Giochi all’Italiana

Da sinistra verso destra: Giovanni Malagò, Matteo Renzi e Ignazio Marino (Fonte foto: LaPresse)
Da sinistra verso destra: Giovanni Malagò, Matteo Renzi e Ignazio Marino (Fonte foto: LaPresse)

Giunta inesorabile come una condanna; è di ieri l’ufficializzazione della proposta di candidare l’Italia e Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024.

A nulla sono servite le esperienze pregresse che l’Italia può vantare in tema di organizzazione di grandi eventi: Mondiali di calcio di Italia ’90,  Olimpiadi invernali di Torino 2006 e Mondiali di nuoto di Roma 2009, solo per restare in tema di sport. Altrimenti potremmo annoverare ancora G8 della Maddalena 2009 ed Expo 2015.

Ora inizieranno a propagandare la solita farsa delle Olimpiadi volàno dello sviluppo e dell’economia e nessuno, o solo in pochissimi, ricorderanno che tra le cause del default della Grecia ci sono le Olimpiadi del 2004, o che i costi dei giochi olimpici di Londra sono quadruplicati rispetto a quelli previsti. Nessuno, o solo in pochissimi, diranno che la Regione Piemonte e il Comune di Torino, dopo aver finanziato nel 2004 le Olimpiadi invernali, sono, rispettivamente, tra le regioni e i comuni più indebitati d’Italia. Nessuno, o solo in pochissimi, ricorderanno che a Roma (già, proprio nella stessa Roma) lo scheletro strutturale di quella che doveva essere la vela di Calatrava che avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto del 2009, giace a fare scempio del paesaggio come monumento e, insieme, monito contro le dissennate politiche economiche e territoriali di questo Paese senza aver mai visto neppure l’ombra di un nuotatore. Solo un dato: il progetto iniziale di Calatrava prevedeva costi per 136 milioni di euro, oggi si prevede che per completare i lavori serviranno non meno di 700 milioni di euro. Nessuno, o solo pochissimi, ricorderanno, come ha fatto oggi su “il Manifesto” Massimo Franchi, che «buona parte degli arrestati e degli indagati dell’inchiesta mafia capitale erano presenti», quando il 5 marzo 2010, all’Auditorium della Musica di Roma, l’allora sindaco Gianni Alemanno presentò il progetto per i Giochi del 2020.

Persino il pur contestabilissimo governo Monti rinsavì difronte alla prospettiva dell’organizzazione di un evento di questa portata, potenziale incubatore dei peggiori vizi italici, con una scelta, per una volta, davvero saggia e sobria.

Cos’è cambiato nell’Italia del 2014 rispetto a quella del 2012 ci si chiederà. Poco o niente, a parte qualche personaggio mediatico.

Ma a ricordare e dire dei mali della politica e, più in generale, della società italiana si rischia di essere additati per “eversivi” (sic! Napolitano) o “gufi” (sic! Renzi). E allora meglio propagandare a tv e stampa unificate la conferenza stampa (con sorriso e ottimismo d’ordinanza, al fianco dell’ancor più sorridente Giovanni Malagò), con la quale il premier Renzi promette di «aiutare l’Italia, alimentare i sogni, provare sempre a vincere. Non dobbiamo rannicchiarci, l’Italia può vincere la medaglia d’oro. Ecco, con questo spirito annuncio che saremo a fianco del Coni perché l’Italia a settembre 2015 presenti la sua candidatura ai Giochi olimpici del 2024. […] e non lo faremo con lo spirito di De Coubertin, per partecipare: lo faremo per vincere».

Sì, proprio così: quello al suo fianco è lo stesso Giovanni Malagò già indagato e poi assolto per i Mondiali di nuoto di Roma 2009, lo stesso Giovanni Malagò che il 5 marzo, all’Auditorium di Roma presenziava in qualità di presidente del comitato organizzatore.

E non stupisce neanche che il Twitt-premier abbia l’ardire di annunciare la candidatura dell’Italia e di Roma proprio nei giorni dell’esplosione dell’inchiesta su “Mafia Capitale”. Ormai la sua tattica è chiara (Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano del 14 dicembre 2014 la definisce “Metodo Supercazzola”): presenziare in pompa magna quando e dove le cose vanno bene (vedi l’approdo a Genova della Concordia) o, almeno, non vanno poi così male; ritirarsi quando il naufragio è prossimo o è già avvenuto (a Genova e sul Gargano lo aspettano ancora dopo le alluvioni); riapparire e rilanciare con nuove fantomatiche sfide sistematicamente amplificate dalla stampa più “allineata” del mondo per scacciare quei titoloni che compromettono la propria immagine.

Il resto lo fanno gli italiani, la cui memoria cancella tutto in meno di un battito di ciglia.

E così, fin quando le facce, i nomi, gli strumenti nelle mani della magistratura e, soprattutto, l’etica pubblica rimarranno quelli che da decenni si perpetuano, sarà meglio continuare, sia pure a malincuore, a respingere l’idea di ospitare in Italia un qualsiasi grande evento.

PASQUALE PULITO

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