PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 12_11_2014

Il molo Sant'Antonio

Il molo Sant’Antonio (Fonte foto: http://www.pugliaevents.it/)  

Vanno sul mare per vedere e farsi vedere _ Lavori ai moli S. Antonio e S. Nicola

Dureranno un anno i lavori di manutenzione dei due moli del Porto vecchio: il molo S. Antonio e il più piccolo molo S. Nicola. Il Comune spenderà 290mila euro di soldi propri, a fronte di un finanziamento europeo di un milione circa di euro. La decisione presa nella giunta dello scorso 6 novembre capita nel mezzo del dibattito che si è riacceso sul rapporto tra la città vecchia e il porto, che è cosa ben più concreta della retorica del legame tra la città e il mare. Il dibattito non è nuovo, anche perché la questione non è mai stata affrontata di petto. Non citiamo ancora una volta Ludovico Quaroni impegnato per il Piano regolatore nel braccio di ferro con le autorità del porto e del ministero da cui uscì sconfitto mezzo secolo fa. Ma senza andare troppo in là nei ricordi possiamo chiamare a testimone l’architetto comunale Davide Cusatelli per il quale il luogo in cui “si evidenzia la segregazione e separazione funzionale pur nella contiguità fisica, è quell’area del nucleo antico a contatto con il porto e il fronte mare”. Cusatelli sa come vanno queste cose, a Bari almeno. E allora fa il decostruzionista alla francese e spiega: “Una completa permeabilità e sovrapposizione è funzionalmente e fisicamente impossibile, il problema è verificare se in alcune zone di passaggio, di frangia, nelle lacerazioni, nei bordi sia possibile una riconfigurazione urbana, intrecciando, facendone trama, riconversioni funzionali di manufatti preesistenti, edifici monumentali, nuove strutture di servizio per il porto e per la città”.

Queste considerazioni di Cusatelli hanno ormai una quindicina d’anni ma sono attualissime, alla luce della vicenda del cantiere delle Genio civile nell’area di Santa Chiara e della resistenza popolare che ha risposto lanciando l’idea del Parco del Castello, raccolta e fatta propria dalla amministrazione comunale (l’ha annunciato venerdì scorso l’assessora all’urbanistica Carla Tedesco). Ma se siamo andati a cercare una testimonianza così lontana nel tempo è perché Cusatelli è il progettista della sistemazione dei due moli oggi bisognosi di manutenzione. E quei progetti rientravano in un ragionamento largo sulla città vecchia e sulle opere avviate prima con i Piani plurifondo e poi proseguite (o meglio adulterate) con il piano Urban.

Un modo per affrontare di lato la questione della portualità, cominciando dalla parte trascurata mentre l’attenzione era tutta concentrata nel Porto Grande sui crocieristi e il grande affare di Marisabella. La missione dell’architettura, in questo caso, non si prestava ad equivoci: si trattava di sottrarre all’abbandono e al degrado due luoghi in cui sopravvivevano ostinatamente le attività dei pescatori – cioè lavoro e fatica – e di cui pure il turismo e i tempo libero avrebbero potuto fare un sol boccone. Per inciso diremo che il progetto di sistemazione del molo S. Nicola incontrò molte difficoltà anche per l’opposizione della Soprintendenza ai Beni architettonici, una netta chiusura che il Comune fu costretto a vincere nelle aule del Tar.

Il denominatore comune dei due interventi di riqualificazione firmati da Cusatelli, naturalmente diversi nelle strategie di composizione architettonica oltreché nell’uso dei materiali, si può riconoscere nell’idea potenziata di spazio pubblico. Sul molo S. Nicola “l’obiettivo – dice lo stesso architetto – è di creare un luogo che  consenta di passeggiare, sostare e acquistare i prodotti della piccola pesca, in condizioni igieniche idonee”. Sul molo S. Antonio invece l’obiettivo è più complesso. La copertura dei locali diventa un osservatorio avanzato sul mare, ma anche un punto di vista inedito verso la città. Un luogo per vedere e al tempo stesso da vedere. Per questo si può dire che l’idea progettuale è di un oggetto bifronte: verso il mare aperto mantiene la solidità opaca del muro a scarpa, tipico del molo, concluso in sommità dalla lunga terrazza; il lato che guarda alla terra, invece, viene risolto come un pezzo di città, con il lungo porticato scandito dalle colonne binate.

Perché i piccoli pescatori del molo S. Nicola non abbiano mai usato volentieri i banchi di pietra sotto il pergolato di legno, perché i pescatori di S. Antonio abbiano spesso trasformato le botteghe per la vendita del pesce in banali depositi: ecco le domande che con qualche profitto possono farsi gli architetti che oggi si scoprono insofferenti delle procedure della progettazione partecipata mentre ieri hanno lasciato che sindaci e assessori strappassero ai pescatori il ruolo del committente.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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