PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 06_08_2014

DSC_0039Vincolo a S. Chiara perso e ritrovato nel baule dei segreti _ Guerra di nervi per il Comune

E il provveditore tacque. Nessuna risposta ufficiale finora alla lettera del sindaco Antonio Decaro che invita a sospendere i lavori di ampliamento degli uffici del Genio civile a Santa Chiara, di fronte al castello. Quel cantiere potrebbe essere un reato e il provveditore alle opere pubbliche per la Puglia e la Basilicata, l’ingegner Francesco Musci, è al corrente del rischio almeno da dieci giorni, da quando ha ricevuto un’altra lettera, questa volta partita dalla direzione regionale dei Beni culturali, in cui si conferma l’esistenza di un vincolo sull’area che circonda il castello svevo, un divieto di costruire che risale al 1930. E ora sta per essergli recapitata la diffida a bloccare i lavori che Decaro ha sollecitato alla direttrice regionale dei Beni culturali, Maria Carolina Nardella.

Ma la betoniera continua a girare. Anzi il cantiere procede a ritmo sostenuto, «come non s’era mai visto in un lavoro pubblico», fanno rilevare le 32 associazioni che già oggi potrebbero depositare un esposto alla Procura della Repubblica. Sarebbe un passo grave, forse irreversibile. Comunque una «sconfitta della politica»», come si dice. O meglio della pubblica amministrazione che sa prestare ascolto alla società civile, alla cittadinanza organizzata in associazioni e comitati popolari, ma trova difficoltà a dialogare con le potenti burocrazie periferiche statali.

Il caso viene sollevato lo scorso aprile da una petizione firmata da oltre 1400 cittadini. La notizia della protesta è diffusa sui giornali, sul web e nei tg; il comitato di Bari vecchia chiama in causa tutti gli enti coinvolti in una conferenza dei servizi di quattro anni prima. «Abbiamo tutte le autorizzazioni», dice il Provveditorato alle opere pubbliche. E la Soprintendenza, che aveva dato il suo benestare, ora tace. Passano tre mesi e non succede nulla (mentre il cantiere procede spedito) finché il nuovo assessore comunale all’Urbanistica, Carla Tedesco, docente dello Iuav di Venezia, non va a curiosare tra le carte per trovare quel vincolo statale: «Ero certa che ci fosse – dice – non poteva essere altrimenti: si tratta del castello svevo!».

Ma ora, attenti alle date. Il 17 luglio il Comune scrive alla direzione regionale dei Beni culturali per chiedere di verificare l’esistenza del vincolo. Il 21 luglio la lettera viene «girata» alla Soprintendenza. Il 25 luglio parte la risposta indirizzata al Provveditorato e al Comune: «a seguito di ricognizione nella documentazione dell’archivio storico di questa Soprintendenza, è stato ritrovato il decreto di vincolo di rispetto del 15  maggio 1930».
Ritrovato? Quasi un secolo dopo? La faccenda è stranissima, una roba da romanzo. E infatti ricorda l’inizio del «Manoscritto di Missolungi», di Frederic Prokosch: «Una sera di aprile di quattro anni fa, a un cocktail in via Sistina, mi trovai seduto su un divano accanto alla marchesa del Rosso. Era americana, nata Whitaker, e abitava in piazza Navona. Durante la conversazione accennò alle memorie scritte da Byron a Missolungi. Stupito, le confessai d’ignorarne completamente l’esistenza, aggiungendo con discrezione che la mia tesi di dottorato all’Università del Kansas aveva avuto come tema appunto Byron. La marchesa inarcò le sopracciglia, abbassò la voce e m’informò che queste memorie, per un caso fortunato, erano in suo possesso e si trovavano al sicuro in un baule nella soffitta di casa sua».

Ora, non è certo per caso che nel «baule» del Comune ci fosse traccia di quel vincolo. Ma perché nessuno l’aveva cercato lì dove doveva essere, cioè nel baule della Soprintendenza? Sfuggito quattro anni fa, perché è stato necessario attendere ancora quattro mesi (ed una lettera dell’assessore Tedesco) per mettersi a rovistare nell’archivio storico? Eppure, quell’archivio è stato setacciato anche nell’angolo più buio quando si è trattato di mettere in piedi la maxi-pratica del cosiddetto «vincolo diffuso» su Bari vecchia e i quartieri centrali della città. E parliamo solo di un anno fa.

Strano, che già allora non fossero state fatte le «verifiche tecniche» sulla cartografia che oggi si dicono avviate (e sono trascorse già un paio di settimane). Strano, se si guarda alla scrupolosa tempestività con cui la Soprintendenza barese è intervenuta a condizionare il concorso di via Sparano, i progetti delle piste ciclabili e addirittura la manutenzione straordinaria di via Argiro «tutelando» i cordoli del marciapiede.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato mercoledì 06 agosto 2014 su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 19|08|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Pasquale Pulito

    Dopo la nota della Soprintendenza che non ravvisa nessun impedimento alla prosecuzione del cantiere («le opere in progetto siano compatibili con gli obiettivi di tutela previsti dal decreto di vincolo in quanto non inducono rilevanti modifiche alle condizioni di godibilità del castello e quindi non arrecano pregiudizio alle stesse»), il sindaco di Bari Antonio Decaro risponde così sulla sua pagina facebook: «La vicenda della costruzione della palazzina di fronte al largo di Santa Chiara a Bari vecchia ha preso una piega che francamente ci lascia stupiti. Nonostante la presenza di un vincolo, constatato da tutte le parti chiamate in causa, la Soprintendenza ha avvallato il proseguo dei lavori. Riteniamo questo un atteggiamento insensato, che sicuramente non procede sulla strada del dialogo inter istituzionale che avevamo avviato, come si evince dalle numerose comunicazioni intercorse nell’ultimo mese, sia con questo ente sia con il Provveditorato alle Opera pubbliche, titolare dell’opera. Il Comune di Bari si è reso inoltre disponibile a individuare soluzioni alternative per l’allocazione di quegli uffici. Per quanto ci riguarda l’assetto urbanistico della città di Bari deve essere pianificato e deciso con le istituzioni competenti, in primis il Comune, e con i cittadini. La ricucitura del rapporto con il mare della nostra città è un obiettivo per noi imprescindibile e per il quale ci stiamo impegnando sin dai primi giorni del nostro mandato amministrativo. Per questo motivo continuiamo a ritenere inopportuna la costruzione di un palazzo in quell’area. Continueremo ad opporci con tutti gli strumenti a nostra disposizione.»

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