PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 14_01_2015

palazzo di Giustizia _ piazza De Nicola, Bari _ ph. Ambienteambienti

Uffici comunali al Libertà, la spesa vale l’impresa? _ Via i tribunali: effetti collaterali

In guerra e in farmacia li chiamano «effetti collaterali». Un eufemismo per indicare i danni provocati a popolazioni innocenti oppure a organi sani pur di raggiungere un obiettivo. Sulla bontà dello scopo bellico si può senz’altro dubitare, la soluzione del problema dell’edilizia giudiziaria a Bari assomiglia invece ad una benefica strategia medica. La terapia presenta però qualche «effetto collaterale» che andrebbe ben considerato.

Individuata la settimana scorsa dal sindaco Decaro insieme al ministro della Giustizia Orlando, la terapia consiste nella concentrazione di tutti gli uffici giudiziari e dei tribunali nell’area occupata da due caserme dismesse, a San Pasquale. Rigenerazione urbana, risparmio di suolo, integrazione sociale, costruzione di un’opera pubblica su area pubblica attraverso una gara pubblica, sono aspetti senz’altro positivi del progetto che invece mancavano del tutto alla Cittadella della giustizia proposta dalla impresa Pizzarotti e bocciata senza appello dalla Corte di giustizia europea.
Ma, dicevamo, questa nuova terapia ha pure degli effetti collaterali. Due, innanzitutto:  1) un piano di vendita ai privati dell’ex ospedale militare Bonomo, per finanziare parzialmente le opere, che è  ancora troppo generico e preoccupa i residenti del quartiere i quali temono per le sorti di un ampio giardino che invece vorrebbero aperto al quartiere; 2) la sottrazione al quartiere Libertà di una funzione forte quale è la amministrazione della giustizia. È opinione generale che un trasferimento dei tribunali priverebbe il quartiere di una presenza decisiva sia sotto l’aspetto simbolico (presidio dello Stato, legalità, eccetera), sia sotto l’aspetto economico e sociale (scambio tra utenti e residenti, mercato immobiliare, attività commerciale indotta).
Tutto questo è  sufficientemente chiaro all’Amministrazione comunale che infatti, per limitare i danni e risarcire la perdita, conta di riutilizzare il vecchio palazzo di giustizia di piazza Enrico De Nicola come sede di uffici comunali, trasferendovi ripartizioni e assessorati oggi alloggiati in immobili in fitto. Dunque, una lodevole operazione-risparmio. O almeno così sembra. In realtà, due conti grossolani possono aiutarci a capire se davvero la spesa vale l’impresa.
Il palazzo di giustizia di piazza Enrico De Nicola, costruito nel 1964 su progetto di Pasquale Carbonara, vincitore di un concorso, è grande 33mila metri quadri. Gli uffici comunali da trasferire potrebbero essere solo quelli che attualmente occupano nove immobili privati, per una superficie totale di 7.410 metriquadri e nei quali lavorano 322 dipendenti comunali. Che peraltro, secondo i parametri della «spending review» oggi stanno piuttosto larghi, giacché spetterebbero loro non più di 5mila metri quadri. Insomma, il palagiustizia di piazza De Nicola sarebbe almeno cinque volte più grande del necessario.
È vero che i fitti delle sedi attuali pesano sul bilancio. Forse non sono i due milioni di euro all’anno di cui si è parlato, forse solo la metà, ma restano grosse somme quelle che si pagano per esempio alla M.c. Spa per il palazzo di via Abbrescia che ospita la ripartizione Urbanistica (25.410 euro al mese), oppure alla Curia arcivescovile per gli uffici del Traffico e dei Lavori pubblici in via Giulio Petroni (22.528 euro al mese).  Se proprio si volesse far migrare gli uffici al Libertà, spendendo molto meno, si potrebbe sfruttare l’ex Ospedaletto dei Bambini (occupato solo in parte dal Primo Municipio) e ristrutturare l’ex istituto Nautico.
Insomma, par di capire che la spesa non valga l’impresa. Nemmeno sul piano sociale, giacché i 322 impiegati e i loro utenti non sono paragonabili con le migliaia di persone che ogni giorno popolano i luoghi della Giustizia.
E poi si aprono altre domande. È vero che il palazzo di via Nazariantz è di proprietà dell’Inail, ma che ne sarà una volta svuotato? E che fine fa il progetto del nuovo palazzo del Comune progettato da Guido Canella e Michele Achilli (progetto già pagato) e inglobato nel piano di lottizzazione della Ferrotramviaria sul lungomare Vittorio Veneto?

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 14|01|2015, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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