PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 11_11_2015

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torre armeniseCarrassi, la densità è una torre con i piedi piantati sul cinema _ Armenise: demolizione e ricostruzione

Salvate il soldato Armenise! Gli amanti del cinema lanciano l’appello, sostenuti da cittadini e residenti del quartiere Carrassi, allarmati dalla notizia che la sala cinematografica è sul punto di chiudere e che l’edificio sarà abbattuto per lasciare spazio ad una nuova costruzione. «Se qualcosa si può fare, la si faccia» dice anche, dalle pagine della Gazzetta, l’onorevole Pino Pisicchio, che evidentemente non ha dimenticato quel periodo di gioventù in cui ha vestito i panni di assessore comunale alla cultura: il Nicolini barese, e sia detto senza ironia…

La fine di un cinema tocca le corde dei sentimenti di una comunità desiderosa di riconoscersi nei luoghi della memoria. Ma al tempo stesso suscita ragionamenti più «freddi» che investono le prospettive dei «multiplex» extraurbani: se dovessimo basare le nostre previsioni su quel che accade in Europa diremmo che la stagione delle multisale nei centri commerciali è già all’epilogo. Il cinema torna nelle città e diventa uno dei punti di forza della rigenerazione dei quartieri storici e centrali. Prima o poi accadrà anche a Bari e il successo del Galleria è ben più che un sintomo di questa tendenza.

Ma chi ha detto che sulla demolizione dell’Armenise sorgeranno solo appartamenti? Sul cinema costruito nei primi anni Cinquanta si impernia uno dei tre progetti «pilota» del Piano particolareggiato di Carrassi, approvato nel 2005 e quindi parte integrante del piano regolatore. E quel progetto prevede – tra le altre tante cose – non solo la ricostruzione di un cinema, ma anche la realizzazione di un teatro all’aperto.

Qualche mese fa al Comune è stata presentata la richiesta di un permesso di costruire che consiste appunto nella demolizione e ricostruzione del cinema Armenise. Non conosciamo il progetto, ma gli uffici ci assicurano che la richiesta è conforme al Piano particolareggiato. Le norme tecniche di attuazione del piano sono state ritoccate qui e là a marzo 2014 dalla Giunta (delibera 184) ma non sembra che le novità  cambino qualcosa nelle previsioni circa l’Armenise. E allora ci chiediamo: in che modo la richiesta del permesso di costruire risponde alle prescrizioni del piano?

Quello dell’Armenise è, nel piano, una delle tre «unità minime» dotate di progettazione architettonica. Si prevede  la realizzazione di un nuovo cinema oppure la conservazione dell’edificio esistente, costruendovi introno. Comunque, viene salvaguardata la funzione-spettacolo. Ce lo conferma l’architetto Arturo Cucciolla che è il capogruppo dei progettisti autori del Piano particolareggiato, al quale hanno dato il loro contributo l’urbanista Dino Borri e gli architetti Bisceglie, De Bellis, Maffei e Cinzia Palmiotto  (coordinatrice), più una serie di collaboratori.

La strategia che caratterizza il piano è «densificare l’area con scelte tipologiche e funzionali adatte ad aprire vuoti pubblici urbani e ad introdurre funzioni tutte indispensabili per la riqualificazione urbana». Un esempio è costituito appunto dall’intero isolato compreso tra via Giulio Petroni, via Pasubio e via Isonzo. Un isolato doppio, frutto di una «patologia urbana», che viene curata con l’apertura di una nuova strada a collegare via Carnia con via Baracca. Su questa nuova strada si apre uno spazio pubblico, un giardino, quasi il sagrato del nuovo edificio, una torre alta che poggia su un alto basamento con porticato continuo. Al piano stradale c’è il cinema e al di sopra di questo un teatro all’aperto. Fino all’altezza di venti metri il progetto prevede la possibilità di realizzare attività alberghiere e uffici. La parte superiore, fino a 70 metri di altezza, è invece destinata alla residenza.

L’idea di un piccolo grattacielo a Carrassi suscitò anche qualche dissenso, all’epoca della approvazione del piano. Ma alla prova del tempo non si può certo negare che l’idea conservi intatta la sua forza: una dimostrazione concreta della possibilità di «costruire nel costruito» migliorando la dotazione di spazi pubblici, ripagando l’investimento privato, dotando di un landmark moderno l’intero quartiere sviluppatosi nel corso del Novecento in assenza di un progetto urbano.

Se è vero che la strada per il salvataggio delle città passa attraverso la rigenerazione urbana, la densità e il consumo zero di suolo, questo è il caso in cui le belle teorie possono incontrarsi con la buona pratica. Oppure per assistere ancora una volta alla frustrazione del governo democratico delle trasformazioni urbane.

di NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

 

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