PIAZZA GRANDE di Nicola Signorile | 02_04_2014

FIKFuksas l’archistar fra la Rossani e le baruffe baresi _ Il giallo della progettazione partecipata

Ora è il turno di Fuksas. Dopo Gae Aulenti e David Chipperfield, anche Massimiliano Fuksas rischia di rimanere impigliato nelle baruffe baresi. A Gae Aulenti non riuscì di portare a termine ben due progetti: quello della Galleria d’arte contemporanea a Villa Capriati e quello del museo archeologico a Santa Scolastica. Entrambi i progetti sabotati dall’interno della stessa Amministrazione provinciale. David Chipperfield è stato tirato dentro la faccenda del Margherita e gli è stato chiesto di trasformare un teatro in museo. Lui, riluttante ma generoso di idee, nonostante l’assurdità dell’incarico ricevuto non si sa bene da chi: dal Comune di Bari oppure da una fondazione privata napoletana oppure da un «delegato» del sindaco che si adopera per lo sfortunato progetto.

Ora dunque tocca a Massimiliano Fuksas, che pure ha avuto in passato ruvidi contatti con Bari. Gli capitò di essere invitato dall’allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia ad una passeggiata (con Bohigas e Buffi) in riva al mare per pensare qualcosa di straordinario per Punta Perotti e  la costa sud. Ma non se ne fece nulla. Poi gli capitò di partecipare al concorso di progettazione della nuova sede del Consiglio della Regione Puglia in via Gentile. Contava sull’esplicito appoggio di Di Cagno Abbrescia, ma uscì da quella gara umiliato e offeso, al punto da tentare in tutti i modi che non venisse pubblicato nemmeno un suo disegno. E adesso si ritrova vincitore del concorso internazionale «Baricentrale». Ma corre il rischio di partire  con il piede sbagliato, iniziando dall’area della ex Caserma Rossani aggiunta solo ai tempi supplementari all’ambito del concorso e quindi accessoria rispetto all’idea forte della collina verde che dovrebbe rivestire il fascio di binari, ma anche rispetto all’area intorno al Conservatorio e alla stazione di Bari Scalo, che offre poderose occasioni immobiliari.
La occupazione/liberazione della Rossani, due mesi fa, ha però sparigliato il gioco. Gli schizofrenici segnali che arrivano dal Comune circa alla «progettazione partecipata» per la rigenerazione dell’area della ex caserma Rossani ci impediscono di capire a chi verrà affidata questa attività.

Sarà affidata al collettivo che ha riaperto alla città otto ettari di spazio pubblico in totale abbandono? È quel che si può intendere dal comunicato ufficiale del sindaco (17 marzo 2014): «…è un modello nel quale abbiamo sempre creduto, un meccanismo di progettazione sano, una vera e propria sperimentazione fatta con alcuni cittadini che hanno preso l’iniziativa di custodire un bene abbandonato». E ancora: «… creare un’animazione del luogo che ci consenta di sviluppare una progettazione perché quello stesso entusiasmo e la restituzione dell’area all’uso pubblico sono propedeutici non solo alla socializzazione ma alla progettazione di ciò che nascerà». E questo «corrisponde a quanto immaginato anche dal concorso Baricentrale che prevede anche un processo di progettazione partecipata».
Oppure la progettazione sarà affidata all’architetto Massimiliano Fuksas, come previsto da un contratto non ancora perfezionato, ma confermato dall’assessore comunale ai lavori pubblici? Infatti Marco Lacarra dichiara alla Gazzetta, il 25 marzo scorso: «L’Urban Center è un progetto per il recupero di una porzione dell’area da destinare a giardino, e per la riqualificazione di quello che era lo spogliatoio dei campi da tennis della ex caserma, con interventi di messa in sicurezza e realizzazione di impianti a norma (650mila euro di lavori previsti), per la creazione di un laboratorio di progettazione urbana partecipata, il cui coordinamento sarà affidato a Fuksas. Lungaggini burocratiche non ci hanno ancora permesso di partire, ma lo faremo presto perché per noi resta l’unica via percorribile per capire quali sono le necessità della città e quindi cosa realizzare all’interno della ex caserma Rossani. Nel frattempo, siamo in dirittura d’arrivo anche per il progetto di riqualificazione dell’edificio centrale».
Uno psicopatologo della pubblica amministrazione potrebbe anche suggerirci l’ipotesi che di laboratori partecipati se ne facciano due: quello del collettivo e quello di Fuksas. Ma sarebbe davvero troppo e comunque alquanto imbarazzante per l’archistar. Né ci sembra praticabile l’idea di unire le due cose. Ricordiamo infatti l’indispettita reazione di Massimiliano Fuksas alll’uscita del film di Citto Maselli «Le ombre rosse», nel 2009: «Con stupore e amarezza, noto che Maselli ha dato vita nell’ultimo dei suoi film a un personaggio che rimanda al sottoscritto. Personaggio non propriamente edificante». Il film racconta le vicende di un centro sociale occupato a Roma, in cui un architetto famoso e di sinistra propone un progetto di ristrutturazione da realizzare con la «partecipazione» degli occupanti: arriva con i disegni, i diagrammi e le slide ma la sua performance finisce malissimo, fra le contestazioni. Fuksas si riconobbe (e fu da tutti riconosciuto) nel personaggio. E si offese tanto. Anche perché nel frattempo lievitavano a Roma le polemiche sul centro congressi dell’Eur, da lui  progettato, e soprattutto sulla «Nuvola», la grande sala sospesa. Doveva essere inaugurata nel 2010 ma ancora oggi è un’opera incompiuta, costata  276 milioni di euro.
«Resterà incompiuta, questa storia finirà in tribunale, come ogni cosa in Italia», assicura Fuksas al Fatto Quotidiano, pochi giorni fa. Che è successo? Che l’Eur Spa, l’ente pubblico che gestisce il cantiere, ha deciso di liquidare l’archistar e di non assegnargli la direzione artistica per quest’anno. «Non sono stato licenziato – protesta il maestro – non sono mica un dipendente, non mi hanno dato la direzione artistica per il 2014. Poi, dopo la comunicazione, mi hanno chiesto di lavorare gratis. Io posso pure farlo, ma devono pagare i miei ingegneri e gli architetti – sottolinea   – perché la direzione artistica significa: controllare i lavori, fare modelli, simulazioni tridimensionali, 4500 disegni, avere una quarantina di persone che lavorano sul progetto».
Fuksas  alla fine potrebbe anche togliere la firma all’opera: «Vedrò come andranno avanti i lavori, se fanno pasticci è possibile», avverte. Poi pensa a Bari, alla Rossani occupata e forse teme di ritrovarsi  nei panni del personaggio di Maselli. Più un presagio che una parodia.

NICOLA SIGNORILE

(pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno)

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