PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 03_06_2015

Lungomare, una tavola del Piano urbanistico generale (2013)

Città sotto esame «Un massacro ma è necessario» _ Nuovi indirizzi al piano urbanistico

«Sarà un massacro necessario». Sottoporre la bozza del futuro Piano urbanistico generale alla «partecipazione popolare» – dice l’assessore comunale Carla Tedesco – sarà forse rischioso, certamente impegnativo. Ma sottoporre una idea di città degli anni a venire alla discussione con i cittadini prima che la bozza sia esaminata in Consiglio comunale, è tutt’altro che «un’ingenuità», come sostiene invece il consigliere di opposizione Domenico Di Paola.

A parte il fatto – ricorda Tedesco – che si tratta di un passaggio obbligatorio, previsto dalla legge regionale.

Dunque la «fase partecipativa» inizia dopo il 16 giugno con gli incontri informativi che si terranno al Fortino, sede dell’Urban center. Con un rinvio di un paio di settimane – per cause di forza maggiore – che torna utile: nel frattempo la giunta comunale dovrebbe approvare una delibera di indirizzo per i progettisti del Pug. Anche se – a rigor di logica – la delibera avrebbe dovuto precedere e non seguire le bozze del piano strutturale e del piano programmatico che sono state già da tempo consegnate al Comune e «validate» dagli uffici.

«Le bozze – spiega Carla Tedesco – vanno riviste alla luce degli indirizzi di giunta». E anche delle decisioni più recenti, per esempio la destinazione dell’area delle casermette al Polo della giustizia e la creazione del «Parco del Castello».

La delibera di indirizzo è ancora in cottura, ma siamo in grado di anticiparne i contenuti essenziali. L’incarico di formare il nuovo piano regolatore al gruppo guidato da Bruno Gabrielli risale ai tempi della giunta Emiliano: va da sé che bisognerà «allineare» quel che è stato finora prodotto con il «programma del sindaco» di Decaro e con la novità della Città metropolitana. Non è che si dovrà ricominciare da zero: il documento programmatico preliminare realizzato dal gruppo dell’architetto Gian Luigi Nigro e anche i primi atti del Pug contengono un tesoro: il più completo e aggiornato quadro di conoscenze del territorio che la città abbia mai avuto e, peraltro, coerente con il Piano regionale del paesaggio.

Il nuovo indirizzo della giunta non inciderà su questo patrimonio ma forse costringerà gli architetti e gli urbanisti di Gabrielli a modificare la rotta fin qui tenuta. Sullo sfondo della delibera in gestazione c’è una riflessione teorica che potrebbe spostare sensibilmente senso e forma del Pug, perché investe il ruolo della città Bari. I modelli di sviluppo economico degli anni ‘50 e ‘60 erano impostati sui «poli industriali» e quei modelli sono stati applicati, in Puglia, a Bari, Taranto e Brindisi, con le conseguenze ben note in termini di espansione della città e di attrazione dalla campagna. Oggi, mezzo secolo dopo – è questo il ragionamento che fa l’urbanista Carla Tedesco – i territori-poli faticano a trovare nuovi modelli di sviluppo, alternativi a quello industriale, e invece emergono i «territori marginali», che fanno meno fatica a intraprendere percorsi diversi. I territori marginali (cioè la direttrice Altamura-Matera e quella del Sud-Est, fino alla Valle d’Itria, per quel che riguarda Bari), stanno più facilmente nella contemporaneità postmoderna.

«Il ruolo di Bari – afferma Tedesco – si gioca a diverse scale (dall’area vasta alla dimensione urbana interna) sul dialogo che essa saprà intraprendere proprio con i territori marginali». Non sfugge – a chi conosca i primi documenti prodotti dal gruppo di Gabrielli – la distanza che separa da queste riflessioni lo spirito del Pug in formazione (che possiamo definire di una città centralistica e autoreferenziale, caratteri già notati, per esempio, dall’architetto Ferrari). La prossima delibera di indirizzo insisterà sugli obiettivi strategici del riuso urbano e del risparmio di suolo. Bene, ma quali garanzie abbiamo che dietro le buone intenzioni non si nascondano assai meno nobili scelte che contraddicono i proclami? In che modo, insomma, la rigenerazione urbana non si trasformerà nella porta attraverso la quale potranno fare l’ingresso trionfale i famigerati «crediti edilizi» a garanzia dei presunti diritti acquisiti della proprietà fondiaria?

«I crediti edilizi non esistono in Puglia», risponde con fermezza Carla Tedesco. «Certo bisognerà prevedere meccanismi di perequazione, ma solo in determinate aree da riqualificare. Un nuovo piano è un piano nuovo. È un atto rifondativo della città. Perché il contrasto al consumo di suolo – spiega Tedesco – non sia una proclamazione vuota, bisogna essere laici. Il criterio del riuso deve essere applicato anche al patrimonio edilizio più recente e tutto deve rientrare nel bilancio urbanistico: legge 80 e legge 16 e anche la modifica dell’articolo 39 delle Norme tecniche di attuazione».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Annunci

Pubblicato il 03|06|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: