Una comunità la riconosci dal traffico

Dilagano ultimamente ordinanze di sindaci (meridionali come settentrionali) che tentano di arginare la deriva verso cui inesorabilmente procedono gli spazi pubblici del nostro (bel) Paese. Ordinanze che si manifestano in tutta la loro inefficacia, essendo atti estremi, che poco hanno a che fare con l’amministrazione sapiente di una città, indice di governatori messi con le spalle al muro da una società incontrollabile. Sarebbe l’ora di chiedersi da cosa dipenda il senso civico di un cittadino, in quanto tempo e come sia possibile ristabilirlo. E quali siano le politiche trasversali, attualmente adottate, che incentivano il mancato rispetto dello spazio pubblico o viceversa lo contrastano. Infine: quali competenze possono aiutare sindaci e amministrazioni nel ripensare gli spazi pubblici e le regole necessarie per la loro difesa? Ciò che è fuori discussione è l’immagine dell’Italia come il paese dei balocchi, e non tanto agli occhi degli immigrati (che invece sono sempre i primi destinatari delle suddette ordinanze, in un’atmosfera sempre più proibizionista, ma controproducente), quanto agli occhi dei turisti facoltosi che si sentono liberi di fare quello che nelle loro città non possono fare. Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il fatto quotidiano martedì 1 settembre 2015.

Vivo spesso a Londra. La quotidianità, qui, è molto diversa dall’Italia e induce a frequenti riflessioni. Oggi vi parlo del traffico. Londra è una città molto grande e le sue strade, tranne alcune, piuttosto strette. Eppure il traffico è scorrevole e gli ingorghi, anche in luoghi molto frequentati dai turisti, sono rarissimi.

La ragione? La circolazione è ordinata. Ogni incrocio regolato da semafori reca una scacchiera di strisce gialle: stanno a indicare l’area dove non si può stazionare. Dunque, se il semaforo segna verde ma le automobili al di là del l’incrocio non si muovono, anche quelle che potrebbero avanzare restano ferme. Il semaforo può cambiare colore 2, 3, N volte, se il traffico non riprende nessuno avanza e l’area dell’incrocio resta libera. Così l’altra fila di automobili, quando è il suo turno, può passare.

La luce gialla, poi, che in Italia dura una vita, a Londra è brevissima, pochi secondi. Si accende sia dalla parte del rosso che da quella del verde. Nessuno brucia i semafori e i guidatori fermi al rosso possono partire appena scatta il verde senza timore di essere centrati da qualche velocista ritardatario (ritardato, in verità). Ancora, molte strade strette sono tuttavia a doppio senso di marcia e con vetture in sosta da ambedue i lati. Due automobili affiancate non ci passano. Sempre il primo conducente che trova un piccolo spazio (un passo carrabile, un incrocio) si ferma e lascia passare l’altro. Non ho mai visto nessuno procedere fino a finire muso contro muso con l’altra vettura e sfidare il conducente a fare retromarcia. Per finire sul traffico, nessuno parcheggia in sosta vietata e tutti pagano il ticket.

Tutto questo, come ho detto, fa pensare. Perché gli autisti che guidano a Londra si comportano come ho descritto? Sono più educati e civili? Sì e no. Per meglio dire, lo sono senz’altro ma come conseguenza secondaria di un atteggiamento sociale che in Italia è sconosciuto. Nel nostro Paese prevale l’indi vidualismo, l’ab itudine a risolvere il proprio problema senza tener conto dei problemi degli altri, anche a loro dispetto. Si invade l’area dell’in – crocio anche se non si può proseguire perché, quando finalmente la fila si muoverà, si è certi di proseguire; se, per fare ciò si blocca la fila che arriva dalla direzione perpendicolare, poco male: sto risolvendo il mio problema, di quelli altrui non mi interessa. Per questi stessi motivi si passa l’incrocio con il semaforo giallo, affrontando rischi anche gravi. E si tenta di intimidire quello che arriva in senso contrario, ben decisi a passare per primi. E si parcheggia dove fa comodo, in seconda, terza fila, incuranti delle difficoltà create agli altri.

In un contesto come questo è ovvio che le regole sono considerate inutili, anzi dannose. Le regole servono per contemperare gli interessi; ma se l’unico interesse da far prevalere è sempre e comunque quello personale, che bisogno ce n’è? Ma è anche ovvio che questo atteggiamento non è limitato al traffico. L’individualista a oltranza adotterà sempre questi metodi, in qualsiasi contingenza della sua vita: è la sua natura. Peccato che si tratti di metodi cretini: al prossimo incrocio qualcun altro avrà avuto la stessa idea e, anche se la strada fosse libera, si rimarrà bloccati. Così come costruirsi la villetta sulla spiaggia in barba alla legge produrrà l’unico risultato di essere circondati da decine di stamberghe e vivere in mezzo alla spazzatura. Ma, come diceva una vecchia irripetibile barzelletta, a noi piace così.

Bruno Tinti

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Pubblicato il 03|09|2015, in Contributi con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Io guido a Londra e in Italia. Sono d accordo con il tuo punto di vista. Ho anche fatto scuola guida sia in Italia sia a Londra e credimi i due approcci sono agli antitesi. Buonagiornata

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