PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 21_05_2014

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Corte di giustizia europea

Il paradosso antieuropeo della Cittadella _ Wahl: “Violate le norme su appalti”

La Cittadella della giustizia di Pizzarotti è una violazione delle norme europee sugli appalti pubblici. E il Consiglio di Stato può riparare ai suoi errori da sé, senza farselo ordinare da un giudice europeo. A questa conclusione è giunto Nils Wahl, l’avvocato generale della Corte di giustizia europea ed è questa la decisione che, nel suo ruolo di procuratore, “consiglia” ai giudici di Lussemburgo che dovranno pronunciare la sentenza, dopo l’estate.

Quale che possa essere il verdetto, resta lapidario il giudizio del giurista dell’università di Stoccolma sulla vicenda barese: “paradossale”. Proprio con queste parole Nils Wahl inizia le 36 pagine delle sue conclusioni nella causa C-213/13: “Il progetto di creazione della nuova cittadella della giustizia di Bari (…) è stato, in maniera quantomeno paradossale, oggetto di un ampio contenzioso”.

Lo svedese deve aver avuto non poche difficoltà a capire perché si sia trascinata per un decennio abbondante una guerra di carte bollate su una questione che ai suoi occhi appare invece chiarissima: “Un contratto di locazione di cosa futura (con le caratteristiche della cittadella della giustizia) deve essere qualificato – scrive – come appalto pubblico di lavori”. Dunque la ricerca di mercato è violazione delle direttive europee sulla trasparenza e la libera concorrenza, come affermano il Comune di Bari e la Commissione europea di Bruxelles. E come sin dall’inizio sostenevano coloro che hanno contestato la procedura indetta dal sindaco Di Cagno Abbrescia nel 2003 e che hanno dovuto difendere (sempre vittoriosamente) la loro fondata opinione e la legittima libertà di critica nelle aule di tribunale, in cui sono stati trascinati da numerose querele.
Ma altrettanto paradossale è che alcune forze politiche e candidati sindaci (ad eccezione di Paccione e Decaro) mostrino di non sapere nulla della causa in discussione a Lussemburgo e promettono in caso di elezione un via libera all’impresa di Pizzarotti, come se questo non dipendesse solo, oramai, che dalla scelta dei giudici italiani di non fermarsi, pur sapendo di andare contro il diritto dell’Unione.

Come è possibile? Facciamo un passo indietro: il processo europeo (che la Pizzarotti ha tentato inutilmente di fermare) è stato suscitato dal Consiglio di Stato, per reagire alla procedura di infrazione aperta contro l’Italia dalla Commissione europea che ha accolto un ricorso del Comune di Bari. I giudici di Palazzo Spada allora si sono rivolti alla Corte europea chiedendo: 1) il contratto di affitto della cittadella della giustizia rientra tra i casi di esclusione dall’obbligo di indire una regolare gara d’appalto? 2) in caso negativo, la sentenza italiana, passata in giudicato, è da considerarsi nulla?
Prima di rispondere, l’avvocato Wahl richiama quello che definisce un parametro chiave: “Obiettivo principale della normativa dell’Unione in materia di appalti pubblici – scrive – è eliminare le restrizioni alle libertà fondamentali e favorire una concorrenza effettiva”. Dunque, prima ancora che i codici, chiama in causa la cultura che sta alla base dell’idea stessa di Europa: uno spazio economico e civile posto al di sopra della competizione fra gli Stati membri, con i loro interessi particolari. Quelle “libertà fondamentali” sono fatte della stessa materia delle direttive sulla gestione del territorio, dalla Carta di Lipsia sullo spazio europeo alla Carta di Firenze sul paesaggio. E da questo punto di vista, l’aspetto del consumo di suolo che la Cittadella della giustizia comporterebbe, per giunta con una variante urbanistica per rendere edificabile un suolo agricolo privato, è tutt’altro che marginale. Diremmo anzi che è essenziale.

Sulla seconda questione, e cioè il cosiddetto “principio di intangibilità della cosa giudicata”, il professor Wahl sposa in pieno gli argomenti del Comune di Bari (assistito dalla propria avvocatura e dai professori Aldo e Isabella Loiodice): “La sola cosa definitivamente giudicata dal Consiglio di Stato si riferisce all’obbligo imposto al Commissario ad acta di concludere la procedura di ricerca di mercato. Nulla, a priori, consente di escludere che la conclusione di tale procedimento (…) possa assumere la forma dell’avvio di una nuova procedura di aggiudicazione nel rispetto delle regole dell’Unione in materia di appalti pubblici”.
E allora, può il Consiglio di Stato ripensarci? E perché no?, osserva Wahl: “In definitiva si tratta per il giudice nazionale di privilegiare, nel dare esecuzione alle decisioni giudiziarie che si prestano a più interpretazioni, quella che garantisce che l’amministrazione agisca conformemente al diritto dell’Unione”. Insomma, basta essere un po’… europei.

E se invece il Consiglio di Stato desse via libera alla Cittadella?. In quel caso l’Italia dovrebbe pagare a Bruxelles una onerosa multa per la infrazione comunitaria e il Comune di Bari – precisa Wahl – potrebbe chiedere un risarcimento danni, allo Stato italiano. Qualcuno ha fatto i conti di quanto costerebbe all’Italia una Cittadella privata per cui pagare anche l’affitto per 18 anni?

Paradossale, no? Per favore, non ditelo a Wahl…

 

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 22|05|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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