PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 23_04_2014

Psicopatologia dell’ente pubblico e beni comuni _ Rossani, un intrico di delibere

rossani d'epoca

La ex Caserma Liberata in una foto d’epoca

Chiamate lo psicopatologo della Pubblica amministrazione! L’ipotesi della irrealtà si è incredibilmente avverata e i laboratori di progettazione partecipata sulla ex caserma Rossani sono in effetti due (se non tre). Avevamo immaginato, temendo, qualcosa del genere in Piazza Grande del 2 aprile scorso («Fuksas l’archistar fra la Rossani e le baruffe baresi») e ora ne abbiamo la conferma.

Ecco come stanno le cose. Il 15 aprile scorso la Giunta comunale approva una delibera con cui avvia un «percorso partecipativo di cittadinanza attiva per la individuazione condivisa di ipotesi di rigenerazione urbana». Insomma, il Comune, di fronte alle numerose attività realizzate all’interno dalla Rossani dal 1º febbraio per iniziativa di diversi gruppi che si confrontano nel collettivo, mette in moto un laboratorio urbano che dovrà concludersi entro il 31 dicembre, previa «Intesa di collaborazione tra la civica amministrazione e la cittadinanza attiva».

Dunque, il progetto di Fuksas è accantonato? Neanche per sogno. Nel frattempo, infatti, gli uffici comunali lavorano all’affidamento della progettazione dell’area Rossani a Massimiliano e Doriana Fuksas. Senza aver bisogno di informare o consultare la Giunta. Le cose stanno più o meno così: un anno fa (il 29 maggio 2013) l’ingegner Montalto e l’architetto Curcuruto (a capo, rispettivamente, delle ripartizioni Lavori pubblici e Urbanistica) scrivono una lettera al sindaco anticipando l’intenzione di «affidare l’incarico al gruppo vincitore del concorso Baricentrale, secondo gli indirizzi della giunta in merito anche alla progettazione partecipata», come indicato nelle delibere 477 del 2012 e 293 del 2013. Il sindaco Emiliano un mese dopo (esattamente il 28 giugno 2013), dà il proprio benestare in calce alla stessa lettera dei due dirigenti, che a quel punto vanno avanti per la loro strada.

Ora, come è possibile che l’ultima delibera, quella proposta dall’assessore Titti De Simone, faccia riferimento alla stessa delibera (293/2013) invocata da Montalto e Curcuruto nella loro lettera? Da un medesimo atto possono nascere due laboratori urbani concorrenti? Sarebbe stato il caso di chiarire nell’ultima delibera che l’affidamento della progettazione a Fuksas (per la Rossani) viene annullato. Ma di tutto questo non c’è traccia nella delibera proposta dall’assessore al Patrimonio e forse De Simone non è mai stata informata del carteggio intercorso tra sindaco e dirigenti un anno fa. Ma Emiliano avrebbe dovuto ricordarlo.

L’ultima delibera, comunque, è stata immediatamente rigettata (tra l’altro perché non riconosce che un laboratorio urbano nella Rossani sta già lavorando) dallo stesso collettivo della ex caserma Liberata, al quale sembra indirizzata. Il vicesindaco Pisicchio la considera una «ingratitudine». L’assessore De Simone invece si dice stupita e pronta a chiarire le intenzioni dell’amministrazione che ha preso a modello l’innovativo «regolamento di Bologna». E però poi spiega alla Gazzetta che un atto amministrativo non si può discutere con il collettivo.
Ecco: il difetto di questa delibera – a parte l’incoerenza con altri atti  – consiste nella concezione verticale della democrazia, tutta risolta nella legittimazione della delega. Eppure la delibera De Simone rimanda in premessa all’articolo 118 della Costituzione, che sancisce il principio della «partecipazione» di tutti i cittadini alla attività di carattere amministrativo, sulla base del principio della «sussidiarietà». Che vuol dire? «Che i cittadini, anche se formalmente fuori delle Pubblica amministrazione – spiega il giurista Paolo Maddalena – sono idonei, in quanto parti strutturali della comunità politica alla quale appartengono, a porre in essere un’attività amministrativa diretta a soddisfare interessi generali e non interessi puramente individuali».

Maddalena, magistrato della Corte dei Conti e poi giudice costituzionale, è l’autore di un recente libro  intitolato «Il territorio bene comune degli italiani» e pubblicato da Donzelli. La sua ricerca è illuminante e fa piazza pulita di tanti luoghi comuni sulla «responsabilità» nella gestione dei beni comuni. «Il principio di sussidiarietà – sostiene – esprime la sua valenza non solo in caso di inerzia della Pubblica amministrazione (…) ma anche in ordine al principio della maggiore efficienza degli interventi. In altri termini, se una certa azione può essere esplicata con maggiore immediatezza ed efficacia da cittadini, singoli o associati, si deve ritenere, a nostro sommesso avviso, che spetta a questi ultimi agire».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Pubblicato il 23|04|2014, in Piazza Grande con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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