coerentemente con i principi e le tematiche che questo blog promuove, ci soffermeremo sulle azioni necessarie per il miglioramento delle condizioni di vita nell’ambiente antropizzato.

Sembra scontato ma, evidentemente non lo è, il Governo, il cui Ministero alla Salute, afferma pubblicamente evidenze scientifiche come quelle qui riportate, dovrebbe intraprendere istantaneamente misure per garantire quella prevenzione primaria che, sola, permetterebbe l’eliminazione dell’esposizione a fattori di rischio. Prevenzione primaria significa evitare che la malattia insorga; e si evita che la malattia insorga eliminandone i fattori causali e selezionando e trattando gli stati di rischio. Il Governo che attualmente siede in Parlamento, dunque, già illegittimo per la riconosciuta incostituzionalità della legge elettorale, si rende inoltre responsabile dell’esposizione al rischio di migliaia di cittadini, nonostante la consapevolezza delle conseguenze catastrofiche delle sue politiche.

Solo per fare un esempio: le evidenze scientifiche sono ormai incontrovertibili, l’operatività dell’Ilva di Taranto causa malattie e decessi, nonostante questo e nonostante l’azione della magistratura, quello cui assistiamo da parte del Governo è l’ennesimo, il nono, decreto Salva-Ilva e ammazza cittadini.

E, ancora, come ci suggeriscono Stefano Ciafani (direttore di Legambiente) e Riccardo Valentini (membro dell’Ipcc, la task force degli scienziati Onu che studiano il clima) nell’articolo di Michele Bocci apparso su la Repubblica, “nel periodo 2012-2014 la legge obiettivo ha destinato il 66% dei finanziamenti a strade e autostrade, il 15% alle metropolitane, il 12% alle ferrovie, il 7% all’alta velocità. Del programma “mille treni per i pendolari”, lanciato dal governo Prodi nel 2006 si sono perse le tracce: una buona quota dei 3 milioni di pendolari continua a essere costretta a usare la macchina.” Eppure, “basterebbe invertire gli investimenti. In Italia tre quarti del trasporto merci avviene sulla gomma, imputato numero uno per lo smog: bisognerebbe riallinearsi con l’Europa scendendo al 50%. Ma da un decennio i governi hanno distribuito circa 400 milioni di euro l’anno (250 nell’ultima legge di stabilità) in sgravi fiscali, riduzione del costo del carburante e minori pedaggi a vantaggio dei camion. Con i 4 miliardi di euro di fondi pubblici girati al trasporto su gomma si sarebbe potuto costruire una rete di tram in tutte le principali città: 200 chilometri.”

“Ci hanno fregato! […] Altro che, se ci hanno fregato. Hanno tolto il tram dalle città per darci gli autobus, che erano più moderni, dicevano. […] Sembra un secolo fa e sono passati solo pochi anni. Altro che modernità dell’autobus. Il tram non inquina, è economico, è razionale ai fini del traffico, non ha bisogno di corsie preferenziali, perché  ha le rotaie, è affidabile. E’ un mezzo di trasporto più moderno dell’autobus, anche se ha cent’anni.” [Renzo Piano, La responsabilità dell’architetto. Conversazione con Renzo Cassigoli, Passigli Editore 2004]

Ma il decisore è miope o colluso a tutti i gradi e livelli. Come spiegare altrimenti l’incredibile bruttezza e invivibilità di tutte le nostre città, di cui i disagi provocati dallo smog di questi giorni sono solo l’aspetto più evidente? Lo smog è la conseguenza di una cultura urbanistica del tutto assente o prostrata  ed asservita al mercato e alla politica o alla politica che è corrotta dal mercato (non cambia molto), di quella cultura urbanistica prostituitasi al ruolo di “facilitatore delle attività immobiliari” per dirla con le parole di Edoardo Salzano.

Perché mai si continua a consumare suolo agricolo? Perché le nostre città non hanno verde urbano (eppure è provato l’effetto benefico del verde sulla riduzione dell’inquinamento, a solo titolo esemplificativo rimandiamo a Nowak D.J., S. Hirabayashi, Al. Bodine, E. Greenfield, 2014. Tree and forest effects on air quality and human health in the United States. Environmental Pollution193, 119-129 World Health Organization, Ambient (Outdoor) Air Quality and Health The New Ecologist July 2009)? Perché si continua a preferire l’impianto di quartieri monofunzionali che, in assenza di adeguato trasporto pubblico, necessariamente comportano il ricorso alla mobilità individuale privata? Perché non si costruiscono reti di piste ciclabili? Perché si continua a preferire la grande distribuzione in anonimi capannoni in ambito extra-urbano o peri-urbano alla più sostenibile bottega di vicinato? Perché continuiamo a costruire involucri edilizi inefficienti dal punto di vista dei consumi energetici? Perché non si appaltano servizi di gestione dei rifiuti che puntino al perseguimento dell’obiettivo dei rifiuti 0 e si continuano a preferire sistemi di smaltimento, evidentemente omicidi, come la discarica o la termovalorizzazione (a proposito, il Governo vorrebbe costruirne altri nove nuovi e raddoppiare quello di Massafra)?

E poi, quand’anche tutte le implicazioni sanitarie non fossero sufficienti forse, una volta tanto, potrebbero tornare utili le implicazioni economiche perché già dal 2014 l’Italia è stata messa in mora dall’Unione Europea per aver disatteso le direttive sulla qualità dell’aria e, dunque, ogni anno continueremo, se non porremo adeguatamente rimedio, a pagare sempre più in costi sanitari aggiuntivi, in costi per le bonifiche e in multe.

“Pagheremo sempre più per respirare sempre peggio”. E smettiamola di crederla una casualità. E’ una scelta consapevole, pervicacemente perseguita e sostenuta da interessi economici inimmaginabili!

PASQUALE PULITO

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Pubblicato il 29|12|2015, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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