PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 05_08_2015

Disegno di Ludovico Quaroni per le Barene di San Giuliano

Disegno di Ludovico Quaroni per le Barene di San Giuliano

Piano urbanistico meglio farlo a carte scoperte _ Quaroni: «Quanti veti incrociati» 

Domani la giunta comunale ha in programma di approvare la delibera di indirizzo per il nuovo piano urbanistico. Come anticipato il 3 giugno scorso, l’amministrazione Decaro vuole che il lavoro fin qui fatto dal gruppo guidato dall’architetto Bruno Gabrielli venga riesaminato e corretto alla luce di alcune «novità» – chiamiamole così – che vanno dal programma del sindaco alla dimensione sovracomunale, di «area vasta», imposta dalla nascita nel frattempo della Città metropolitana.

Già prima che Decaro vincesse le elezioni e che nominasse la professoressa Carla Tedesco al ruolo di assessore all’Urbanistica, avevamo avanzato il dubbio, in questa rubrica, che né il Documento programmatico preliminare (prodotto dal gruppo guidato da Gianluigi Nigro), né quel che è dato sapere delle bozze del Piano urbanistico generale, avessero una dimensione metropolitana. Ma sarà un riflesso condizionato: dovendo dimostrare la distanza dal vecchio Piano Quaroni, si preferisce demolire proprio la parte più strategica di quel piano regolatore, piuttosto che cancellare i presunti «diritti acquisti». D’altra parte, Quaroni ricordava con nostalgia e delusione che una previsione fondamentale del suo progetto di città era «il riordino di tutte le comunicazioni fra Bari e gli altri Comuni della Puglia, attraverso una rete stradale che proiettasse all’esterno la trama delle vie del Murattiano. Perché, cioè, non fossero due cose diverse e separate il capoluogo e le altre città. Era stato curato il disegno, cioè l’andamento delle strade che invece è di solito considerata una cosa sola tecnica».

Era il 1982, quando Ludovico Quaroni rifletteva amaramente sulla sconfitta della sua «Variante generale al Piano regolatore di Bari», pochi anni dopo la sua adozione. «Sarebbe bastato vedere in faccia le cose per dire: non facciamone niente», confessava il professore romano in una intervista alla Gazzetta (15 dicembre 1982). E il suo pensiero andava ai mille ostacoli e ai veti incrociati su porto, stazione, aeroporto, lungomare, Bari vecchia: «Si ha contro non soltanto una pluralità di partiti – diceva – (…) ma si hanno contro, certamente, le Ferrovie, l’Anas, la Soprintendenza, Italia nostra, forse la stessa Regione, forse lo stesso Comune che nel frattempo è cambiato».

La delibera di indirizzo che ora l’assessore Tedesco ha messo sulla scrivania di Decaro applica alla formazione del futuro Pug una attività «partecipativa». Il che non significa annullare con una bacchetta magica i veti incrociati, ma cercare di tirarli fuori dai «salotti esclusivi» per giocare la partita della città a carte scoperte.

«A parte il fatto che un piano impedisce a qualcuno di guadagnare soldi sui terreni – diceva ancora  Quaroni – c’è l’altro fatto, più importante, che per attuarlo occorrerebbero molti, molti soldi che non ci sono. Una città ha bisogno di molti, molti soldi e di qualcuno che decida organicamente cosa bisogna fare». Ad oltre trent’anni di distanza da quella intervista se il Prg ora si chiama Pug, non sono cambiati però i termini della questione. Quaroni sottolineava la necessità di decisioni «organiche». Ebbene, che c’è di organico nell’aver affidato all’architetto Massimiliano Fuksas l’incarico di un masterplan che implica la costruzione di un nuovo quartiere da un milione e mezzo di metricubi di residenze a ridosso della ferrovia, dal momento che il nuovo piano urbanistico dovrebbe tagliare almeno 15 milioni di metricubi «avanzati» dal piano Quaroni?

Abbiamo l’impressione che l’esito del concorso «Bari centrale» si dimostrerà sempre più incompatibile con gli indirizzi della giunta Decaro al nuovo piano urbanistico, poiché non è mistero che i cardini della delibera domani in discussione sono il riuso e la rigenerazione urbana. Una ricognizione di tutto il patrimonio – pubblico e privato – in abbandono e la rigenerazione della fascia costiera Sud. E ancora una volta ci viene incontro il fantasma amico di un disincantato Quaroni: «Si potrebbero fare solo piccole cose – diceva alla Gazzetta -, ma ci vorrebbe una estrema buona volontà che non mi pare ci sia mai stata perché lo spirito mercantilistico fa guardare troppo da vicino gli interessi del metroquadro, del pezzetto di terreno. Bari è una città difficile e non ci sono soldi».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato mercoledì 05|08|2015 su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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