PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 25_03_2015

Planimetria dell'area oggetto del concorso Baricentrale

Planimetria dell’area oggetto del concorso Baricentrale | Progetto  dello studio  di Massimiliano e Doriana Fuksas

Preziosi arroganti sconfitti dal buon senso _ Kounellis, Margherita e Rossani

Teatro Margherita, Carboniera di Kounellis, Parco Rossani… ma poi come è andata a finire? O, almeno, a che punto siamo?

I tre casi, com’è noto, sono intrecciati fra loro. Cominciamo con l’opera al cortèn di Kounellis. Alla fine dovrebbero piazzarla nei paraggi dell’Archivio di Stato e della Biblioteca nazionale. Non sul piazzale anteriore, perché pesa troppo e potrebbe danneggiare i sotterranei: meglio dietro, vicino agli edifici permutati tra il Comune e il Demanio un mese fa e che dovrebbero ospitare i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale ancora oggi alloggiati nel Castello normanno-svevo. Lo sfratto dell’imponente opera del maestro dell’arte povera da piazza del Ferrarese sancisce (speriamo!) la conclusione di una storia di arroganza, ingenuità e leggerezza. L’arroganza di chi ha pensato di aver avuto una buona idea solo in virtù di una delega personale ad occuparsi di arte contemporanea in nome del Comune; l’ingenuità di chi si è fidato degli arroganti senza controllo e poi ha pensato di difendere l’onore ferito del grande artista organizzando traslochi in periferie meno ostili, per esempio Japigia; la leggerezza di chi non ha fatto i conti con le insidie dell’arte pubblica, che suscita reazioni di rifiuto da parte dei cittadini, quando è mal gestita. Come è puntualmente avvenuto.

La vicenda-Kounellis, nata da una mostra al Margherita, è comunque una metonimia della faccenda più complicata di quel teatro e dell’assurdo tentativo di farne una galleria di arte contemporanea. E infatti la soluzione finale segna il momento in cui dopo tre anni esatti va in soffitta il Bac, il progetto di fondazione a gestione privata ma con i soldi pubblici perseguito da Emiliano.
Forse per lenire il trauma, ora invece di Bac si parla di Pac che vuol dire «Polo delle arti contemporanee». Rimane l’idea di   mettere in stretta relazione funzionale il Margherita, il Mercato del Pesce e la sala Murat ma quale sarà il destino del teatro sul mare resta un mistero: il protocollo di intesa tra il Comune, il Demanio e il ministero dei Beni culturali ad un mese di distanza dalla sottoscrizione non è ancora pubblico. La novità è la nomina di Massimo Torrigiani alla guida del Pac. Il suo mandato è realistico: curare la programmazione delle arti visive nella Sala Murat: un paio di mostre all’anno. Torrigiani, poco meno che cinquantenne e barese, è un esperto internazionale. Sa di cosa si tratta e ci rassicura il fatto che non abbia esordito con programmi visionari (come direbbe l’assessore Silvio Maselli).

Se il Margherita verrà sottratto definitivamente al ricatto museale e restituito alla funzione teatrale (certo, declinata in senso sperimentale e performativo) si scioglierà anche il nodo della ex caserma Rossani, in cui un accordo mai disdettato tra Regione e Comune prefigurava la creazione di uno spazio per l’arte contemporanea. Se ne tornerà presto a parlare, nel secondo laboratorio di partecipazione che sta per mettersi in moto (lunedì scorso, nell’Urban center, si sono aperte le iscrizioni).

C’è chi è scettico circa l’efficacia del processo partecipativo messo in moto dalla amministrazione comunale ma non ci vorrà molto per verificare se lo scetticismo sia fondato oppure no. Il primo laboratorio (quello sull’area nord) si è concluso con la condivisione di alcuni principi che sono lontanissimi dal progetto preliminare consegnato da Massimiliano Fuksas al Comune. La parola-chiave del «manifesto del parco» è «permeabilità»: idro-geologica, sociale, energetica, dialogica. Il documento finale ribalta completamente il concetto di verde nello spazio pubblico, opponendo alla visione del giardino ornamentale quella della   vegetazione compatibile, degli orti e della boscosità, a partire dal verde esistente, fissando la soglia minima all’80% della superficie. Si vuole la demolizione del muro di cinta da sostituire con una barriera vegetale. Si smonta criticamente la concezione dello «skate plaza» ridotto ad innocuo spazio-giochi per restituire lo spazio ad un uso molteplice e creativo.

Ora la parola ritorna a Massimiliano Fuksas e al suo gruppo di paesaggisti barcellonesi. Sarà disposto l’archistar ad accettare l’idea che il suo progetto preliminare è inadeguato e inaccettabile? Cambierà rotta e strategia progettuale? Se ne può dubitare, dal momento che ha personalmente disertato l’incontro con il laboratorio di partecipazione in cui avrebbe dovuto illustrare la «sua» idea. E perché poi avrebbe dovuto? In fondo, a parte qualche slide, il suo progetto preliminare non è mai stato reso pubblico.

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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