PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 18_06_2014

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Fuksas ruba a S. Nicola: Il murale di Collettivo FX nella Rossani

Perché Fuksas ha rinnegato la «sua» Rossani _ Un contratto imbarazzante

Michele Emiliano guarda Massimiliano Fuksas e dice: «Alla Rossani non si farà né il parcheggio interrato né l’auditorium. Solo un parco urbano con gli edifici vincolati da restaurare. Non un metro cubo di cemento un più». Fuksas di nero vestito, appollaiato sul velluto verde marcio della poltrona nello studio del sindaco, annuisce con aria meravigliata: «In nessuna città d’Italia si protesta perché qualcuno vuol piantare degli alberi, solo degli alberi!».

Ma guai a chiedergli perché abbia rinnegato l’idea con cui ha vinto il concorso «Baricentrale». L’archistar inarca il sopracciglio e taglia corto: «Il parcheggio e l’auditorium li ho messi nel disegno per rispettare il bando ma non ho nessuna intenzione di progettarli davvero». L’avesse detta non a Parigi o a Berlino, ma a Roma o a Venezia, una frase del genere non gliel’avrebbe perdonata nessuno, né giornalisti né colleghi architetti. A Bari, invece, si può. E questo ci restituisce tutta intera la misura della provincia in cui restiamo prigionieri.

È andata così, la settimana scorsa. Una sorpresa. Ma che le intenzioni fossero davvero così poco impegnative per l’architetto della Nuvola, dalla relazione al progetto non lo si può certo dedurre: il parcheggio interrato – si legge ancora oggi – è collocato nel limite nord dell’area «vicino alla nuova stazione centrale, con accessi carrabili dalle due vie perimetrali nord-sud del parco, e accessi pedonali vicini alla stazione». Rileggiamo le righe della relazione anche a beneficio di Fuksas che adesso sorvola sul punto però allora si è soffermato per un intero paragrafo sulle caratteristiche anche materiali dell’auditorium, la cui forma ellittica non è un capriccio, ma il risultato di un attento studio architettonico che «genera un volume dalle geometrie morbide che si contrappone volutamente alla rigidità degli edifici esistenti». L’auditorium, inoltre, «si posiziona concettualmente in asse rispetto alla stazione centrale» e la sua collocazione «esprime la volontà di sottolineare la nascita di una nuova connessione».

Ma ora è tutto cancellato, a sentire la promessa fatta all’unisono da Emiliano e Fuksas, sebbene la coerenza con l’idea vincitrice (e quel che essa contiene) è esplicitamente richiamata in quel contratto sottoscritto una settimana fa, dopo un imbarazzante andirivieni di copie corrette e modificate strada facendo. Un contratto (anzi due) che Emiliano nel faccia a faccia con il collettivo della ex Caserma Rossani ha mostrato di ignorare nei dettagli, scaricando la responsabilità sui funzionari che «interpretano sempre a modo loro quel che noi vogliamo fare» e poi assicurando di inserire postille nel testo, «altrimenti lo disconosco». Nessuno si è accorto, intanto che il laboratorio di progettazione partecipata è tecnicamente impossibile, essendo immutata la scadenza dei 45 giorni per la consegna del progetto preliminare.

Il futuro della Rossani, in ogni caso, ha preso la scena lasciando nell’ombra la sottoscrizione del secondo contratto, ben più succulento: quello per il masterplan dell’intera area di progetto, che consiste nella collina artificiale sul fascio dei binari, ma anche in un milione e 300mila metri cubi di edilizia residenziale privata, tutti extra rispetto alla grande eccedenza del piano regolatore.

In questa vicenda si corre seriamente il rischio di alimentare quella diffidenza (ben descritta dall’antropologo Franco La Cecla) già radicata verso l’architettura come scienza «superflua» se non «dannosa» e addirittura «nemica» del benessere cittadino quando si mostra per essere un sapere al servizio del potere. E si corre concretamente il rischio di promuovere un ingiusto e inopportuno referendum su Massimiliano Fuksas, soffiando sul fuoco del disprezzo popolare verso un architetto di valore, al di là delle contestabili scelte fatte a Bari. Infine, si corre il rischio di contrapporre la sicurezza di una politica efficientista e pragmatica alle insicurezze di una apertura utopica a nuovi scenari sociali e creativi, quale è l’esperienza sviluppata negli ultimi cinque mesi all’interno della Caserma Rossani. Una esperienza che – comunque – ha costretto il Comune e Fuksas a rinunciare al parcheggio interrato e all’auditorium. Almeno per il momento.

I movimenti urbani non sono eterni. Durano molto o poco, prendono la strada dell’azienda oppure si chiudono nella sfera autoreferenziale oppure diventano altro ancora. Ma producono in ogni caso uno spostamento di senso delle cose e delle parole che rimangono sulla scena politica. Così si installano e prendono forma concetti nuovi come «bene comune» e «progettazione partecipata». Idee e pratiche, forme inedite del diritto di cui la città non possiede ancora una esperienza. Ma che sarà inevitabile.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 18|06|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. della serie: come la fai e la fai, la sbagli

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