PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 08_10_2014

56544Viene prima la quercia o la pietra? _ Da piazza Massari a Santa Chiara un controllo popolare sui progetti

Viene prima la quercia o la geometria della pietra? Questione cruciale per gli architetti d’oggi, stretti tra l’artificiale e il naturale, tra il mito della costruzione e il totem del paesaggio storico. Mai avremmo però immaginato, con questo bel carico di questioni  teoriche, di ritrovarci di fronte il caso estremo e imbarazzante di piazza Massari. Già raccontarla, la faccenda, sembra complicato: sono storti gli alberi che si ostinano a spostarsi dal centro dei rispettivi alvaretti? Oppure sono le buche ad essere inadeguate agli alberi? Ancor prima di risolvere il dilemma, a Palazzo di città c’è chi ha dato la colpa ai muratori: «Non se ne sono accorti mentre lavoravano?» hanno detto, rimadando l’eco dell’ingenuo passante.

In realtà non ci sarebbe neanche bisogno dell’autodifesa dell’impresa appaltatrice per immaginare che le responsabilità sono da cercare altrove, nel progetto e nei suoi controllori. D’altra parte si tratta di un progetto passato al vaglio della Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio, che ha pure fornito prescrizioni, trattandosi di una piazza storica, nel centro storico.
Il sindaco Decaro dice di voler scovare i colpevoli della figuraccia: lo prendiamo in parola e allora gli suggeriamo una traccia di indagine. Poiché la Soprintendenza aveva raccomandato la salvaguardia delle vetuste querce – tutelate come un bene culturale – è stato fatto un rilievo delle piante? La Soprintendenza ha preso visione del rilievo? Il rilevo è allegato al progetto? Perché il problema è semplice: o il rilievo non esiste oppure c’era, ma è stato ignorato. In un caso o nell’altro la domanda va rivolta al tecnico comunale che ha firmato il progetto, al responsabile unico del procedimento che lo ha controfirmato, al tecnico della Soprintendenza che lo ha approvato ed eventualmente emendato e magari anche al direttore dei lavori. Fuori i nomi…

Non c’è più da fidarsi dei tecnici, verrebbe da dire guardando casi recenti e recentissimi, come il caso della nuova sede del Provveditorato alla Opere pubbliche in costruzione a Bari vecchia, di fronte al Castello normanno svevo. Un cantiere che forse non sarebbe mai stato aperto se i tecnici che dovevano sorvegliare sulla applicazione di un vincolo di rispetto dell’area di Santa Chiara non avessero smarrito il vincolo stesso e la sua memoria. Il Tar della Puglia ha fermato provvisoriamente le betoniere: deciderà nel merito la prossima settimana. Ma intanto possiamo dire che se l’eventuale errore dei tecnici è venuto a galla è perché una mobilitazione dal basso ha chiesto conto di quel che si andava facendo.

Certo, non basta che si riunisca un comitato di anime belle e disinteressate. È necessario che nelle istituzioni ci siano orecchie per ascoltare: la vicenda di piazza Cesare Battisti insegna che la Soprintendenza può anche autorizzare la distruzione di un giardino storico per costruire un lugubre lapidarium. D’altronde basta che ci sia la pietra. Magari si tratterà di sostituire la bocciarda otto con una bocciarda sedici (stiamo parlando della grana della superficie delle lastre di pietra): ma qui si vede l’architetto che sa ascoltare il «genius loci» che nell’orecchio gli ripete: pietra a gogo.

Ecco perché è necessario un controllo civile e popolare sulla trasformazione degli spazi pubblici. I laboratori di partecipazione servono a questo: non a raccogliere i desideri di pancia dei residenti (categoria antropologica quanto mai vischiosa), ma a far discutere i cittadini delle scelte che devono guidare il progetto. E allora nei laboratori di progettazione bisogna ascoltare anche le voci esperte, il  sapere diffuso nella società.

Il Comune di Bari non ha mai fatto attività di progettazione partecipata (a parte quella propaganda che in passato è stata spacciata per partecipazione). Si dovrebbe iniziare con la ex caserma Rossani. Se non sarà ridotta ad una piattaforma web, se funzionerà davvero, l’archistar Massimiliano Fuksas stia in guardia: per lui non sarà un pranzo di gala.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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