Archivio mensile:settembre 2015

PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_09_2015

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Mediterraneo made in Japan alla Rossani _ Fuksas, delude il nuovo progetto

Non si finisce mai di imparare! Ora si scopre che la «Jacaranda mimosaefolia» – pianta originaria della Bolivia – è una specie autoctona della Puglia centrale e che la «Sophora japonica» – a dispetto del nome giapponese – è un albero tipicamente mediterraneo. Almeno questo è quel che vuol farci credere il progetto definitivo per  la prima area del parco Rossani consegnato dallo studio dell’architetto Massimliano Fuksas al Comune di Bari e presentato lunedì scorso al fortino Sant’Antonio.

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PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_09_2015

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Teatro Margherita, nuovo arsenico e vecchi merletti _ Nasce il «Polo contemporaneo»

«Non è meglio abbatterlo?». Ogni volta che si torna a parlare del teatro Margherita e del suo restauro c’è qualcuno che lancia la proposta della demolizione, magari con l’aria di aver avuto un’idea originale. In effetti il teatro galleggiate avrebbe dovuto scomparire già diverse volte, almeno fino a quando non è stato vincolato dallo Stato come bene culturale, esattamente il 9 gennaio 1981, data del decreto ministeriale. Una decisione che fece andare su tutte le furie Ludovico Quaroni, maturata proprio  mentre l’architetto romano lavorava al piano regolatore di Bari.

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Polo delle arti e delle culture contemporanee

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polo margherita 3Le arti di Decaro hanno seppellito l’arte privata di Emiliano

Il «Museo della merda» l’ha già realizzato, in Val Padana, per l’industriale del «grana» Gianantonio Locatelli. Ora mette anche la sua firma sul futuro «Polo delle arti e delle culture contemporanee», articolato fra il teatro Margherita, l’ex Mercato del pesce e la Sala Murat. L’architetto Luca Cipelletti, leader dello studio milanese Ar.ch.it è il consulente per l’allestimento museografico che affianca i progettisti della Soprintendnza, Emilia Pellegrino e Anita Guarnieri.

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Biblioteche, scene da una catastrofe

Biblioteca Nazionale di Firenze

Biblioteca Nazionale di Firenze

La biblioteca è un bene comune irrinunciabile; una società civile ne ha bisogno e nessuna crisi dovrebbe  mai decretarne il sacrificio. Quasi tutti i governi occidentali hanno bilanci pesantemente in rosso e, conseguentemente, il taglio della spesa è, ormai, una necessità non solo italiana. L’Italia, però, a differenza degli altri Paesi, continua a sacrificare sull’altare del pareggio di bilancio il meglio che ha, quello che contiene, in nuce, la possibile soluzione a tutte le crisi: la cultura.

Pubblichiamo un interessante articolo apparso sul Corriere della Sera sabato 12 settembre 2015.

Ah, la biblioteca di Alessandria! Ah, la biblioteca di Sarajevo! Ah, la biblioteca di Mosul annientata dall’Isis! Dite voi: è normale sospirare sulla storia cancellata dagli «altri» e chiudere gli occhi davanti alle condizioni in cui versano le nostre biblioteche, i nostri archivi? Certo, Dario Franceschini ha solennemente promesso che questo sarà «l’anno delle biblioteche e degli archivi» annunciando «otto milioni in più». Speriamo.
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Una comunità la riconosci dal traffico

Dilagano ultimamente ordinanze di sindaci (meridionali come settentrionali) che tentano di arginare la deriva verso cui inesorabilmente procedono gli spazi pubblici del nostro (bel) Paese. Ordinanze che si manifestano in tutta la loro inefficacia, essendo atti estremi, che poco hanno a che fare con l’amministrazione sapiente di una città, indice di governatori messi con le spalle al muro da una società incontrollabile. Sarebbe l’ora di chiedersi da cosa dipenda il senso civico di un cittadino, in quanto tempo e come sia possibile ristabilirlo. E quali siano le politiche trasversali, attualmente adottate, che incentivano il mancato rispetto dello spazio pubblico o viceversa lo contrastano. Infine: quali competenze possono aiutare sindaci e amministrazioni nel ripensare gli spazi pubblici e le regole necessarie per la loro difesa? Ciò che è fuori discussione è l’immagine dell’Italia come il paese dei balocchi, e non tanto agli occhi degli immigrati (che invece sono sempre i primi destinatari delle suddette ordinanze, in un’atmosfera sempre più proibizionista, ma controproducente), quanto agli occhi dei turisti facoltosi che si sentono liberi di fare quello che nelle loro città non possono fare. Pubblichiamo un interessante articolo apparso su Il fatto quotidiano martedì 1 settembre 2015.

Vivo spesso a Londra. La quotidianità, qui, è molto diversa dall’Italia e induce a frequenti riflessioni. Oggi vi parlo del traffico. Londra è una città molto grande e le sue strade, tranne alcune, piuttosto strette. Eppure il traffico è scorrevole e gli ingorghi, anche in luoghi molto frequentati dai turisti, sono rarissimi. continua a leggere

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