A proposito del DDL Lupi

Il giorno 24 luglio 2014, presso il MAXXI di Roma, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ciellino Maurizio Lupi ha presentato il disegno di legge in materia di governo del territorio recante Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana.

E’ questo il secondo disegno di legge urbanistica presentato da Maurizio Lupi. Il primo, il DDL 3519/2005, lo aveva presentato da Ministro del III governo Berlusconi. Allora il testo fu bocciato in Senato dopo essere stato approvato alla Camera anche grazie alla denuncia di autorevoli studiosi.

Anche questa nuova proposta non si segnala, a voler usare un eufemismo, per la sua bontà, tanto da indurre Paolo Maddalena (vicepresidente emerito della Corte Costituzionale) a parlare di una legge da «Lupi sulla città, qualcosa di spaventoso». L’urbanista, vice presidente e assessore alla qualità del territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente, è, se possibile, ancora più categorica: vede nel DDL Lupi «la punta dell’iceberg dell’analfabetismo dei principi fondamentali della Costituzione e del vivere civile».

Il dispositivo ripropone, infatti, molti dei peccati dell’originale proposta e di quel liberismo selvaggio che al coro di «ciascuno padrone in casa propria», in anni recenti, ha preteso di rilanciare il comparto dell’edilizia con l’unico effetto di distruggere il paesaggio, a partire dalla previsione contenuta all’art. 12, comma 1, di «diritti edificatori trasferibili e liberamente commerciabili». Insomma, in barba ad ogni pronunciamento da parte di autorevoli costituzionalisti si continua a perpetuare il criterio del riconoscimento ai proprietari di suoli di diritti edificatori che, ove non attuabili per la presenza, ad esempio, di vincoli, devono essere risarciti o compensati in modo congruo. E’, nel complesso, un disegno di legge che conferma le tendenze neoliberiste affermatesi in Italia e non solo.

A tal proposito, l’art. 8 è un distillato della “filosofia” che innerva l’intero disegno e, infatti, recita: «Il governo del territorio è regolato in modo che sia assicurato il riconoscimento e la garanzia della proprietà privata, la sua appartenenza e il suo godimento.»

E’ l’istituzionalizzazione del privatismo in urbanistica. E’ la negazione dei principi costituzionali sui quali dovrebbe fondarsi la società civile italiana.

L’art. 42 della Costituzione della Repubblica Italiana recita:

“La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto e di godimento e i limiti allo scopo di assicurare la funzione sociale e renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale.

La legge stabilisce le norme e i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.”

La proprietà non è quindi una forma di sovranità sui beni, ma un diritto che deve calarsi armonicamente nel più ampio contesto sociale e non contrastare con esso. Per il proprietario vi saranno, quindi, non solo diritti, ma anche doveri, che renderanno il diritto di proprietà non solo utile per il proprietario, ma anche per la società. In questo si esplica la «funzione sociale» della proprietà.

Il DDL Lupi, in maniera quindi palesemente incostituzionale, interviene a tutelare, garantire e cristallizzare la proprietà e la rendita immobiliare.

Ma l’intero testo si dimostra assolutamente inadeguato e, anzi, illegale.

L’art. 12, infatti, prevedendo l’esistenza di «diritti edificatori trasferibili […] e liberamente commerciabili», dimostra un’arrogante ignoranza dei principi costituzionali (come dimostrato giuridicamente e con piglio scientifico da Paolo Maddalena nel suo recente saggio Il territorio bene comune degli italiani) e di diverse sentenze del Consiglio di Stato (n. 5256/2012, n. 2222/2014, n. 6656/2012), che ne hanno inequivocabilmente confutato l’esistenza.

Ancora, l’art. 17, al comma 4, introduce l’assurdo principio secondo cui «qualora i proprietari […] non partecipino alle operazioni di rinnovo e non abbiano aderito alla formazione del consorzio, l’immobile potrà essere assoggettato alle procedure espropriative»; una disposizione quest’ultima che viola pure il basilare principio di uguaglianza dei cittadini e che riconosce e tutela, al contrario, la “grande proprietà” immobiliare e gli speculatori edili.

Certo, poi, non appare coerente con l’intento di emanare una legge di principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana la totale disattenzione per i centri storici.

Come, altrettanto riprovevole, appare la previsione di soppressione di quei «limiti inderogabili» stabiliti su tutto il territorio nazionale dal Decreto Ministeriale 1444 del 1968 che istituiva gli standard urbanistici.

Insomma, a cinquant’anni da Le mani sulla città di Francesco Rosi, il blocco del mattone è ancora affamato di piccole e grandi speculazioni e minaccia l’integrità del territorio e del bene comune attraverso un disegno di legge che, dichiarando di voler essere di modernizzazione, in realtà,  riporta l’Italia indietro agli anni ’50 e ’60 e la spinge definitivamente fuori dall’Europa, dove, lo sviluppo urbano si gioca sulla tutela e valorizzazione dell’ambiente, del paesaggio, della qualità della vita, sul contenimento e, in prospettiva, l’azzeramento del consumo di suolo.

Gli autori di questo blog, pertanto, accogliendo e condividendo l’invito lanciato sulle pagine di eddyburg.it a sottoscrivere l’appello in forma di Lettera aperta al Ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi, convocano i lettori a fare altrettanto. Per aderire inviare una email all’indirizzo mariapia.robbe@gmail.com.

L’appello, completo delle adesioni fin qui ricevute, è consultabile su Eddyburg.

 

 

PASQUALE PULITO

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Pubblicato il 06|10|2014, in Uncategorized con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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