PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 16_07_2014

L'autografo di Michele Emiliano

L’autografo di Michele Emiliano

<No alla Cittadella ma era già tutto previsto> _ Emiliano: «Ho lottato da solo»

Ha vinto una battaglia che non avrebbe voluto combattere. La soddisfazione dell’ex sindaco Michele Emiliano dopo il verdetto della Corte di Giustizia europea che ha scolpito la parola fine sui titoli di coda del film «cittadella della giustizia» ha un costo politico. Lo dice lui stesso: «Le forze politiche che all’inizio mi avevano spinto, mi hanno poi abbandonato e così l’opposizione al progetto Pizzarotti è rimasta una faccenda tecnico-giuridica. E allora l’avversario può essere grande e grosso, ma quando un giudice amministra la giustizia, avviene un miracolo: succede un fatto di civiltà».

È la solitudine del vincitore che per una volta non ha maneggiato gli attrezzi del populismo (lo ammette lui stesso) e ha percorso un sentiero avaro di consensi. Se parlamentari come Maria Celeste Nardini e Giusy Servodio non gli hanno mai fatto mancare il sostegno «romano», è all’interno della sua stessa maggioranza di centrosinistra (in giunta e in consiglio) che Emiliano ha incontrato anche resistenze e tranelli. Assessori che si sono sottratti alle aule di tribunale dove erano stati chiamati a rendere conto dei loro carteggi «riservati» con i rappresentanti di Pizzarotti. E assessori, come Francesco Boccia, che si schieravano apertamente per la Cittadella e avversavano le critiche delle associazioni ambientaliste e della società civile: «Questa è una città – dice Boccia in una intervista pubblicata il 6 luglio 2005 – che, se non supera i conflitti molto spesso alimentati in maniera ingiustificata, non farà mai un vero salto di qualità». E perché sia raggiunto il bersaglio spiega: «Quelli che hanno in qualche modo emesso legittimamente una fattura per un proprio parere professionale o perché hanno l’ambizione di farlo in futuro, si tacciano e lascino al dibattito politico la responsabilità della scelta».

Sono questi messaggi un po’ sibillini a impedire a Michele Emiliano di trasformare in atto amministrativo quella decisione politica che proclama, anzi scrive su un foglietto con gesto teatrale il 18 ottobre 2006 durante un dibattito al Fortino: «La ricerca di mercato è revocata».  Dovrà invece aspettare fino al 4 febbraio 2008 per approvare la delibera n. 61.

Ma la vicenda kafkiana della Cittadella (così l’ha definita il prof. Aldo Loiodice, uno dei legali del Comune nel giudizio europeo)  è trasversale ai partiti. Anche il centrodestra mostra da subito divisioni e dissensi.

Il 18 dicembre 2003 si riunisce a Palazzo di città la giunta comunale. È pomeriggio. Oltre al sindaco, Simeone Di Cagno Abbrescia, sono presenti solo 6 dei tredici assessori. All’ordine del giorno c’è la presa d’atto del risultato della ricerca di mercato che il sindaco aveva bandito qualche mese prima. Esattamente a Ferragosto, periodo di vacanza, città deserta… La delibera n. 1045 riscuote solo cinque voti favorevoli. Si astengono il vicesindaco, Salvatore Tatarella, e l’assessore Filippo Melchiorre (entrambi di An). Perché i due si chiamano fuori? In realtà avrebbero dovuto addirittura votare contro, stando a quel che è apparso su «Puglia d’Oggi» il settimanale diretto da Salvatore Tatarella, il 28 novembre. «Procedura illegittima per la cittadella della giustizia»: suona così il titolo in prima pagina. L’articolo è ancora più chiaro:  «Meglio una concentrazione viva e diffusa nel quartiere Libertà – si legge – che una anonima e fredda cittadella lontana dalla città. Quanto alla ricerca di mercato, va sottolineata la illegittimità e l’anomalia di una procedura che non è prevista da alcuna normativa regionale, nazionale o comunitaria. Non è una gara di progettazione. Non è un appalto di opera pubblica, non è una finanza di progetto. Come si può pensare che attraverso questo pasticcio si arriverà alla costruzione della cittadella?».

Col tempo però Filippo Melchiorre cambia opinione, giacché ancora nell’ultima campagna elettorale il centrodestra (e Melchiorre è il candidato vicesindaco) ha sostenuto il progetto della Cittadella di Pizzarotti, ignorando che a bloccare il commissario ad acta non era  Emiliano, ma lo stesso Consiglio di Stato interpellando i giudici di Lussemburgo. Quei giudici che il 10 luglio scorso hanno stabilito essere la ricerca di mercato una violazione delle norme europee sugli appalti pubblici. «Per molto meno – scriveva ancora Tatarella undici anni fa su Puglia d’Oggi – la Procura della Repubblica di Bari ha aperto un fascicolo penale e sequestrato lo stesso palazzo di giustizia. (…) Quando si tenta di fare impicci come questo non solo si viola la legge, ma si fanno anche dei danni a tutta la città». Non è impossibile che allora l’articolo sia stato letto anche da qualche magistrato.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Annunci

Pubblicato il 16|07|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: