PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_03_2015

area ospedale monopoliOspedale modello fra gli ulivi e i crediti edilizi _ L’idea di Renzo Piano a Monopoli

È scaduto solo da poche ore il termine di partecipazione alla gara di progettazione del nuovo Ospedale del Sud Est, che sorgerà sul confine tra Monopoli e Fasano.
Alla gara – bandita dalla Asl Bari – hanno potuto partecipare ingegneri e architetti, con i loro studi e consulenti, ma non è quel che si dice esattamente un concorso di architettura. Perché con la gara si selezionano offerte di «servizi di progettazione», secondo la filosofia dei lavori pubblici dominante in Italia. D’altra parte, ad evitare sorprese e stravaganti invenzioni, ormai vige in Italia il «modello dell’ospedale modello», con il decalogo dettato da Renzo Piano sotto la sorveglianza dell’oncologo Umberto Veronesi, quando era ministro della Salute.

L’«ospedale modello» di Renzo Piano non è l’ospedale a padiglioni (in voga nell’Ottocento e poi fino alla prima metà del Novecento: il vecchio Policlinico di Bari, per esempio) e nemmeno il «monoblocco» degli ultimi decenni (Asclepios, per intenderci). Ma del primo e del secondo Piano prende il buono e scarta  difetti. Dell’idea ottocentesca l’archistar recupera «il verde intorno ai padiglioni, che consente anche un risparmio energetico perché in estate abbassa la temperatura intorno agli edifici». Del monoblocco l’architetto  apprezza le innovazioni tecnologiche e la flessibilità degli spazi e la razionalità dei collegamenti, ma rifiuta l’esito «disumanizzante» di una macchina chiusa nella sua funzione. E allora via uffici e ambulatori dal piano terra e spazio per un’edicola, un parrucchiere, un negozio di fiori per far entrare un po’ di città nel monoblocco e rendere così «umanistico» un ospedale che mette allo stesso livello le esigenze dei medici e quelle dei pazienti e dei parenti.

Il «Nuovo Ospedale Modello», concepito ormai dieci anni fa, ha già avuto concrete realizzazioni: ci limitiamo a citare i casi di Gubbio e Gualdo Tadino, di Pordenone, di Vibo Valentia e Sibari, perché il progettista, Lamberto Rossi, è stato diretto collaboratore di Renzo Piano e dell’idea può considerarsi l’autentico interprete. Non ci sarà dunque da stupirsi se tra i candidati alla progettazione dell’ospedale di Monopoli e Fasano  spunterà  il suo nome. D’altra parte, il Modello-Piano è esplicitamente richiamato sin dalle prime due pagine nello «Studio di fattibilità tecnica», posto a base della gara. Un documento nel quale si descrivono i requisiti di sostenibilità ambientale, compatibilità paesaggistica, urbanistica ed idrogeologica.

Ma la scelta del luogo non convince tutti. È noto il braccio di ferro tra Fasano e Monopoli, meno conosciuto è il lavoro di verifiche svolto nella conferenza dei servizi che alla fine ha optato per quei 15 ettari di campagna in località L’Assunta (Sant’Antonio d’Ascula), vicino a due svincoli della Statale  16  e a tre chilometri dalla stazione ferroviaria di Egnatia. Sembra che questi aspetti di accessibilità abbiano avuto la meglio sulle cautele e i vincoli paesaggistici.

Il nuovo ospedale sorgerà ai piedi del costone della Murgia, in un uliveto, seppur privo di piante monumentali (ai sensi della legge regionale 14/2007). È questo che alimenta le perplessità di quegli architetti che hanno deciso di non partecipare alla gara. Nel piano urbanistico territoriale tematico del paesaggio l’area è classificata «Ambito territoriale esteso di tipo D», dunque risulta sottoposto a tulela. Nel Piano paesaggistico regionale il sito è classificato quale «paesaggio rurale – Murgia dei Trulli», è inserito nel Parco agricolo «Piana degli ulivi secolari» e, a salvaguardia della visuale della Loggia di Pilato, nelle «componenti dei valori percettivi».

Ma tutto questo non conta nulla, perché essendo un’«opera di assoluta necessità e rilevante interesse pubblico» avrà l’autorizzazione paesaggistica in deroga. Servirà comunque una variante al Piano regolatore di Monopoli, perché quell’area nel Pug è indicata come zona agricola. Tuttavia neanche questo sembra essere un ostacolo per Asl Bari e assessorato regionale ai Lavori pubblici. Anzi, si legge  nello studio di fattibilità, sarà l’occasione per sperimentare la cosiddetta perequazione, «permutando i terreni in esproprio con diritti volumetrici». I proprietari dei suoli, allora, dovrebbero entrare in un consorzio  di comparto con la Asl?  E soprattutto: quali volumetrie esprime un suolo agricolo, così considerevoli da poter essere trasferite nell’ambito del comparto, magari tra la Statale 16 e la costa?

Ecco, sorge il sospetto che ancora una volta, dietro la parola magica della «perequazione» venga fuori il mostro osceno dell’urbanistica italiana: il credito edilizio, futura moneta del mercato immobiliare.

(pubblicato mercoledì 18|03|2015 su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Annunci

Pubblicato il 20|03|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: