Spazi urbani_incontro con il paesaggista

Gilles Clément

Gilles Clément nel parco dell’ex Casema liberata

«Rossani, il giardino planetario» _ Gilles Clément visita la ex caserma: per Bari può essere la carta vincente del futuro

«Bari ha qui il suo atout, se saprà giocarlo bene, sarà la sua carta vincente!». Non ha dubbi, al termine di una passeggiata che, in tre ore, si è trasformata in una attenta perlustrazione. Gilles Clément, il grande paesaggista francese, teorico del «Terzo Paesaggio» che ha mandato in soffitta la tradizione dei giardinieri municipali per allevare i nuovi «giardinieri planetari» è entusiasta della ex caserma Rossani.

«Non ho mai visto nulla del genere!», esclama. E rincara la dose: «Non conosco in tutta l’Europa nessun altro posto come questo. Così vasto e proprio al centro della città. Questo è il luogo ideale per cominciare a cambiare il modo di pensare: è un luogo forte che spiega chiaramente come le costruzioni abbandonate diventino rovine mentre la natura abbandonata è già una foresta che nasce. La Rossani è davvero importante perché può diventare un luogo di pedagogia per tutta la popolazione».

Domenica scorsa, mattina. Gilles Clément , ospite delle Manifatture Knos a Lecce, accetta l’invito dei gruppi che piantano orti sociali e un bosco urbano nella ex caserma, aperta alla città dal 1º febbraio scorso. Una visita organizzata in poche ore eppure lo accolgono circa duecento persone, molti architetti e paesaggisti e studenti per i quali Clément è veramente un maestro.

Inizia la passeggiata ma ad ogni metro è una sosta: qui c’è un lotus che gialleggia nell’erba, lì un vebascum flococus, a destra una scabiosa dai fiori viola e a sinistra un aglio selvatico. Quando Clément si avvicina a una inula viscosa non può fare a meno di ripulirla dalle parti secche. Qualcuno nel gruppo che lo segue fa lo stesso e ne nasce una lezione estemporanea di giardinaggio su quella che per molti, fino a quel momento, era solo una «erbaccia».

La natura che si installa negli interstizi dell’abbandono della città è il regno della complessità biologica. «Un tesoro inestimabile» per Clément che lascia le riserve naturali alla «autoconsolazione di chi è sopraffatto dai sensi di colpa» e non si rende conto che «la contaminazione è planetaria, non ci sono isole felici». Il cadmio e lo stagno che i militari hanno lasciato nel terreno della Rossani sono gli stessi che ritroveremo prima o poi sui ghiacciai ad alta quota, perché «siamo tutti nella stessa acqua».

Clément affronta con un sorriso chi gli parla di pini ed eucaplitus piantati negli anni Venti a scopo ornamentale o retorico o per la bonifica delle paludi ed ora diventate pervasive, come l’ailanto rigoglioso sul tetto di un capannone. «Ma non esistono piante… fasciste», dice con sconfinata dolcezza. Poi si ferma su un pavimento sollevato dalle radici di un eucaliptus: «A Parigi – racconta – nel cortile di una scuola le radici sono state ricoperte d’asfalto perché, si diceva, i bambini potevano farsi male cadendo. È paradossale pensare che asfaltiamo la natura perché è… pericolosa!».

Il gruppo dei visitatori si spinge fino all’ampio campo dove sono state piantate le prime querce del bosco urbano. Qualcuno enumera le varietà: «C’è anche una quercia vallonea», dice temendo che agli occhi di Clément l’idea di piantare alberi possa apparire una forzatura dell’umano sul vegetale. Avremo fatto male? si chiedono i giovani della Rossani. Ma lui rompe la tensione: «C’est magnifique!». E poi confida di avere anch’egli una quercia vallonea a casa sua, nella regione del Limousin. «Possiamo decidere – rassicura Clément – di approfittare della ricchezza del Terzo Paesaggio per trasformarlo. L’importante è che si vada verso l’energia della natura, rinnegando l’uso delle “armi” della chimica».

La passeggiata con Clément termina nella libreria sociale «Pavlos Fyssas». Sergio, uno dei liberatori della Rossani, chiede al professore: «Come immagina che questo posto possa ispirare un progetto?». «Conviene fissare le priorità – risponde Clément -. La prima è l’uso dello spazio con l’accordo della popolazione che partecipa. La seconda è decidere quali spazi costruiti conservare e quali no. È una scelta difficile, ma va fatta presto».

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Pubblicato il 15|04|2014, in Uncategorized con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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