Polo delle arti e delle culture contemporanee

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polo margherita 3Le arti di Decaro hanno seppellito l’arte privata di Emiliano

Il «Museo della merda» l’ha già realizzato, in Val Padana, per l’industriale del «grana» Gianantonio Locatelli. Ora mette anche la sua firma sul futuro «Polo delle arti e delle culture contemporanee», articolato fra il teatro Margherita, l’ex Mercato del pesce e la Sala Murat. L’architetto Luca Cipelletti, leader dello studio milanese Ar.ch.it è il consulente per l’allestimento museografico che affianca i progettisti della Soprintendnza, Emilia Pellegrino e Anita Guarnieri.

Come sia capitato a Bari, Cipelletti, non è un mistero: è amicissimo di Massimo Torrigiani, il critico d’arte al quale il sindaco Antonio Decaro ha affidato il coordinamento scientifico del «Polo del contemporaneo». Ieri, alla presentazione dei bandi per i lavori di restauro, i due dimostravano grande intesa nel concepire il «polo» senza inseguire modelli in giro per il mondo, ma come «l’invenzione di un luogo che non c’è e che sarà unico, perché nasce qui, adesso», dice Torrigiani. Non dev’essere stato facile convincere gli architetti della Soprintendenza – vestali della filologia e di quella credenza del «com’era, dov’era» che ha prodotto mostri del falso come il Petruzzelli – a misurarsi con il linguaggio del contemporaneo, a rinunciare agli stucchi e alla porporina. Decaro ha rivelato che il braccio di ferro c’è stato, ma la consegna era di non far trapelare nulla «per evitare polemiche».

Ci sarà modo e tempo per giudicare il progetto architettonico, intanto si può apprezzare l’idea di legare i tre immobili con assi di attraversamento che realizzano un unico spazio pubblico, direttamente e gratuitamente accessibile. Ma soprattutto si deve sottolineare l’intenzione di conservare la «qualità tipologica» del Margherita, cioè il fatto che sia un teatro, un luogo in cui le strutture e gli spazi sono organizzati in funzione dell’attività di spettacolo. E ciò non era per nulla scontato: ricordiamo bene il progetto del «Bac», affidato dalla Fondazione Morra Greco all’architetto britannico David Chipperfield con la missione di trasformarlo in un museo, sul tipo della Kunsthalle. Ora quel progetto è definitivamente archiviato, non senza il sincero rammarico di aver perduto la possibilità di veder nascere qui a Bari l’opera di uno dei più grandi architetti oggi presenti sulla scena mondiale. Ma a che prezzo!!! Quel progetto – nel quale forse non credeva nemmeno il suo autore – era funzionale ad una idea alquanto bizzarra da realizzarsi attraverso una fondazione mista (pubblico-privato) che affidava tutta la gestione al privato (la Fondazione Morra Greco) ma con investimenti esclusivamente pubblici.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha provato ieri, con l’abilità che gli appartiene, a tracciare una continuità tra il suo «Bac» e il nuovo «Polo». Ma è evidente, al di là del bon ton istituzionale, che oggi si realizza una cesura netta rispetto alla politica culturale perseguita dalla precedente amministrazione comunale.

Ora si viene a sapere che la riapertura del Margherita costerà 5 milioni di euro, cioè meno di un terzo di quanto si sarebbe dovuto spendere – di soldi pubblici – per realizzare il progetto di Chipperfield. I due progetti sono certo incomparabili e quindi anche i budget ma, come dice Torrigiani, «lavorare con risorse ridotte è positivo. Io vengo dalla cultura autonoma e indipendente e per me prima vengono le idee e poi i soldi. Cinque milioni di euro sono stati una… fortuna: ci hanno costretto al minimo e alla semplicità».

Non nascondono il loro disappunto per le esequie del Bac i locali «professionisti delle arti visive». E nemmeno una certa irritazione per la promessa di Torrigiani che vuole «scardinare l’elitarismo e il paternalismo».

di NICOLA SIGNORILE

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”

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Pubblicato il 20|09|2015, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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