PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 30_04_2014

Il Poliba Student Center

Il Poliba Student Center

Fra legno e vetro un monumento alla città densa _ Il Poliba Studen Center progettato da Netti

Ha un nuovo, monumentale ingresso il Politecnico di Bari, grazie al Poliba Student Center che si è inaugurato ieri mattina.
La leggerezza della superficie di legno e vetro e il minimalismo delle forme dovrebbero suggerire tutt’altra idea, ma è «monumentale» la nuova costruzione perché comunica i compiti attribuiti oggi all’architettura e all’ingegneria, cioè i due saperi in cui si incarna il Politecnico. È quasi un manifesto, una dichiarazione degli obiettivi urgenti del progettare la trasformazione della città contemporanea e che si possono riassumere nei concetti di densificazione, riuso, partecipazione.

Il lettore dirà: tutto questo in un semplice Student center? Vediamo.

1. La densificazione: per la costruzione, che offre aule per oltre 650 metri quadrati, non si è consumato neanche un centimetro quadrato di suolo poiché essa è stata realizzata all’interno dell’involucro già esistente dell’edificio delle grandi aule, nella ex facoltà di Ingegneria, riorganizzando i percorsi di accesso, demolendo alcuni volumi provvisori e  chiudendo i vasti e inutili ballatoi.

2. Il riuso: la maggior parte della costruzione è a secco, dunque smontabile in parti che si potranno facilmente riciclare.

3. La partecipazione: al progetto dello student center hanno partecipato direttamente gli studenti, cioè i veri destinatari. Il patrimonio immobiliare, tanto del Politecnico quanto dell’Università, è considerevole ma chissà per quale motivo gli studenti non hanno mai avuto spazi agevoli per studiare, costretti ad arrangiarsi nelle biblioteche oppure nelle aule di lezione, spesso durante le lezioni altrui. Lo student center del Politecnico è la prima risposta concreta a questo bisogno ed è anche il primo atto di un programma di dotazione di servizi all’interno del campus: il Poliba Elements.

Il progetto è tutto interno al Politecnico. È firmato dal professor Lorenzo Netti, con la collaborazione degli architetti Graziana A. Cito e  Michelangelo Pinto e degli ingegneri Antonio Romano per le strutture e Angelo Gentile per gli impianti. La direzione dei lavori è stata affidata al professor Francesco Paolo De Mattia e l’esecuzione alla ditta Simet spa. Ma, come accennato, lo student center è il frutto di un laboratorio di progettazione che ha coinvolto studenti e (ormai) neolaureati: Roberto Carlucci, Nicola D’Auria, Rossella Ferorelli, Michele Mancini, Andrea Paone, Maria Piepoli, Maria Luigia Sasso, Marianna Volsa e Giuseppe Volpe.

Si può dividere in tre parti, questo progetto. Al piano terra, al di sotto del porticato, una «scatola» rossa ospita il punto di primo soccorso e un vano tecnico. Al primo piano c’è la grande aula di studio interamente vetrata e protetta da una doppia facciata in doghe di legno che svolge anche la funzione di frangisole. La facciata, sospesa, è sorretta dalla scala di emergenza che, posta sul lato più vicino all’ingresso da via Orabona, ha assunto forma e significato che vanno ben oltre la banale funzione di sicurezza. Allo student center si accede anche attraverso un’altra scala, sul lato opposto, realizzata nel porticato e che garantisce un accesso indipendente dalle altre attività accademiche. Una scala di acciaio e legno, larga quanto tutto il fianco dell’aula, come un coperchio aperto, rafforza l’idea di una scatola inserita nel ballatoio. Al piano superiore, le altre due aule sono ricavate in un volume più arretrato rispetto al fronte che non abbisogna perciò della doppia facciata.

La qualità di un’opera di architettura non consiste né nella giusta misura della composizione né nell’innovazione dei materiali e nemmeno nella economica corrispondenza con le richieste della committenza. Un’opera di architettura è importante, assume cioè un valore straordinario quando cristallizza in sé il senso del proprio tempo, è testimonianza dalla propria attualità. Come, appunto, è lo Student  center che si mette in dialogo con l’architettura esistente e ne dimostra le  risorse custodite nella composizione modulare, in cui le misure ricorrono senza capricciose variazioni, cosicché gli spazi si dispongono ad accogliere nuovi volumi, nuova architettura che non si mimetizza ma dichiara onestamente la propria identità contemporanea. Da questo punto di vista, lo student center è una metonimia della futura, possibile e necessaria metamorfosi della città «a scacchiera»: del borgo murattiano e soprattutto della sua estensione nel quartiere Libertà.

 

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato ieri su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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Pubblicato il 30|04|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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