PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 09_12_2015

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Torri_Campus_Valenzano_progetto di Vito Antonio Parlante e Piero Petruzzella_ la piazza con le torri del rettorato

Nuovo Campus, Valenzano lascia e raddoppia _ Il Politecnico mostra i progetti

Non capita tutti i giorni di lasciare fuori della porta un finanziamento  da 67 milioni di euro. E non capita tutti i giorni che una amministrazione comunale rispedisca al mittente un progetto da 40mila metri cubi. Sembra incredibile, soprattutto con l’aria decisionista che tira, ma è accaduto: l’Università di Bari ha archiviato il progetto delle nuove sedi dei dipartimenti di Agraria e di Scienze biotecnologiche, nonostante avesse già ottenuto nel 2011 il via libera del Cipe (il comitato interministeriale per la programmazione economica); il Comune di Valenzano ha dapprima cercato di ridurre di un terzo le gigantesche dimensioni del progetto (erano previsti inizialmente 58mila metricubi) per poi rimettere in discussione il luogo stesso del nuovo insediamento.

Certo, sulla vicenda ha pesato anche un caso giudiziario (l’inchiesta Domino) che ha allungato le ombre di un interesse diretto della criminalità organizzata nell’attività edilizia e immobiliare, ombre in gran parte diradate. Fatto sta che l’attuale assessore all’Urbanistica di Valenzano, Porzia Pietrantonio, convince il sindaco ad imprimere una sterzata alla faccenda: «Quando abbiamo ricevuto il progetto preliminare – dice –  abbiamo fatto una riflessione: ma il campus universitario deve rimanere una struttura a se stante, senza il coinvolgimento della nostra comunità?». Richiamati a discutere da pari a pari con il Comune, l’Università, il Politecnico e il Ciheam, ne viene fuori l’idea di realizzare il nuovo campus in un’altra area, che già comprende gli insediamenti di Tecnopolis e un laboratorio di Idraulica del Politecnico. L’area insiste sulla strada di raccordo con la statale per Taranto, a confine con i territori di Capurso e di Cellammare e quindi – superando l’orgoglio di campanile – si pensa ad un coinvolgimento diretto di questi due paesi.

È in questo contesto che nasce l’impegno della scuola di Architettura: i corsi di progettazione urbana  (tenuti dagli architetti Carlo Moccia, Loredana Ficarelli e Annabruna Menghini) impegnano gli studenti sul tema del nuovo campus. Il risultato è stato presentato la scorsa settimana nella chiesa di Ognissanti, nell’ambito di un convegno curato dall’urbanista Nicola Martinelli e intitolato «La città della conoscenza». Titolo quanto mai esatto, perché guardando le tavole di progetto esposte si vede bene che di una vera e propria città, si tratta. Un insediamento che si estende su una superficie quasi pari al centro storico di Valenzano, un sistema urbano dotato di strade e piazze, oltre che di edifici: le sedi universitarie e anche le residenze studentesche. Una «città di fondazione» – coerente con la tradizione italiana del disegno urbano – che si immagina però come espansione di Valenzano, distante solo mille metri dai margini del paese.

La voglia di città si esprime in linguaggi e soluzioni diverse, nelle quali si riconosce immediatamente l’impronta dei docenti. Gli studenti di Carlo Moccia, ad esempio, ne ricalcano i segni dell’appartenenza alla corrente della Nuova Architettura Razionale e delle frequentazioni con Jan Kleihues e Christian Rapp. Ricorre in questi progetti l’immagine di una torre. Un tema controverso: ogni epoca ha il suo nemico e questi sono tempi avversi ai grattacieli. Ma l’ipotesi di edifici alti ci spinge ad approfondire il ragionamento. Infatti esprime senza dubbio l’intenzione di fissare nel paesaggio un Landmark, cioè un oggetto visibile da lontano, grazie al quale orientarsi nel territorio (come avviene per esempio con un campanile). Ma l’edificio alto esprime anche il bisogno di densità del costruito, che è poi il carattere proprio della città europea.

È probabile che nei progetti questo ingrediente sia maturato in modo involontario, ma è la prova della contraddizione insita nell’idea della cittadella, con il suo carattere monofunzionale e autorecluso. La spinta alla densità tradisce in qualche modo almeno il dubbio se non la consapevolezza che la fondazione di un nuovo campus (e di quelle dimensioni!) va nella direzione esattamente contraria al risparmio di suolo, risorsa non rinnovabile.

È stata Annamaria Curcuruto, assessore regionale all’Assetto del territorio, ad affermare, concludendo il convegno: «Non vedo di buon occhio un campus così distante da Bari, assecondiamo invece la scelta di rimanere in città e di migliorare i servizi». Un invito a seguire piuttosto la  strada della riqualificazione e del riuso, in perfetta sintonia con le considerazioni di Michelangelo Savino (Università di Padova) e soprattutto di Francesco Infussi (Politecnico di Milano): «Sono affezionato – dice Infussi – a una idea di università la cui vita si confonde con quella della città. Vedere dalla strada la luce accesa dietro la finestra di una biblioteca, a mezzanotte, costruisce una forte empatia tra la città e l’università».

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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