PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 22_07_2015

costa tra Mola di Bari e Polignano

Indietro tutta, costruiremo in riva al mare _ Paesaggio, cambio di rotta


Non abbiamo dovuto attendere molto per avere i primi segnali del cambio di rotta nella politica del territorio pugliese. L’occasione l’ha offerta il convegno organizzato dai giovani imprenditori edili (Ance), al quale ha partecipato la settimana scorsa l’architetto Annamaria Curcuruto, ex dirigente della Ripartizione urbanistica del Comune di Bari, di freschissima nomina ad assessore regionale all’Assetto del territorio.

Alla platea dei giovani edili che chiedono di mandare in soffitta la legge Galasso e quindi annullare il vincolo di inedificabilità sulla costa, Curcuruto ha risposto: «La legge Galasso era necessaria perché all’epoca non esistevano strumenti urbanistici adeguati per la tutela dell’ambiente, in particolare delle zone costiere. Oggi bisogna partire dalla tutela e procedere con la valorizzazione e la corretta fruizione anche delle coste».
Insomma, se ne può parlare, benché una legge dello Stato, come la legge Galasso  non sia cosa sulla quale la Regione possa mettere le mani. Diverso è il caso del Piano regionale del paesaggio: nella stessa occasione Curcuruto lascia intendere che si possa già cambiare, a pochi mesi della sua approvazione: «Alle sollecitazioni dell’Ance e dei Comuni, che hanno posto una serie di osservazioni rispetto al Pptr – dice la neoassessora – dovremo dare delle risposte e condividere percorsi nell’ambito di un processo partecipativo».

Raramente un atto legislativo è stato accompagnato da una densa e capillare attività di discussione e condivisione come lo è stato il Pptr e questo grazie alla tenacia di Angela Barbanente, l’assessore-urbanista del decennio vendoliano più stimata, anche dagli avversari. Ma naturalmente sul significato della parola «partecipazione» bisogna mettersi d’accordo. L’ex assessore comunale all’urbanistica, Elio Sannicandro, ha per esempio una sua idea: «Non bisogna farsi prendere dal provincialismo e dalla retorica della partecipazione fine a se stessa riproponendo modalità superate e improduttive (come in quest’ultimo periodo succede a Bari)», scrive l’ingegnere su un social network, commentando un recente articolo di Gianfranco Dioguardi sulla Gazzetta.
Il riferimento – neanche tanto velato – è al processo di partecipazione avviato dall’assessora Carla Tedesco sulla trasformazione della ex caserma Rossani. E si comprende il risentimento di Sannicandro, che ha visto sfumare un progetto ad altissimo rischio di speculazione edilizia e di privatizzazione, proprio sull’area della Rossani, per il quale si era assai impegnato. Fino al punto di aggiungere al novantesimo minuto gli otto ettari della Rossani  nel concorso «Baricentrale» per le aree ferroviarie. La partecipazione avviata dalla giunta Decaro (sulla spinta della occupazione della ex caserma, il primo febbraio dell’anno scorso) ha già prodotto dei risultati: ha smontato il progetto di Massimiliano Fuksas (affidato da Emiliano con un contratto fuori tempo massimo) e ha costretto l’archistar a modificare i suoi disegni secondo le indicazioni del laboratorio; ha iniziato a definire i criteri per la seconda parte del parco, aprendo subito il varco da via Gargasole e dando l’avvio  all’insediamento della biblioteca e della mediateca regionale; ha trovato il modo di accogliere anche le attività messe in piedi dal collettivo degli occupanti. Tutto in un anno, a confronto del precedente decennio trascorso tra inattività e abbandono, in attesa delle private legioni del project financing. Sarà pure «superata», ma non sembra affatto «improduttiva» né «retorica», questa modalità di partecipazione. Ugualmente, il progetto del «Parco del Castello» nasce dal dialogo con le associazioni e i comitati popolari che si sono mobilitati contro la costruzione della nuova sede del Genio civile nell’area di Santa Chiara e hanno dimostrato che non esistono temi specialistici sui quali non possano esprimersi con competenza i cittadini.

Da questo punto di vista, si capisce meglio l’attacco alla legge Galasso. Non si tratta solo della sorte di una fascia di costa larga qualche decina di metri, ma di quel principio sul quale si incardina la legge 431 del 1985: con la Galasso sono stati ristabiliti gli usi civici, cioè i diritti d’uso gratuiti che spettano agli appartenenti ad una stessa comunità. Una forma di riconoscimento della superiorità dei beni comuni sulla proprietà privata che è il tema urgente del dibattito urbanistico d’oggi.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Annunci

Pubblicato il 22|07|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: