PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 24_09_2014

Anni '70, il parco del castello in un disegno del gruppo Quaroni

Anni ’70, il parco del castello in un disegno del gruppo Quaroni

La lunga lotta di Quaroni ai poteri forti _ Il futuro di Bari, mezzo secolo fa

Se Quaroni non avesse incontrato tanti potenti avversari sul suo cammino, Bari oggi sarebbe assai diversa. Sarebbe stato abbattuto il teatro Margherita, per esempio. La ferrovia avrebbe preso tutt’altra strada e nel porto, a Marisabella, ci sarebbe un centro direzionale anziché un percheggio. E intorno al Castello, fino al mare, si vedrebbe un grande parco.

A Quaroni (al suo piano regolatore di Bari, tutt’ora vigente) vengono attribuite responsabilità che forse non gli appartengono. E anche chi sta lavorando al nuovo piano urbanistico cede ai luoghi comuni. «È stato un grande maestro – afferma Bruno Gabrielli – ma il suo piano ha aperto la città al suo territorio con un gesto troppo ampio e i problemi discendono da tale scelta. (…) Il piano fu concepito come un disegno senza che fosse stato posto il tema del progetto gestionale, con le sue regole e le sue modalità». Il punto di vista di Gabrielli è quello che afferma la supremazia dell’Estimo sull’Architettura, dei «meccanismi perequativi e compensativi» (dunque gli interessi privati) sulla immagine, la dimensione e la struttura della città (cioè gli interessi collettivi e pubblici). Al contrario, il fine di Quaroni era «ridare figura ed espressione di forma alla città attuale». E data l’inadeguatezza degli strumenti dell’urbanistica, la strategia per raggiungere quell’obiettivo era un disegno di grande respiro. Certo non più il disegno dell’architettura che «tende al controllo totale della città, come se fosse un unico edificio –  scriveva Quaroni nel 1967 – . Ma la mitica torre di Babele non arrivò mai a compimento».

E allora, altro che città metropolitana! Con decenni di anticipo sui corridoi transeuropei, mentre lavora al Piano di Bari ed è ancora dentro l’esperienza didattica al Mit, dove aveva insegnato accanto a Kenzo Tange, Quaroni concepisce la città come nodo di una autostrada che «dal Marocco percorresse tutta la costa mediterranea e attraverso la Sicilia proseguisse fino a Bari per attraversare l’Adriatico e puntare fino a Mosca». Il disegno sarebbe rimasto fra le curiosità di pochi studiosi se non l’avesse riproposto, la settimana scorsa al Politecnico, il professor Rocco Carlo Ferrari. Giovanissimo collaboratore di Quaroni (si era appena laureato a Firenze) Ferrari ha ricordato la sua personale esperienza accanto al maestro in un convegno organizzato dall’Ordine degli architetti di Bari e Bat.

Merito di Ferrari è aver ricostruito la vicenda barese di Quaroni avendo sempre presente lo sfondo politico e amministrativo di quel lungo lavoro. Ferrari ricorda, per esempio, le difficoltà nella consegna di una grande tavola unica a colori realizzata dalla ditta romana Sara Nistri. Era il disegno che prefigurava la versione definitiva del piano ma nessuno al Comune – né il sindaco né qualche assessore – volle prendersi la responsabilità di riceverlo. Alla fine fu consegnato al segretario generale, che non potè rifiutarlo. Era il 1968 e in quel disegno compariva per la prima volta il cosiddetto “ovale” del San Paolo contenente il centro degli scambi gomma-ferro; la ferrovia era ancora ruotata in maniera ortogonale, piegando verso sud per liberare la fascia centrale.  Quel disegno «ci costò  – ricorda Ferrari – anni di guerra e di lotte con l’ente delle Ferrovie dello Stato che non voleva neppure discutere un suo qualsiasi spostamento e con la proprietà fondiaria, preoccupata delle possibili ripercussioni sulla consolidata area centrale del Murattiano».

Braccio di ferro fu anche per il porto:  «Si combatteva la battaglia della colmata di Marisabella, per convincerli che un piano planovolumetrico, che loro negavano, era possibile, utile e soprattutto necessario alla città», ricorda Ferrari mostrando l’immagine del plastico di un grande complesso di servizi turistici e commerciali, al termine dell’Asse Nord Sud.  Ma chi comanda al porto ha sempre gelosamente conservato la propria dorata autonomia dalla città. Ad essa hanno dovuto arrendersi anche i redattori del nuovo piano urbanistico generale. Con l’Autorità portuale bisognerà tuttavia discutere se si vuol realizzare quel parco di cui si parlerà oggi pomeriggio all’Istituto del Carmine con l’assessora Carla Tedesco.  Un parco che il gruppo di Quaroni aveva già allora prospettato nei disegni che mostra oggi Ferrari: «Sul lato del Castello e di Santa Chiara – spiega l’architetto – il lungomare viene rettificato, annettendo i giardini del Provveditorato Opere marittime al Centro antico. Come si sta cercando di fare proprio in questi giorni, con una durissima e incerta battaglia».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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