PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 10_06_2015

palazzo Picos_2 | Bari (foto A. Muciaccia)

Libertà, nel caos c’è la regola per ricostruire _ Un’opera di Netti in via Crispi

C’è un palazzo, nel quartiere Libertà, che non passa certo inosservato con quel telaio di travi e pilastri dipinte di blu che si stacca con energia dal fondo color sabbia. Il palazzo è in via Crispi 142-143, lì dove c’era prima un basso edificio degli ultimi anni Quaranta, una costruzione di nessun valore stretta fra due alti edifici degli anni Settanta.

Il nuovo palazzo residenziale ha un nome: «Picos_2», che rimanda ad un altro palazzo, costruito in via Napoli, e all’impresa che lo ha realizzato (la Picos srl, appunto). Ma c’è dell’altro a legare i due edifici: i progettisti e il ruolo urbano. Anche questo progetto è firmato dall’architetto Lorenzo Netti e dall’ingegner Simeone Pilone, con la collaborazione dell’architetto Graziana Cito. E anche in questo caso (con le strutture di Davide Moronese, il progetto energetico di Antonio Stragapede, gli impianti tecnologici di Marco Pellegrini) si tratta di una sostituzione edilizia nel quartiere Libertà, limitata alla singola unità immobiliare, in mancanza di un piano particolareggiato in grado di governare la trasformazione urbana assumendo almeno l’isolato come unità minima. E tra le tante «incompiute» del Piano regolatore di Ludovico Quaroni, quello dei piani di dettaglio per il Murattiano e il Libertà, elusi per quarant’anni, è forse il crimine peggiore consumato sul corpo della città.

Lorenzo Netti con questo progetto aggiunge un nuovo capitolo alla sua personale ricerca sul «Moderno murattiano», tema al quale ha vincolato anche l’attività didattica degli ultimi anni, nel corso di Composizione architettonica al Politecnico. L’obiettivo è dunque stare dentro la vicenda urbana che ha attraversato per oltre un secolo la città consolidata, segnata da moltissima edilizia di infima qualità, ma anche da episodi di architettura  che vanno salvati dalla generica e populista sentenza pronunciata contro il «cemento» e «la speculazione». Netti indaga il rapporto che l’architettura migliore degli anni ‘60 e ‘70 riuscì a stabilire a Bari con quello stesso stile neoclassico di cui pure contribuiva a cancellare le testimonianze residue con le poderose sostituzioni. E grazie a questa indagine Netti riporta alla luce una legge costante di misure e moduli e ritmi, che egli definisce «moderno murattiano». C’è insomma una sotterranea continuità tra Otto e Novecento che risiede soprattutto nelle facciate, nella parte pubblica della proprietà privata.

«A volte il contesto – sostiene l’architetto David Chipperfield nel volume Form Matters (Electa ed.) –  può fornirci un’ispirazione, ma è un dato di fatto che per un architetto le sfide più appassionanti sono le situazioni in cui l’ambiente gli offre pochi suggerimenti. La valutazione della tipologia e delle forme architettoniche deve far parte del contesto che imponiamo a noi stessi, un contesto non dettato da un’autorità esterna ma dal nostro stesso processo di elaborazione dei concetti». Al punto di vista di Chipperfield ci pare sia perfettamente aderente la riflessione di Netti che in via Crispi ha esaltato il carattere autonomo della facciata come territorio della composizione,  sottolineando la sua natura grafica: un telaio nel quale i pieni e i vuoti, le logge e le finestre e gli scuri sono ripartiti in una immagine random, apparentemente casuale, in cui tuttavia permane la regola sottesa: in questo caso i sei pilastri o meglio i quattro moduli che si rincorrono con frequenze diverse in ciascuno dei quattro piani e nella forma perfettamente quadrata che li contiene tutti.

«Ci siamo spinti fino al limite massimo della semplificazione formale» dice Netti, rivelando però quanta complessità sia costata questa apparente purezza, una complessità che si annida nei dettagli tecnici, dal breve distacco del telaio da terra, all’arretramento del piano attico, alla scomparsa di tubi, grondaie e canalette all’interno delle paraste e degli infissi che reggono i parapetti di vetro, dei binari – all’interno del solaio – su cui scorrono le persiane.

Ritroviamo il telaio in facciata in altri precedenti lavori dello studio Netti Architetti, in particolare nel complesso residenziale «Il Faro» a Bari, che è di una quindicina di anni fa. Indizio, se non prova del peso che l’estetica del Moderno ha nella  formazione e nella carriera di Lorenzo Netti. Ma in quest’ultimo lavoro il rapporto con la griglia razionalista si arricchisce della rilettura critica condotta in tempi recenti da architetti come Peter Eisenman e soprattutto Chipperfield, che infrange il mito della simmetria all’interno della gabbia ortogonale: pensiamo alle case popolari di Villaverde a Madrid. E le immagini di quell’opera risuonano nel palazzo di via Crispi non meno delle pitture dei maestri di De Stijl, Mondrian e Van Doesburg. Una costante culturale, per Netti.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 10|06|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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