PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 01_10_2014

padiglione 14 bis

Per il Bonomo appalto al ribasso e morti bianche _ L’ex ospedale verso il riuso

Ha solo 21 anni Umberto Di Cillo, manovale, quando precipita dall’impalcatura nel cantiere dell’ospedale militare Bonomo. Muore il giorno dopo, in seguito alla frattura della base cranica e della colonna cervicale, come informa la cronaca della Gazzetta il 7 febbraio 1935. La costruzione del Bonomo, dunque, è segnata da un gravissimo incidente sul lavoro: le indagini, rapidissime, non portano a nulla: «impossibile risalire e ricostruire le cause del sinistro», scrive l’assistente del Genio civile, Gaetano Spilotros in una comunicazione all’ingegnere capo del suo ufficio, l’ingegnere Domenico Minchilli, conservata all’Archivio di Stato. Ma è comunque possibile «accertare che l’Impresa, nell’esecuzione del detto lavoro aveva adottato tutti i provvedimenti e le cautele per garantire l’incolumità degli operai da lei dipendenti». Forse non proprio tutti, visto che un manovale ha perso la vita, ma il Genio civile esclude «nel modo più assoluto ogni responsabilità colposa da parte dell’impresa costruttrice».

L’impresa «Cav. Ing. Gabriele Bechelli» di Bologna aveva vinto l’appalto dei lavori con un ribasso dell’8,6% e da qualche parte aveva pur dovuto recuperare lo sconto di 421mila lire, se pochi mesi dopo l’occupazione della casermetta il generale di brigata Francesco Ravera chiede al Genio civile il risarcimento delle spese sostenute per lavori che ha dovuto affrontare d’urgenza: riparare i telai delle porte e i parapetti delle rampe della scala che «oltre al sistema costruttivo adoperato, abbastanza delicato per una scala destinata al continuo passaggio di truppa, non vennero neanche costruiti a regola d’arte».

La casermetta di cui si parla, in seguito indicata come padiglione 14, oggi è oggetto di un concorso di progettazione bandito dall’Agenzia del Demanio. In questo edificio che si affaccia su via Giulio Petroni, vuoto da anni, troveranno sistemazione l’ufficio periferico della Ragioneria dello Stato e l’Ufficio delle esecuzioni penali esterne del ministero della Giustizia. È un esempio apprezzabile di riuso del patrimonio edilizio pubblico, anche se del concorso e della nuova destinazione non era informato il Comune, che pure è  in trattative con lo Stato per ottenere gli immobili militari dismessi. Si era anche discusso, negli anni scorsi, di un possibile trasferimento proprio nell’ex ospedale  Bonomo della procura e di altri uffici giudiziari. Ma al di là della trasparenza dei rapporti tra Stato e Comune, questa iniziativa conferma che non è affatto necessario  consumare altro suolo per costruire nuove sedi di uffici pubblici: si può risanare e usare quel che c’è ed è abbandonato.  Ecco, magari in un altro padiglione del Bonomo potrebbe andarci il Provveditorato alle Opere pubbliche che invece sta costruendo la sua nuova sede davanti al castello normanno-svevo. Un cantiere ora bloccato, grazie all’azione di 35 associazioni che hanno chiesto al Tar di fermare quei lavori in un’area vincolata dallo Stato, a protezione della visuale del castello.

I tecnici chiamati a progettare la ristrutturazione del padiglione 14 del Bonomo dovranno misurarsi con le cautele imposte dal vincolo architettonico che grava sull’intero complesso. È un vincolo recente (il decreto porta la data del 20 dicembre 2013), apposto dalla stessa Soprintendenza che aveva «dimenticato» il vincolo di rispetto sull’area del castello. Un vincolo del 1930 che peraltro doveva essere ben noto all’architetto della Soprintendenza che segue la pratica, Emilia Pellegrino, anche perché è stato pubblicato nello stesso numero 51 della rivista «Storia della città» (Electa, 1989) in cui appare un suo saggio sul primo catasto geometrico-particellare.

L’ex ospedale Bonomo, progettato nel 1933 e realizzato fra il 1935 e il ‘36, è un edificio «ispirato ad un’architettura razionale», testimonianza di una corrente tipica dell’epoca fascista, «in perfetta sintonia – si legge nella relazione che accompagna il decreto di vincolo –  con una generale pianificazione edilizia, intesa a privilegiare nelle strutture destinate ad un pubblico servizio purezza di linee ed essenzialità d’impianto». In effetti, però, il progetto originario, a firma dell’ingegner Ettore Bianco del Genio civile di Bari, era ben diverso da quel che fu poi realizzato. Gli interventi del ministero della Guerra su piante, prospetti e scelta dei materiali furono pesanti e decisivi. Ma questa è un’altra storia.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...