PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_02_2015

L'uomo di Altamura

L’uomo di Altamura

Cadaveri eccellenti per lo spettacolo dell’archeologia _ Palese neolitica e l’uomo di Altamura 
Alla costruzione di una decina di villette a schiera, a Palese, si oppone un gruppo di cittadini. Non perché siano contro l’edilizia in generale, ma perché dal sottosuolo di quell’area è venuto alla luce un insediamento neolitico. Il terreno confina con la Punta, un sito archeologico già noto da una trentina d’anni, di cui dunque è senza dubbio l’estensione, con le nove sepolture in un tumulo.

Il gruppo di cittadini, che si è riunito venerdì scorso in una sala d’albergo, preme affinché nasca un parco archeologico e, intanto, perché sia almeno impedita la costruzione delle villette che cancellerebbe le tracce di una presenza umana di ottomila anni fa. La vicenda, a dire il vero, non appassiona i palesini (che sono anzi piuttosto orgogliosi di quel caos edilizio e urbanistico che è Palese) e infatti non erano numerosi alla riunione condotta dall’architetto Eugenio Lombardi, insieme a Silvio Cellamare, Gaetano Macina, Sante Sabatiello ed altri.

Per gli organizzatori dell’incontro è stata una autentica doccia fredda la lettera con cui il soprintendente all’archeologia della Puglia ha risposto all’accorato appello in difesa delle testimonianze di un passato che è anche quello di Bitonto, Giovinazzo, Terlizzi e naturalmente di Bari. In breve, il soprintendente Luigi La Rocca dice che non c’è motivo di negare il nulla osta alla costruzione delle villette, giacché un’area di 400 metri quadri è stata già indagata, la campagna di scavi è stata conclusa, i reperti (per lo più frammenti) prelevati perché vengano catalogati, restaurati e studiati dagli archeologi del Centro operativo di Bari. Quanto alla musealizzazione del sito, non se ne parla nemmeno: quelle buche nel terreno non avrebbero nulla da dire ad un turista, parlerebbero solo agli specialisti e a questi è già sufficiente il risultato degli scavi effettuati.

Ora, non è affatto insolito che gli archeologi decidano di sotterrare di nuovo quel che hanno studiato, se esso non possiede qualità “spettacolari”. Invece è il caso di soffermarsi su alcuni argomenti di La Rocca. Dettagli forse, però spie di una ideologia dominante nella burocrazia dei Beni culturali.

Primo, il fatto che il soprintendente sottolinei la natura privata della proprietà del suolo, il che presuppone un esproprio per acquisirlo al patrimonio pubblico ma non per l’apposizione di un vincolo diretto di inedificabilità. Naturalmente i proprietari si opporrebbero, forti di una sentenza del Tar che nel 2006, prima della scoperta archeologica, aveva cancellato un precedente vincolo indiretto. Ma non è un buon motivo per rinunciare a priori.

Secondo, il fatto di considerare le proprie decisioni opportune e indiscutibili giacché le indagini sono state condotte “secondo metodologie previste dalla prassi della ricerca archeologica (…) e, in ogni caso, di esclusiva competenza di questo Ufficio”.
L’autorità espressione della “esclusiva competenza” della soprintendenza affiora in un altro caso che vede in questi giorni La Rocca coprotagonista. È il caso dell’Uomo di Altamura, che potrebbe… perdere la testa per iniziativa di un consorzio (comprende l’università La Sapienza di Roma e l’Ateneo di Firenze) vincitore di una gara in cui era l’unico concorrente. Il soprintendente ha preannunciato il proprio parere favorevole, in via generale, alla rimozione del teschio dalla grotta di Lamalunga. La notizia ha messo in allarme le associazioni culturali altamurane, e in qualche imbarazzo il sindaco Stacca (la gara è stata bandita dal Comune). Ma soprattutto ha indotto il presidente dell’ente Parco della Murgia, Cesare Veronico, a ricordare di avere titolo ad essere informato e consultato. “Non siamo contrari a priori alla ricerca scientifica – ha detto Veronico – ma in tutto il Paese, in qualsiasi ambito, non si può più pensare di agire senza una condivisione con la società civile. Altamura mi sembra già rigida rispetto a questa decisione”. La risposta di La Rocca è all’insegna della autorità (e del paradosso): “Si sta facendo un dibattito sul nulla – ha detto in un confronto televisivo – perché non è stata presa nessuna decisione. Stiamo verificando la fattibilità dell’operazione. Il parere favorevole alla rimozione del cranio è subordinato alla possibilità che si possa concretamente fare senza danni al reperto”. Dunque, sulla sicurezza non si fanno “dibattiti preventivi”. Quel che conta è “valorizzare” il reperto, esponendolo in un museo, perché “allo stato attuale, nessuno può vedere questo cranio”.

Insomma non tutti gli scheletri sono uguali: quei nove di Palese non hanno nessun appeal turistico, mentre quello di Altamura è un cadavere eccellente.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

 

Pubblicato il 18|02|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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