PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_12_2015

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Edilizia a Carrassi, una piccola storia ignobile _ Il piano attuativo fatto a pezzi

Un gruppo di studenti del Politecnico di Milano è in questi giorni a Bari, impegnato in un tour di incontri, visite e sopralluoghi in città organizzati dall’architetto Laura Montedoro, la loro docente di progettazione urbana. Il «workshop di esplorazione» ha toccato ieri il quartiere Carrassi. Temi: caserma Rossani e Piano particolareggiato. O quel che ne resta, che è ben poco, oramai. I milanesi assortiti (nel gruppo anche spagnoli, giapponesi e iraniani) si sono ritrovati per pura coincidenza ad assistere alla fine ingloriosa di una cultura urbanistica improntata alla primazia dell’interesse pubblico.

Ci riferiamo al caso della annunciata demolizione del cinema Armenise che non darà luogo ad una trasformazione dell’intero isolato, con l’apertura di una strada e di una piazza, come previsto in origine del Piano particolareggiato, ma semplicemente alla  costruzione di un edificio residenziale. È l’effetto della delibera con cui l’ultima giunta Emiliano  ha modificato  quattro articoli delle norme tecniche del piano, lasciando una imbarazzante eredità alla nuova giunta.

La delibera 184/2014, cioè la variante al piano particolareggiato che ha azzerato le cosiddette unità minime è davvero estranea al procedimento amministrativo relativo all’intervento di ristrutturazione edilizia del Cinema Armenise? La lunga vicenda  dell’Armenise è una «piccola storia ignobile», diremo con Guccini, che ora qui riassumiamo per chi ha interesse, pur senza essere un ingegnere, un architetto o un assessore.

L’intenzione di demolire il cinema risale al 2009, quando i proprietari presentano al Comune di Bari un progetto a firma dell’architetto Margherita Liberio. Una doccia fredda: il 5 febbraio 2010 il direttore della Ripartizione urbanistica, Anna Maria  Curcuruto, comunica ai proprietari il diniego definitivo perché «in contrasto con le prescrizioni del Piano particolareggiato», ed esattamente con l’articolo 8 che prescrive l’unità minima d’intervento estesa all’intero isolato. Contro il no degli uffici i proprietari  ricorrono al Tar ma i giudici amministrativi, con la sentenza 599 del 14 aprile 2011, danno ragione al Comune.

L’anno dopo, ad agosto, i proprietari ci riprovano, con un  nuovo progettista, l’ingegner Giuseppe Bruno:  è  il Pdc 278/2012 al quale i tecnici comunali, qualche mese dopo, rispondono ancora con un  rifiuto: questa volta perché la «ristrutturazione»  è in realtà una completa sostituzione edilizia e quindi inammissibile. Tra le righe, un «suggerimento» accolto dai proprietari nel 2013 con un nuovo progetto (Pdc 256/2013): cinque livelli fuori terra, due corpi scala, 23 appartamenti in un palazzo che riproduce la «sagoma» del cinema da radere al suolo. E il permesso viene finalmente rilasciato il 17 febbraio 2015. Quasi due anni dopo la richiesta. Ma ne è valsa la pena, perché nel frattempo la giunta comunale ha approvato la variante alle norme tecniche, non certo per l’Armenise, ma la coincidenza è felice. Qualche mese dopo, comunque, l’immobile (e il relativo permesso di costruzione) è venduto alla ditta Lorenzo Giordano e Figli  srl di Altamura. È il 14 luglio scorso. Passa solo una settimana e il 21 luglio il Comune protocolla una nuova richiesta (Pdc 189/2015), che fa riferimento al permesso precedente, ma aumentando i piani dell’edificio (sette) e gli appartamenti (29) da realizzare grazie agli incrementi di volumetria assicurati dal «Piano casa».

Il permesso non tarderà ad arrivare perché il progetto «è coerente» con il Piano così come modificato da quella delibera 184 che avrebbe prese atto della difficoltà dell’amministrazione e del disinteresse degli imprenditori locali a realizzare le grandi ristrutturazioni urbanistiche a Carrassi. Ma il Comune, nei dieci anni di operatività del Piano, quante volte ha mai proposto ai fondi immobiliari investimenti complessi a Carrassi? Quante volte ha illustrato il piano particolareggiato nelle fiere del Real Estate e addirittura in rassegne come Urbanpromo cui ha partecipato in vent’anni con assiduità?

L’urbanistica richiede tanto sintonia con le capacità dell’imprenditoria locale quanto iniziativa politica sui mercati nazionali e internazionali. Ma intanto qualcuno domani mattina, acquistando per esempio quattro appartamenti fra le case operaie di via Giulio Petroni, potrà demolirle e ricostruirle aumentate, scrivendo così la parola fine anche alla possibilità di trasformare radicalmente quel rione così degradato, a pochi metri dalla stazione Centrale.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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