PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_12_2015

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“Come tu mi vuoi” è il paesaggio metropolitano _ L’identità attraverso le foto

Una processione della Settimana santa o una piazza assolata  in cui si riflette la facciata del duomo? Le onde che si infrangono sugli scogli o i tendoni dell’uva matura? Qual è l’identità del paesaggio metropolitano? O, meglio, si può parlare di identità riferendosi ad un prodotto della politica, come è appunto la «Città metropolitana»?

Un concorso fotografico, lanciato per dare una risposta a queste domande, ha prodotto la mostra «Contorni/Outline» allestita  nella sala del colonnato della ex Provincia, ora sede della «Città metropolitana», che resterà aperta fino al 20 dicembre (ingresso libero). Il fotoreporter Uliano Lucas, Maruzza Capaldi e Nino Volpe hanno selezionato un centinaio di immagini dalla montagna di scatti accumulata nei diversi workshop in cui si è articolato il concorso.  Ma dalla scelta possiamo ricavare una idea di identità?

Alla fotografia si chiede di assecondare quel «continuo processo di appropriazione identitaria che fa parlare i volti e le cose di una terra in modi sempre diversi», diciamo qui ripetendo le parole di Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti e presidente della associazione «Cuore di Puglia» che ha partecipato alla organizzazione dell’iniziativa. Ma serve davvero a questo scopo la fotografia? «In fondo il paesaggio – sostiene Maurizio Vitta nel suo libro “Il paesaggio. Una storia fra natura e architettura” (Einaudi ed.) – è scrittura, ovvero impasto di parole, idee, immagini, nel quale il sistema della ragione è costretto a sciogliere le sue rigidità per aderire elasticamente alla complessità del problema».

La rappresentazione del paesaggio come interpretazione della sua complessità è tema che attraversa le arti visive e già nel Quattrocento si afferma come centrale nella pittura europea. E noi oggi rivediamo le immagini del passato per «costruire» il paesaggio attuale, perché in effetti il paesaggio non si riduce alla fisicità di città e campagne, ma consiste nella consapevolezza con cui si abita un luogo e nella condivisione della sua immagine all’interno di una comunità. Le immagini del passato sono reperti indiziari, se non addirittura prove processuali della esistenza di un paesaggio. Esse costituiscono la ragione della memoria e quindi il fondamento della tutela del patrimonio culturale. Anche se – sia detto per inciso –  viviamo in un’epoca paradossale: aumentiamo la sfera della conservazione dell’antico fino al punto di produrre falsi (per esempio, il Petruzzelli ricostruito) ma non tuteliamo le testimonianze della modernità condannando il Novecento ad essere un secolo senza altre tracce – che non siano le immagini di architetture demolite – da consegnare agli anni futuri.

In questo paradosso, la costruzione di una immagine identitaria dell’area metropolitana barese ci restituisce – se dobbiamo affidarci al racconto plurimo di «Contorni/Outlines» – la tenace sopravvivenza di sagre e riti, tradizioni popolari e religiose spesso riconfezionate per un destino turistico e contaminate da ingredienti visivi tipici dell’immaginario globalizzato.

Accanto a questa materia da antropologi, c’è la retorica del paesello lindo e pinto, delle case di pietra e dei trulli appuntiti; si aprono vasti orizzonti sul mare o sulla Murgia, incapaci di resistere alla oleografia, tranne in rari casi. Come, ad esempio, quando la fotografia ci mostra la rossa voragine di una miniera di bauxite a Poggiorsini, oppure gli uffici del Baricentro a Casamassima circondati dalla campagna coltivata e incorniciati nel vuoto di un impianto per la pubblicità stradale.

Infine, il lavoro e i lavoratori: la panettiera di Santeramo sorridente nel suo negozio, il ciabattino in fondo alla sua bottega a Grumo, la bracciante alla vendemmia a Cellamare, la potatrice intenta nel vivaio di Cassano. Ma anche da questo punto di vista è la riproduzione dello stereotipo a connotare il riconoscimento identitario di una metropoli che preferisce l’illusione alla critica.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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