PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 13_05_2015

1146752_10201606296462297_712357866_oUn secolo Bauhaus e non è detta l’ultima parola _ Un progetto barese per il museo di Dessau

C’è anche un progetto concepito a Bari, tra le 815 idee che partecipano al concorso internazionale di architettura per la costruzione del Museo del Bauhaus a Dessau. Il numero dei concorrenti, provenienti dal tutto il mondo, testimonia la forza che tutt’oggi esercita l’esperienza del Razionalismo tedesco sulla cultura globale degli architetti. Una sorpresa anche per Claudia Perren, a capo dell’istituzione di Dessau: lo scorso gennaio aveva sperato le adesioni si fermassero sotto la soglia di cinquecento, immaginando il lavoro titanico che aspetta ora la giuria. I sette componenti della commissione devono scegliere fra qualche giorno solo trenta proposte e fra queste, al termine della seconda fase, il vincitore che sarà deciso il 3 settembre. Calendario serrato: i lavori  inizieranno nel 2016 e termineranno nel 2019, in tempo per il centenario della fondazione del Bauhaus.

Lunghi capelli biondi e occhiali alla Heiner Müller, nata nel 1973 a Berlino Est, tornata nell’ex Ddr dopo aver insegnato architettura e urbanistica per nove anni a Sidney Claudia Perren spiega: “Vogliamo una affermazione contemporanea per il Bauhaus. Non si tratta di modificare uno dei progetti del Bauhaus non realizzati, per sistemare degli oggetti. Al contrario, si tratta di un confronto attuale ed io ne sono molto coinvolta: spero di essere positivamente sorpresa del risultato”.

Fra gli oltre ottocento gruppi concorrenti non saranno tutti archistar, come ad esempio Sauerbruch e Hutton, che hanno costruito nei pressi del futuro museo una scatola di vetro per la nuova sede del dipartimento dell’Ambiente. “Mi auguro – dice Perren a Deutschlandradio – di ritrovarmi qualcosa per cui non debba pensare che mi ricorda i lavori di Sauerbruch e Hutton. Non perché non mi piaccia la loro architettura, ma perché realmente spero che venga creato un nuovo approccio alla storia del Bauhaus. Non vogliamo essere sempre il mittente, perché possediamo la originale e migliore collezione, ma anche il destinatario dell’azione del museo: si tratta di imparare retroattivamente come si è evoluto il Bauhaus.”

Il gruppo di progettisti baresi in lizza annovera anche la presenza di un architetto tedesco: non possiamo rivelare la loro identità perché le regole del concorso impongono l’anonimato, in questa fase. Ma nulla ci impedisce di registrare l’atteggiamento con cui il gruppo ha affrontato il tema. Lo si può leggere, nella relazione, a chiare lettere: i progettisti sono partiti “dalla convinzione che non sia affatto esaurita la vitalità delle idee delle avanguardie del Moderno – e che, di conseguenza, non sia per nulla convincente la direzione intrapresa dal post-modernismo o dal decostruttivismo” e per questo si sono collocati “intenzionalmente, nel progettare un museo del Bauhaus, nel solco della ricerca sia del Neoplasticismo, sia del Razionalismo di Mies van der Rohe e di Walter Gropius”.

L’attingere alla avanguardia olandese De Stijl è chiarissima nell’attrezzatura espositiva della sala: pannelli sospesi su un percorso elicoidale, come superfici di scatole esplose che si dispongono in file ortogonali (una citazione del quadro di Van Doesburg: “Rhythm of a Russian Dance”). Ma tutto questo nuovo ordine avviene all’interno di una scatola pura, priva di pilastri o colonne a sostegno del soffitto. L’edificio è infatti una mega-traliccio metallico, una struttura spaziale la cui capacità di formare grandi spazi liberi con luci di ardite dimensioni trova origine nelle ricerche di Konrad Wachsmann, che portò la sua esperienza nel Bauhaus in Usa e lì diede impulso all’International Style. Non sappiamo se questo gesto di raccordo tra Wachsmann e il Neoplasticismo olandese sia un modo di vedere retroattivamente l’evoluzione del Bauhaus cui si riferisce la Perren, ma così a noi sembra.

Il progetto consiste in tre edifici, volumi a pianta quadrata, collegati da una costruzione sotterranea: il primo è la sala espositiva, gli altri due una palazzina per uffici ed un parcheggio.Particolare attenzione è stata dedicata all’inserimento urbanistico del museo, che ha comportato un nuovo assetto viario con l’obiettivo di riconnettere l’area universitaria con il centro di Dessau. E anche questo suona come una interpretazione dello spirito originario di Gropius e del suo gruppo: costruire edifici per costruire città. E suona come ulteriore protesta contro gli epigoni del Postmodern e le derive di quelle archistar che disseminano il paesaggio urbano di gigantesche sculture, muscoli anabolizzati della loro volontà d’artista. Ma indifferenti al destino delle città.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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